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iLONGIII.
LA TEORICA *
DELLA
CALCOGRAFIA.
i
—
CAROLINA AUGUSTA DI BAVIERA
ecc. ecc. ecc.
?on> wadùo, ma ^aùccodo lav oro e frutto de lwi?^/ie> m&dàa^com a^io^c^tate a ^u'a lcm= fwaòtca noi foaòòam /a nu'a ^irc^^^'ono & ne/l idfoaMVù la ^coveo^Mo & yu^to, cl& co fvow^o dMo ^f/ù aou^it^ do ^poòbccc qMdcccóIco^ mode/lo de ?Acw'& w-orùLo & Aa^/ca ^iraòeùùrcc& dello aùlo d&ll am&?va iMwaòura &
' cvrfc M
nutritine ^ui edfiodtc dono lo Me^lc, co/Io petalo /io fio-Culo flrrmcvr& nella mia ^ctio/a w-aleizti wicMri , o petali con mia dom/ma conyi>iac&?tz,a , éà non tutto, Mi malte piarti c&?*tame7vt& mi difiwawno ; /io coirne/i lao^o a cr&dww c/& ^aùte ora c/i fiul/lica 7*a^>wn& conti?uiei><cwvno ac/ ej^wv ^iov-evali cwtc/i& yuaric/o il mio lallro dovrà taceiv fier deon/vr&,
tSélme>?zo c/a, ^aed^to lato ^laoztro/itco odo
Ma, fior acco^/liew /e?ii^naone?zt& loma^w do yucdta mia ■ pi teca.
'.mi v. So. 3. e sì.
(ftuéeppe jCouflfiì.
DIVISIONE
DI QUESTO PRIMO VOLUME. I NTRODUZIONE pag. V
Capitolo I. Eccellenza dell'arte » i
II. Utilità W . » 22
III. Origine . . . . » 40
IV. Progressi » 56
V. Difficoltà » 276
VI. Necessità del disegno . . . . » 3oi VII. /dea c/eZ òeZZo . . » 3 57
faber iinus et ungues
Exprimet, et molles imitajbitur sere cnpillos:, Infelix operis surama , quia ponere totum
Nesciet
Horat, De arte poetica,
INTRODUZIONE.
Esercitato da lungo tempo nell'arte d' incidere in rame , eletto ad insegnarla pubblicamente, non senza felice succes- so, e prima che nelle arti, educato nelle filosofiche e letterarie discipline, da me non mai abbandonate , ho creduto senza temerità di ben conoscere teoricamente e praticamente la mia professione, e di potere a prò dei giovani artisti manife- stare chiaramente ed ordinatamente le mie opinioni, formandone un trattato sufficien- temente esteso , di cui finora manchiamo. Molti invero prima di me scrissero di quest'arte direttamente od indirettamente, dai quali può l' incisore e F amatore di stampe attignere utili cognizioni; di tal
numero sono Vasari, Cellini, Baldinucci, Malvasia, Le Cornee, Bosse , Cochin figlio. Manette, Marolles, Junio , Rossi, Orlandi, Ger saint , Christ, Sandrart , Strutt, Yver, & Argenville , Basan, De Heinecke , De Murt, Walpole, Gandellini, Tiraboschi, Watelet, Levesque, Huber , Milizia, La- combe, Carli, Lanzi, Bianconi, Zani, Fuess- lin , Caleani Nazione , Bartsch, De An- geli s , Jouberi padre, e recentissimamente A.M.Perrot. Alcuni fra questi ricercarono le più minute ed insignificanti notizie bio- grafiche di varj intagliatori, contesero sul- l'epoca e sul luogo della lor nascita , e sull'interpretazione delle loro cifre, logo- grifi, monogrammi, ecc., impinguarono con lunga fatica i già voluminosi loro di- zionari , registrandovi moltissimi nomi ed infinite produzioni già condannate dall' in- sufficienza loro ad eterna obblivione, senza considerare, che in ogni ramo delle belle arti la massa dei meschini artefici , stando in proporzione incomparabilmente superio- re a quella dei valenti, anche quella delle
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opere loro ordinariamente più numerose , perchè meno studiate, è di tal quantità , che raddoppiando pure, anzi quadrupli- cando i dizionarj stessi , non si potrebbero tutte registrare ; altri all' opposto si limi- tarono al catalogo ragionato delle stampe o d'un solo incisore da varj pittori, o di varj incisori da un solo pittore , indican- done le più b„elle o le più rare, e ben sovente queste con quelle confondendo , nè trascurando di notare ad istruzione dei collettori le seguite variazioni sulla mede- sima stampa , i ritocchi , i rintagli e tutti i segni materiali, per cui indipendentemen- te da ogni pittorica intelligenza sono facil- mente riconoscibili ; altri poi meno util- mente e meno fondatamente s'ingolfarono in futili e rancide quistioni sull'origine del- la stampa calcografica , scambiando stra- namente con questa l'origine dell' intaglio in rame; arte, che, figlia del disegno e dell' orificeria, risale non già ai tempi di Finiguerra o di Schoen, ma senza dubbio alla più rimota antichità; arte, senza di
Vili
cui l'impressione calcografica non si cono- scerebbe, ma che da sé medesima stette gran tempo, e star potrebbe ancora.
È da osservarsi che, tranne pochi ar- tisti, e fra questi pochissimi incisori di merito, i quali appoggiati alla pratica del- l' arte poterono meglio istruire in questa materia, i più non furono, che letterati estranei alla nostra professione ; parlarono pertanto di calcografia in quella guisa me- desima, che avrebbero parlato di nautica senza conoscere il mare. Giova pure os- servare, che questi pochi incisori, i quali più giustamente degli altri scrissero del- l' arte loro , non hanno gran fatto conva- lidate colle opere le asserzioni, nè otten- nero che modica celebrità nella storia calcografica.
Abramo Bosse ha certamente indicata assai bene la maniera di formare V acqua- forte d\ aceto, di stendere la vernice dura sul rame , d' affumicarla , di farla cuocere nè più nè meno , la diversa forma delle punte, Fuso di queste per ingrossare a
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talento il taglio ed assottigliarlo gradata- mente senza Fajuto del bulino, poiché il buon uomo credea toccare l'apice dell'ar- te , giungendo a formare colla semplice acquaforte un. tratteggio, che a quello del bulino somigliasse. Vana fatica ! quasi il bulino sì difficile fosse a maneggiarsi, o si pericoloso, che importasse tentare i più penosi artificj dell' acquaforte per farne senza. Ma il bulino per quanto difficilis- simo sia a trattarsi , come lo trattarono un Edelink, un Drevet figlio , un Masson , un Nanteuil, un Balechou, un Ficquet, uno S climi dt, un Wille , un Bervic e molt' altri; pure la mia lunga sperienza nell' ammae- strare giovani incisori mi ha mostrato non esservi alcuno si grossolano , il quale più presto o più tardi , con più o meno di facilità e di sicurezza non giunga a bene adoperarlo quanto alla nitidezza ed all'e- quidistanza del taglio : la maggiore difficol- tà nell'uso di tale stromento non consiste già nella speciale sua qualità , ma bensì nella giusta applicazione de' suoi tagli ben
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calcolati alla diversa natura degli oggetti rappresentabili ; consiste nel conservare nerbo di forme, intelligenza, espressione, rilievo, trasparenza, leggerezza , vivacità di tocco ed apparente facilità d'esecuzione in mezzo alla più lunga e nojosa fatica, tendente a rendere il lavoro stentato, me- tallico, pesante; consiste finalmente nello sbalordire in certo qual modo lo spetta- tore con sì mirabile aspetto di verità , che lo distolga dal pensare all'immensa fatica dall' artefice sostenuta.
A tutto questo il metodo $ Abramo Bosse non può servire in alcun modo, nè può tutt' al più considerarsi in lui , che molta destrezza nel maneggiamento della punta. Ma con tale operazione dell'acquaforte si imita almeno perfettamente il taglio del bulino? Non già, poiché non v' è nè il tuono del bulino, nè la fluidezza, nè la nitidezza. Si farà almeno più presto? Nep- pure; poiché il bulinista appena bastan- temente esercitato fa lo stesso in minor tempo, ed assai meglio col suo stromento
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a ciò più adattato. Perchè dunque ha pre- ferita l'acquaforte al bulino ne' suoi inta- gli? Perchè non fece precedere ai proprj lavori bastante e continuato esercizio nel maneggiamento di questo ferro , e lo re- putò per lui intrattabile ; perchè prese ad imitare il processo di Callot, il quale in- cideva sulla vernice dura e con punte consimili, facendo mordere il rame col- 1' acquaforte d' aceto , e nello stile di Cal- lot questo metodo riuscì mirabilmente ; perchè finalmente la voglia di rendersi in qualche parte singolare per superata difficoltà \ negli artisti ingegnosi nasce frequentemente, ed è ben di rado com- pressa.
I suggerimenti di quest'artefice, il quale nel modo suo di pensare pose ogni cura per escludere dall'intaglio in rame l'uso del bulino, non solo riescono del tutto inutili ai giovani incisori , ma sono as- solutamente dannosi; poiché capovolgo- no il sistema gradatamente trovato dai più celebri calcografi , ed ora per intima
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convinzione basata sull'esperienza di più secoli adottato generalmente.
Dopo l'uso del bulino , col quale i nostri primi padri per lungo tempo intagliarono, altri mezzi ed altri stromenti furono ritro- vati^ perchè più facili e più conformi al vero risultassero le operazioni calcogra- fiche , dei quali mezzi parlerò a suo luogo diffusamente (*). Dirò per ora, che F inta- glio per mezzo dell' acquaforte ha natu- ralmente certa qual ruvidezza e certo qual moto alquanto serpentino, che bene s'ad- dice alla rappresentazione elei corpi di lor natura ineguali , scabri o frastagliati, come per esempio ai terreni incolti e selvaggi, ai pezzi d' antica rovina, ai rozzi tronchi annosi, alle frondi , agli sterpi , ai peli , alle barbe ed ai capelli irsuti > a tutto in somma ciò che presenta d' irregolare la natura soggetta all' edacità del tempo.
(*) Sarà trattata a lungo questa materia nel volume II , il quale verserà intorno alla pratica dell'arte, e sarà cor- redato di molte stampe a migliore intelligenza dei precetti , che vi si troveranno in gran copia.
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\ Nelle quali cose il bulino, per la sua stessa conformazione e per la sua lentezza nel procedere sotto la mano dell'artefice, o non riesce all'intento, o quando pure vi riesca , essendo fatto pei tagli nitidi ed eguali, appare sempre stentato, pesante e faticato. Abramo Bosse nulla ha suggerito per indurre Y incisore a prevalersi del- l'acquaforte pel fine cui veramente è de- stinata , e sforzossi in vece di farla servire stranamente a simulare il bulino con molto più grave fatica e con esito assai inferiore. Fortunatamente questo novatore calcogra- fico non ebbe proseliti ; ma dal canto suo egli aveva insegnato col suo esempio e col suo trattato di tagliare gli alberi con un rasojo, e radersi la barba con un'ac- cetta. È già tanto difficile per sè stessa l'arte nostra, che il cercare nuove difficoltà non richieste dalla migliore indicazione delle cose rappresentate è veramente li- cenza imperdonabile. Che importa saper suonare sul violoncello con indicibile fa- tica e destrezza qualche pezzo di musica
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in chiave di violino , quando un violinista appena mediocre lo eseguisce assai più! facilmente ed assai meglio sul conveniente suo stromento? I circostanti loderanno al cielo la straordinaria abilità di tal sona- tore , ma non saranno per questo meglio : solleticate le orecchie loro , nè più scosso il loro cuore.
Meglio scrisse dell' arte nostra Cochin figlio nelle sue aggiunte al trattato di Bos- se. Egli s'estende bastantemente sulla pra- tica della vernice molle 9 ossia di cera, e ; sulla maniera d'usare l'acquaforte nitrica;; ne indica per propria sperienza gT incon- venienti ed i mezzi di scansarli; parla as- sai ragionevolmente di molti fra i migliori calcografi, e della necessità di ben cono- scere il disegno; ma dedicatosi preferi- bilmente all' incisione in piccolo , ossia di vignette , del qual genere Y acquaforte è la base principale, dice poco e non sem- pre giustamente del bulino e delle infinite modificazioni del suo taglio; non parla che di punta scherzevole e spiritosa , nè v' ha
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incisore per lui, presa complessivamente tutta la storia calcografica, che agguagli il valore di Stefano Della Bella suo pri- mario prototipo.
Giorgio Vertice rispettabile incisore alla maniera nera, alla punta ecl anche a bu- lino , formò un catalogo degl' incisori nati o stabiliti in Inghilterra dal principio del- l' arte fino a' suoi giorni , e ne diede molte e sensate notizie, compilate poi e pubbli- cate in buon ordine da Orazio Walpole. Concorrevano in lui grandi numeri per giovare in alto grado agli artisti calcografi ed agli amatori di stampe, e vi sarebbe riuscito pienamente, se non avesse ristret- to il suo catalogo alla sola sua patria.
Pietro Francesco Basan, mercante di stampe in Parigi, eli cui abbiamo un dizio- nario bastantemente esteso di tutti gT inci- sori d'ogni nazione a lui noti, fu riputato uno de' più grandi conoscitori di stampe, ed era egli stesso incisore attivo e labo- rioso, avendo lasciate molte stampe, se non tutte , almeno in gran parte di sua
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mano , ed alcuni lodevoli rintagli dalle stampe più rare di Rembrandt; ma quan- tunque riuscisse graditissimo ed anche gio- vevole agli amatori di stampe , noi fu del pari agi' incisori. Egli stesso ebbe a con- fessare, che troppo presto avea lasciata la professione d' incisore da lui incomin- ciata presso Fessarcl e Daullé^ non avendo per essa la necessaria pazienza, e si diede al commercio. Non potè dunque coli' ap- poggio della propria sperienza entrare in tutti i misteri dell'arte nostra, come avreb- be potuto , se avesse continuato esclusiva- mente nell' intrapreso esercizio. Scrisse giudiziosamente ; ma coi principj allora vigenti in Francia, e segnatamente con quelli di Manette, nè molto penetrò nella teorica e nella pratica dell'arte.
Più copioso , ma non per questo più vantaggioso agli artisti calcografi, è il di- zionario biografico degT incisori d' ogni tempo e luogo di Giuseppe Strutt inglese, buon incisore nel genere d'acquerello e di punteggiatura. Anch' egli non potea
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(limitato a questi due generi d'intaglio) spingere con fondata e pratica cognizione le sue osservazioni sopra altri generi assai diversi d'incidere ed assai più difficili, co- me sul taglio regolare o libero del bulino e dell'acquaforte. Molto si trattenne sulle stampe antiche e rare, delle quali ha pre- sentato a' suoi leggitori alcuni rintagli non ispregevoli. Mostrossi pago d' aver potuto impinguare il suo catalogo di gran quan- tità di nomi non prima dagli altri storici registrati, e così pure d' altre minute ed insignificanti notizie , eh' era forse meglio pretermettere. In somma dal suo proce- dere emerge meno l'artista, che il sem- plice amatore dell' arte.
Molto sensatamente scrisse pure dell'ar- te nostra Adamo Bartsch, ed avea di che farlo; perocché, oltre l'essere ispettore dell' I. R. Gabinetto di stampe e disegni in Vienna, era ad un tempo abile dise- gnatore, ed incisore facile e spiritoso in varj generi ci' intaglio. Ma quanto espon- gono gli scritti suoi può animare bensì da
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molti lati i giovani incisori a svincolarsi dai legami d' una troppo metodica esecu- zione per cogliere la natura in tutta la sua energia; non vale però a scortarli grado grado per trionfare delle infinite difficoltà, che la qualità del cammino frappone ai loro passi prima di giungere alla meta. In mezzo poi alle varie maniere d' incidere da lui praticate sembra aver egli data la preferenza ai generi più speditivi, come all' imitazione degli schizzi a matita ed all'acquerello, ed al tratteggio pittoresco dell'acquaforte quasi nello stile di Rem- brandt, nel che diede assai pregevoli sag- gi. Perciò le sue riflessioni , quantunque giudiziose, sono più fatte veramente pel pittore incisore, o a meglio dire dilettante d' intaglio , che per Y incisore di profes- sione.
Da pochi anni stampossi in Parigi un' o- pera di tre volumi in 8.° intitolata Manuel de V amateur cVestampes : n' è autore il signor J oubert padre, il quale, come Ba- san, fu prima incisore , indi si diede al
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commercio di stampe. E questo un nuovo dizionario scelto (a suo dire) dei migliori incisori finora conosciuti d' ogni luogo e ci' ogni età , di quando in quando corre- dato di molte sagge riflessioni in cui si ravvisa ad un tempo e l'artista ed il mer- cante di lunga sperienza. Oltre la rivista in ordine alfabetico dei valenti incisori in copia assai superiore a quella dei maestri da me presi ad esame e qui registrati, l' indicazione dell' epoca e del luogo della lor nascita e morte, delle scuole che fre- quentarono, delle stampe che pubblicaro- no, e bene spesso dei prezzi cui salirono in varie vendite pubbliche e private tanto in Francia che fuori , egli entra in ragio- namenti sulle beli' arti in generale e sulla nostra in particolare ; si prova a definire troppo metafisicamente forse i ed al certo troppo sentenzievolmente il vero signi- ficato della parola genio presa nel sen- so del suo idioma ; parla a lungo sulla scoperta dell'impressione calcografica, e per quanto finisca col lasciare indecisa la
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questione, più ingegnosamente che giusta- mente si mostra propenso per attribuirla alla Germania; porta quindi le sue osser- vazioni sullo stato generale dell' incisione in Europa ; fa rivivere la questione , se F intaglio preso da un quadro ed eseguito a tratteggio per mezzo dell' acquaforte o del bulino , o dell' una e dell' altro insie- me , debba dirsi copia ovvero traduzione , e conchiude non essere veramente nè F una , nè Y altra ;P ma pura imitazione ; non riflettendo , che in tal caso una copia esatta è la più fedele imitazione dell' ori- ♦ ginale , e che per conseguenza questo vocabolo imitazione , strettamente parlan- do, non esclude nè la copia, nè la tradu- zione ; tocca in seguito di volo i vantaggi della calcografia ; riguarda più dannosa che utile la siderografia , ossia Y invenzione di Perkins per moltiplicare non solamente le stampe , ma i tipi medesimi di modica dimensione; istituisce giudizioso paragone tra l' incisione propriamente detta e la litografia , e loda finalmente la macchina
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di Gallet per intagliare più facilmente e con più di precisione il ciel sereno ^ I' ar- chitettura , i fondi uniti, ecc. Tutto questo con bel modo e bel garbo ; ma fedele al titolo dell' opera sua non mai si ferma, se non per incidenza intorno ai precetti teo- rico-pratici dell'arte nostra e delle arti ad essa necessariamente collegate; per con- seguenza anch' egli ( com' altri molti scrit- tori) riesce utile non poco agli amatori di stampe , pochissimo ai giovani incisori.
Non parlerò d' alcun altro scrittore cal- cografo o a me non ben noto, o non meritevole, qual si vorrebbe, d'essere qui ricordato : dirò soltanto che rima- ne più d' un lato nelF arte nostra tuttora dagli scrittori intentato , o per lo me- no non abbastanza discusso e ridotto a solido principio per migliore intelligenza tanto degli artisti, quanto degli amatori, e questa lacuna conviene innanzi tratto riempire rispetto agli artisti nella consi- derazione, che giovando a questi, si vie- ne per necessaria conseguenza a giovare
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indirettamente anche agli amatori dell'arte, i quali vie meglio s' istruiscono e s' affe- zionano ad essa leggendone i precetti , e conoscendone le difficoltà superate.
Era dunque opportuno, qualunque io mi sia per merito incisorio , che un uomo consumato nell'arte in varj generi, ed av- vezzo per proprio istituto ad istruire al- trui, esponesse candidamente le proprie opinioni, esaminando le già esposte, adot- tandole o riformandole ed aggiungendovi quel più, che non molto prima era sco- nosciuto, e che per nuovi tentativi e nuo- vo uso degli stromenti recò all'arte facilità e perfezione.
E prima di tutto era d' uopo difendere questa mirabile professione dalla bassa opinione, per non dire disprezzo, in cui si sforzano tenerla alcuni sedicenti ama- tori e coltivatori della pittura , onde i gio- vani incisori non si lasciassero scoraggiare dalle frivole e ripetute loro asserzioni, il che ho fatto nel capitolo I, in cui parlo dell'eccellenza di quest'arte.
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Importava parimente di porre in piena luce la di lei somma utilità per la gene- rale istruzione, per gli artisti tutti, per profìtto e per decoro della patria , per di- letto degli amatori, per guiderdone de'suoi medesimi coltivatori, onde colla speranza di largo emolumento raddoppiassero di lena a fine di vincerne i più penosi osta- coli , e questo pure ho dimostrato nel capitolo IL
Era ben giusto che gT incisori cono- scessero l'antichità (se non l'origine) del- l'arte loro, e per quanto si può, come e quando seguisse la felice scoperta del- l'impressione calcografica, e chi più pro- babilmente ne fosse l'inventore, e quanto la stampa abbia contribuito a perfezionare 1' arte d' incidere in rame , e ciò forma brevemente il capitolo III.
Si rendeva quindi indispensabile a loro norma e per diretto loro ammaestramento passare cronologicamente dall'uno all' al- tro de' principali maestri ^ dividerne le di- verse epoche, classificarli, esaminare le
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migliori loro produzioni, mostrare i pregi ed i difetti di quelli , se non altro j che più contribuirono da qualche lato ai pro- gressi dell' arte fino ai nostri giorni , in- vestigare la cagione di qualche loro aber- ramento , rivendicare Y onore d' alcuno poco valutato dall'Enciclopedia metodica, e susseguentemente con pari trascuranza negletto ne' dizionarj posteriori per Y abi- tudine inveterata degli scrittori di copiarsi l'un l'altro senza verificare l'esposto, de- trarre al merito di taluno oltre ragione encomiato per aggiungerlo a tal altro trop- po severamente colpito ; e tanto ho espo- sto nel capitolo IV.
Ho trovato poi conveniente che gT in- cisori e gli amatori di stampe riconosces- sero le gravi difficoltà , che seco porta 1' esercizio di quest' arte \ perchè i primi nulla ommettessero per superarle col sa- pere , col coraggio e colla pazienza, ed i secondi si rendessero meno esigenti e meno severi ne' loro giudizj sulle opere calcografiche , condonando di buon grado
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certe mende più imputabili alla natura dell'arte che all'artista, più al pittore che all' incisore; su di che versa il capitolo V.
Conseguentemente il capitolo VI indica il modo più sicuro di trionfare d' ogni ostacolo, mediante preliminare e conti- nuato esercizio nel disegno, e quale eser- cizio più convenga all' incisore ; spiega la necessità di conoscere fondatamente le proporzioni e le forme del corpo umano (che è il più difficile a rappresentarsi), l'osteologia, la miologia, le immutabili re- gole del moto e dell'equilibrio, la pro- spettiva lineare ed aerea, i segni esterni delle passioni, il giuoco del chiaroscuro e 1' armonia generale.
Finalmente il capitolo VII spiega Y im- portanza di ben conoscere non solo il ve- ro , ma il vero scelto ed il bello , il che è la perfezione del disegno medesimo; quanto giovino a questo fine i confronti; quanto Y esame delle greche sculture ; e come poi dagli estremi opposti difetti del vero si possano cavare le pure linee della
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bellezza in ogni parte del corpo umano * nelle varie età e nelle varie circostanze.
Sembrerà forse ad ogni persona sensata essere sì evidente per un incisore la ne- cessità di ben possedere il disegno , che superfluo fosse lo stendere lungo ragiona- mento per comprovarla ; ma sfortunata- mente la mia lunga pratica in tale pro- fessione mi fece comprendere, che noi} pochi fra gl'incisori ed anche fra i più distinti per meccanica abilità nel trattare gli stromenti o si credono abbastanza forti nel disegno in mezzo alla quasi totale de- ficienza loro, o giudicano vana fatica e perfino dannosa alla buona riuscita nel- F intaglio l'occuparsene a lungo. Chi mai crederebbe, che un incisore italiano noto per molte sue produzioni dicesse franca- mente ad un mio allievo , il quale trovan- dosi in Roma disegnava attentamente e diligentemente da un quadro di Raffaello, a se così fate , non riuscirete mai buon incisore ? » Da quest' erroneo principio ne viene che gf incisori di tal fatta adottano
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uno stile ci' intaglio a loro modo , e quello mantengono invariabile per tutta la vita , sicché veduta una stampa , quant' altre ne vedi, tutte le trovi della medesima tempra e rivestite dello stesso monotono artificio , qualunque sia il diverso carattere degli autori eh' essi prendono a rappresentare. Perciò, tranne il differente stile di com- porre dei varj pittori, che a loro malgrado in quelle stampe rimane, quanto all' ese- cuzione si confondono Correggio con Mi- chelangelo , Raffaello con Rubens , Guido con Ribera 9 Dolci con Rembrandt. Ogni lor cura è rivolta all' equidistanza del trat- teggio ed alla disposizione del tratteggio medesimo in guisa da poter incrociare il secondo col primo taglio, e quindi il ter- zo col secondo uniformemente ad angolo acuto di 45 gradi , ridotto pertanto il trat- teggio incisorio alla minore sinuosità pos- sibile anche dove il rilievo e la prospettiva delle parti esigerebbero il contrario ; pa- ralizzato ogni principio d' energia , di gu- sto e di vivacità , monotonia insoffribile ,
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stento, freddezza, ed in luogo d'arte puro mestiere. La facilità acquistata nel proces- so immutabile da essi praticato li rende speditivi ne' loro lavori totalmente mec- canici, e producono così gran numero di stampe non più che mediocri. Non è mai eli essi consultino le stampe dei migliori maestri, chè anzi le disprezzano, dicen- dole mancanti di stile , perchè non vi ri- scontrano il loro usato sistema; né che prima d' incominciare , oppure durante il lavoro stiano meditando sul metodo che più convenga tenere, giacché nel loro alcorano è già stabilita per qualunque in- taglio la distanza , la grossezza e la dire- zione del tratteggio, fin dove si debba far mordere F acquaforte-, fin dove debba agi- re la punta secca ed il bulino; né final- mente che disegnino essi stessi dagli ori- ginali che vogliono pubblicare , mezzo tanto vantaggioso per ben intenderli in- cidendo; ma si valgono sempre all'occor- renza di qualche diligente pittore o dise- gnatore, commettendogli perfino il lucido
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che debbono calcare sulla vernice, e ri- correndo pure a quello per ripassare colla matita o coli' acquerello le prime prove dell'intaglio, onde poterlo meglio termi- nare. Per tal modo questi presuntuosi operai giustificano dal canto loro la bassa opinione in cui, come si disse poc' anzi, si sforzano tenere l'arte nostra alcuni pit- tori o sedicenti amatori della pittura o ignari dell'arte medesima, o troppo male prevenuti. Ma di questo non più.
Dichiaro essere mia intenzione con que- sto trattato di giovare, se il posso, diret- tamente ai giovani incisori , agli amatori indirettamente. Quindi sarà imputabile a grave mia colpa, se in queste mie osser- vazioni ed in questi miei precetti teorico- pratici da me per lungo tempo concepiti e maturati sarò caduto in errore, a rischio di trascinarvi l'inesperta gioventù affidata alla mia direzione; ma sarò benignamente assolto , se per caso in qualche parte della storia calcografica i e segnatamente nella breve rivista dei più valenti incisori avrò
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mancato (il che non credo) intorno alle epoche, ai luoghi , alle scuole ed alle va- rie circostanze, sulle quali gli antecedenti scrittori opinano spesso diversamente. E giova qui sapere , che nella scelta di tali maestri ho seguito il solo mio sentimento, separando, com'era dovere, nelle produ- zioni loro il merito pittorico dal merito incisorio , almeno fin dove era possibile, le quali cose sogliono sempre e deggiono anzi confondersi presso gli amatori, cui basta di trovare nelle stampe molte bel- lezze , nè loro importa sapere a quale delle arti più appartengano ; ma non pres- so gl'incisori^ i quali amano prenderle ad esempio per l'arte loro. Egli è perciò, che poco mi sono fermato sugl'incisori dell' età prima tanto graditi non meno a molti pittori che a moltissimi amatori ; po- chissimo poi sopra tanti pittori , i quali in modo più pittorico che incisorio inta- gliarono con semplice acquaforte ed a foggia di schizzo varie loro composizioni, stimabilissime da molti lati , ed istruttive
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rper chi professa la pittura, quasi nulle (poche eccettuate) per chi si dedica alla calcografia.
Si troveranno sparse in quest' opera alcune voci non registrate nel codice degli Accademici della Crusca , i quali nello stimabilissimo loro vocabolario, posando sempre sull'autorità de' nostri classici scrit- tori in fatto di lingua , e reputando piena- mente esaurita da questi tutta l'italiana fa- vella (il che non è, nè può essere), come adottarono molti antichi vocaboli caduti affatto in disuso , così ne rigettarono al- cuni altri moderni, principalmente concer- nenti le scienze eie arti liberali, ch'essi pure, se voglion essere intesi, sono co- stretti d' adoperare. L' arte nostra , tanto perfezionata in Francia per cura del fa- rinoso Golbert sotto gli auspicj di Luigi ! XIV, ha dovuto necessariamente per nuo- vi stromenti e nuovi artificj introdotti , [ mentre l' Italia era da questo lato quasi ! ancora nell' infanzia, accrescere ( come m vede nell'Enciclopedia metodica) il
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dizionario di molti vocaboli nuovi, i quali non potevano essere noti ai classici no- stri; ma notissimi sono adesso agli artisti italiani: vocaboli tecnici, de' quali non an- elerà guari, che qualche nuovo dizionario a prò dell'arti nostre dovrà farne raccolta, se è pur vero che le parole siano il sug- gello delle idee. Io quindi in tale aspet- tativa nel raccogliere sì fatti vocaboli mi ricevuti dagli artisti della nostra penisola, o nel tradurli da straniero idioma, ho procurato di mantenervi il più , che per me si poteva, l'indole dell'italiana favella.
DELLA CALCOGRAFIA.
PARTE TEORICA.
ECCELLENZA DELL* ARTE.
Prendendo a ragionare dell'incisione in rame 9 alla quale da ben otto lustri ho dirette le mie cure, e ch'io professo con sempre nuovo diletto in mezzo alle spine ond' è circondata , fu mio primo pensiero lo spogliarmi di quella conna- turale prevenzione che favorevole o contraria suole frapporsi alla verità, alterando e corrom- pendo ogni umano giudizio. Il perchè , comunque in questa bella professione, quale fu trattata dai principali maestri, io riconosca rarissimi pregi, non ne sarò pertanto panegirista indiscreto, nè vanterò il mio santo sovra tutta la gerarchia celeste. E tanto più mi asterrò da sì ingiuste vanterie , quanto che alla pittura , alla scultura ed all' architettura non è ancor contrastato il
titolo di primarie fra le arti liberali, e quest'ul- tima segnatamente ( non so se a piena ragione ) fu già da antico scrittore proclamata dell5 arti reina; ond'è che più non mi rimarrebbe, fuorché confessare F arte mia minore ben anche di quegli studj , che al dir di Vitruvio sono già vassalli della sua architettura. Se non che tali quistioni di preminenza, per cui fra Y architettura e la pittura, fra questa e la scultura nacque contesa, ed intorno alle quali uomini di non lieve portata l'olio e l'opera loro perderono , sono in fatto sì inutili e meschine, che l'esclusivo triunvirato sulle arti cui furono quelle innalzate nulla oppose alla grande riputazione , e a vero dire perfino eccedente , in cui l' incisione , mercè di tanti illustri operatori, salì già tempo e si mantenne presso ogni colta nazione. Dissi riputazione ec- cedente, ed ingenuamente il ripeto, moltissimi essendo a' nostri giorni i quali non si vergognano di preferire le opere del bulino a quelle del pennello : sconsiderati a segno d' alienare per ogni verso le ereditate o paterne pinacoteche , in senso loro oscure e meste , per sostituire ad ornamento più gajo dell' abitazione le moderne stampe sì nazionali che oltramontane , e più volentieri oltramarine : il che non dubito io stesso d' affermare come cosa contraria al buon gusto
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ed alla ragione , ed alle arti, alla patria, non che a loro medesimi sommamente nocevole. Egli è però con eguale ingenuità eli io debbo soggiungere, che se gli appassionati amatori dell' incisione la prepongono talvolta sciocca- mente alla pittura, similmente fra i caldi am- miratori e coltivatori di questa molti vi sono non meno sragionevoli, i quali hanno le più belle stampe in non cale, valutandole non più che copie e copie per mancanza di colore im- perfette, e l'arte difficilissima, che le produce, dicono subalterna, e quasi ancella della pittura, ed è ben molto se arte si degnano chiamarla , o non piuttosto un tedioso meccanico mestiere; al quale improbo esercizio sono a loro dire dannati quegli artefici pazienti e manuali, cui la natura madrigna infuse acqua nelle vene, soffocando in essi ogni scintilla d^ immaginazione e del divino estro creatore : nè mancò recentemente un Lanzi (scrittore per altro commendevole, se non per fondato giudizio pittorico , chè anzi di questo nelle sue decisioni è frequente penuria, almeno per istorica verità e ben ordinata sposizione) di chiamare il secolo decimottavo secolo di rame pel favore accordato all' incisione ; e ben con più acuto motteggio potea forse intitolarlo secolo di carta, se era sua intenzione l'indicare la
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leggerezza ed il meschino gusto de' collettori di stampe ; ma fortunatamente e F una e l' altra antonomasia sono in sostanza sì ridicole , quanto ridicolo sarebbe 1' appellar secolo di tela o di legno il mediceo pel vantaggio che derivonne alla pittura , oppure secolo di marmo quello di Pericle per le infinite mirabili statue che ha prodotte.
A siffatti dileggiamenti porse motivo la sco- raggiante penuria di pittoriche commissioni , per cui non pochi fra i pittori languiscono nella inerzia e nel bisogno, e la mal fondata opinione di questi, che ove le stampe cadessero di stima, tornerebbero le pareti a ricoprirsi dei loro quadri. Perciò i pittori sono d' ordinario poco favorevoli kit incisione : non già quelli che ec- cellenti nell'arte loro abbondano d'incumbenze e ne traggono largo e meritato compenso ; ma quelli che delle proprie ristrettezze amano in- colpare la depravazione del gusto , non la loro insufficienza : quelli che arditamente ragionano dell'arte altrui non ben conoscendo la propria: quelli finalmente le cui opere non avranno la sorte mai d' essere divulgate ed eternate da va- lenti bulini. E per verità costoro s'ingannano a partito , quando credono che il commercio delle stampe ponga ostacolo alla prosperità della pittura ; chè anzi è manifesto , che che si dica
in contrario ? non mai essere stati portati i bei dipinti sì antichi che moderni a sì gran prezzo come alF età nostra 5 in cui crebbero Y un venti e gl'incisori e gli amatori di stampe (*). Altre
(*) De' quadri moderni basterà citarne alcuni dal principio dei secolo decimonono fino a questo giorno comperati in Lombardia. Di quattro ripetizioni fatte da David ( o per meglio dire fatte nel suo studio e da esso poi alquanto ripassate) d'un suo ritratto equestre rappresentante Bonaparte sul monte S. Bernardo, una fu comperata dalla in allora repubblica italiana per duemila luigi , e non è l'opera migliore di quello insigne artista. La copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci eseguita dal defunto pittore Ca- valiere Bossi fu pagata , compreso il cartone , cinquantaquattromila francbi „ e questo parimente non è il capolavoro del pittore. Un quadro d' Errante ordinato a quel pittore siciliano dall'ora defunto Conte Sommariva, e rappresentante una radunanza di greci artisti per giudicare della bellezza umana sopra varie femmine ignude, è stato valutato dall'autore al commettente cinquantamila francbi, ed a grave stento ne fu ridotto il prezzo in francbi trentacinque mila j eppure il quadro non è più che mediocre ed è tuttora visibile nella villa Sommariva sul lago di Como. Quanto ai quadri de' tempi anteriori è nota la somma esorbitante pagata in Olanda recentemente per un ritratto di semplice busto dipinto da Rubens e conosciuto sotto la denominazione del cappello di paglia. E •nota pure la forte somma pagata in Inghilterra pel quadro di Sebastiano del Piombo esistente ora in quella pubblica regia pi- nacoteca. Che dirò poi dei prezzi eccessivi a cui salirono le piccole tavole di Gerardo Daw, di Paolo Potter, di Metzù , di Terburg,di ' Teniers , di Van Ostade e d' altri molti ? Che dirò di tant' altri pittori di vario carattere e di varie nazioni ? Che degl' Italiani di prim' ordine, alcuni de' quali vengono riputati inapprezzabili ? E pure l'incisione in questo frattempo si diffuse e prosperò più che mai. È dunque prova di fatto che la calcografia ben lungi
volte, è vero, si ricoprivano tutte di quadri le gallerie dei ricchi , e purché nessun angolo delle vaste sale nudo rimanesse , e serbata vi fosse la voluta simmetria , era indifferentemente accetto il buono, il mediocre, il pessimo. Allora, mentre erano assai meno compensate le più belle dipin- ture , un prezzo pure si concedeva alle inferiori,
dal portar nocumento alla pittura, o per meglio esprimermi, al ben essere elei pittori, ha anzi molto contribuito a migliorarne la condizione j e la ragione panni evidente. La calcografia disse- minando in ogni parte per mezzo dell' infinita sua riproduzione e moltiplicazione, e epa indi a mite costo le opere dell'arte pittorica, ha potuto indurre più facilmente le persone doviziose d' ogni nazione ad acquistare alcune sue produzioni : la comodità d' osser- vare a proprio talento le stampe comperate e la naturale propen- sione per ciò che si possiede fecero sì che grado grado quei medesimi, i quali poco o nulla sentivano del vero e del bello nelle arti imitatrici, cominciassero col confronto a distinguerne il pregio ed a gustarlo. Da questo passo il novello amatore dovea necessariamente venire all' altro , d' anteporre cioè le belle stampe alle mediocri, sebbene le prime gli riuscissero più costose, ed ecco un altro passo in favore della pittura, ed è quello di non avere difficoltà a sborsare qualche non piccola somma in oggetti non di mera necessità o di mero comodo, ma di solo diletto. Siccome poi sotto ogni stampa per lo più sta il nome del pittore prima di quello dell' incisore , così questi nascenti amatori comin- ciarono a stimare la pittura , stesero i loro viaggi per ammirare gli originali di quelle stampe , li gustarono e si trovarono incli- nati a possederne a seconda de' loro mezzi, se loro veniva il destro di poterne acquistare , ovvero in caso diverso ebbero cura in vece d'ordinare nuovi quadri ai pittori viventi.
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queste non men di quelle tornando ali5 uopo. Credo ben io, che sì stolida usanza, quando ri- pullulasse, al maggior numero de' nostri pittori anderebbe a sangue ; ma se i tempi cangiarono in meglio \ se raffinatosi il gusto per le arti, la mediocrità pittorica non trova più compratori, e rara d' altronde è F eccellenza , e tanto co- stosa, cheli ratti ene dall' acquistare ; se ai de- boli moderni originali vengono preferite a minor costo le belle stampe tratte dalle opere dei gran maestri della pittura, qual colpa ne ha l'incisione? Uè è da dire, che meglio si apporrebbero gli amatori, se in vece di procacciarsi stampe , com- mettessero agli artisti copie dipinte di quelle stesse opere insigni, mediante le quali, oltre l'imitazione dei contorni e delle ombre, avrebbero pur quella del colorito ; poiché rarissimi sono anche i buoni copiatori (e ben lo sanno gl'incisori medesimi, allorché per la distanza de' luoghi o per urgenti loro occupazioni abbisognano dell' altrui mano per aver copie disegnate o dipinte), e quegli stessi, che più farebbero al caso, sdegnano di oc- cuparsene, o se pure avviene che ne assumano l'incarico, le loro copie vengono a costare natu- ralmente assai più delle opere del bulino, la cui moltiplicazione per mezzo della stampa ne facilita il prezzo. Oltre di che non a torto
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inclinano gli amatori a possedere in ini sol pezzo il fiore delle due arti, V opera cioè di sommo pittore tradotta da sommo incisore, il che nelle copie dipinte, per belle che siano, non può in- tervenire.
E qui torna in acconcio il ben distinguere in fatto di pittura copia da traduzione. Io dico quel- la essere copia la quale viene eseguita coi mezzi delF arte medesima producitrice dell5 originai e, e quella dico traduzione dove il lavoro di un' arte si riproduce coi mezzi di un'altra totalmente dif- ferente. Avvi certamente in ambedue queste ri- produzioni molto di comune ; ma molto altresì di particolare in ciascheduna. Entrambe danno a presupporre un archetipo, non nella natura, che allora sarebbero originali imitazioni ; ma neh" arte medesima preesistente. Eguale si è lo scopo loro, quello cioè di dare la migliore idea possibile dei sommi esemplari delF arte a chi non gli ha ve- duti, o di richiamarli vivamente alla memoria di chi veduti avendoli non può rivederli a suo grado. Eguale pure è F obbligo di mantenere in- violata F invenzione, la composizione, F espres- sione , la proporzione , il chiaroscuro e la pro- spettiva dell' originale. Ma qui la copia soltanto continua ad essere necessariamente servile, nè può non attenersi anche alla varietà ed armonia
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delle tinte, alla spessezza o fluidità del colore, alla libertà o fusione del tocco, e perfino all' an- damento del pennello , servendosi , per quanto lice scoprire, degli stessi ingredienti ed olj e terre e chimici composti. La traduzione al con- trario trova ne'varj mezzi della differente arte sua di che supplire in modo tutto proprio alla mancanza de' mezzi identici. In una parola la copia è stréttamente legata all' originale e nella sostan- za e nel modo ; la traduzione è vincolata alla sostanza, libera nel modo. Tanf egli è vero che se io vedrò più copie d' un originale a me sco- nosciuto, in parte od in tutto fra loro dissimili, | dirò con certezza, che o tutte sono infedeli, o i fedele non è che una sola; ma se riscontrerò ! differenza in altrettante traduzioni, non per questo [potrò tacciarle d' inesattezza , purché siano equi- valenti quanto al disegno e soltanto diverse nel [rispettivo artificio (*),
i (*) Non è nuova questa opinione riguardo alle opere calcogra- fiche, di considerarle cioè non copie, ma traduzioni, quando per esse venga riprodotto un quadro già esistente. Tra gli altri Gessner, Diderot, Hagedorn e "Watelet la sostennero con evidenti 'ragioni. Recentemente però ho trovato nel discorso preliminare Usuila incisione in rame posto in fronte al tomo III della grande .edizione del Museo francese di Robillard un'opinione del tutto ^contraria , confermata poi dal signor Joubert ( padre ) nel suo ma- nuale. Poca sorpresa mi fece il pensamento del signor E meric-Da vici s
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Ora se le indicate qualità si riscontrano pie- namente nelle opere dell'incisione in rame, parmi
leggiadro scrittore , ma estraneo alla professione calcografica • moltissima in vece quello del signor Joubert, essendo egli incisore , quanto conoscitore di stampe e perfino de' varj prezzi cui sono in varj tempi salite. Ma sì l'uno che 1' altro , rispettati scrittori , i quali in molte parti coincidono perfettamente colle radicate mie opinioni, in questa non mi seppero col loro raziocinio persuadere. Poiché o bisogna escludere onninamente in fatto d' arti la parola traduzione 9 o ammettendola bisogna assolutamente applicarla air incisione del gran genere. Escluderla dalle arti e volerla tutta riserbare alla sola parte letteraria è troppo strignere il campo alle umane idee. È vero, che questa voce si applicò dapprima esclusi- vamente alle cose letterarie per significare il trasporto degli stessi concetti da una lingua in un'altra, il che in alcun modo copia non può dirsi. E anche vero per conseguenza che , strettamente parlando, a questa sola operazione conviene il titolo di traduzione, ma se ragionando sulle arti ci fosse negato il servirsi di molte voci e di molte espressioni proprie di tutt' altro che dei quadri , delle statnej , delle stampe ecc. ^ di quanti scritti comparvero in questa materia, non ve ne sarebbe alcuno. Si dice comunemente fra gli artisti e gli amatori: quella stampa è ben vellutata, e pure questa parola in istretto senso non e applicabile che ai soli drappi. Si dice armònica o disarmonica , e pure il vero senso di questa voce riguarda soltanto F udito. Si dice morbida o dura , liscia od aspra, e pure queste voci non riguardano che il tatto. E così potrei dire d'infiniti altri vocaboli non direttamente , ma per semplice analogia esprimenti le bellezze od i difetti delle opere d' arte. Due soli vocaboli aggiungerò tratti in vece dalla pittura e per verità molto stranamente applicati alla musica ed alla poesia, il chiaroscuro ed il colorito; e non pertanto quest forzate espressioni pel nesso delle idee sono generalmente accolte e ben intese. Ora se dalla pittura si traggono simili vocaboli per
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dimostrato che le belle stampe, ben lungi dall'es- sere copie per difetto di colore imperfette, sono
meglio esprimere le qualità di un' arte ben diversa , o dell' inuma- li ginosa letteratura, perchè con tanta sofisticheria si vorrà impedire [che altre voci si prendano dalle scientifiche e letterarie discipline per rischiarare le idee concernenti la pittura? Non si può dunque cancellare dal linguaggio delle arti del disegno la parola traduzione senza prima proscrivere da ogni lingua i traslati , le metafore, le allegorie. Che se traduzione si può dire nelle arti quando la composizione , V espressione , il chiaroscuro e le forme d' un quadro vengono trasportate identiche ( o almeno coli' obbligo e coli' inten- zione di rappresentarle tali) in altra arte diversa e con diverso artificio di mente e di mano, non saranno le buone stampe tratte dai migliori dipinti vere traduzioni ? li* autore d' un' opera let- teraria esprime i suoi concetti per mezzo di parole e di frasi l'autore d'un quadro gli esprime per mezzo del contorno, del chiaroscuro , del colorito , ed ecco la sua lingua. Il traduttore d'un libro, quanto può meglio, ne cangia le parole e le frasi, sostituen- done altre d'egual significato nella propria lingua ; l' incisore d' un quadro ne conserva il contorno ed il chiaroscuro, e sostituisce al | colorito il variato , seducente , mirabile artificio del tratteggio , tutto proprio dell'arte sua. Dunque è traduttore. Chi riproduce [ un libro nella medesima lingua è copista, ed è copista del pari I chi riproduce un quadro coi medesimi mezzi dell' originale , che sono la lingua del pittore. Chi introduce in un proprio scritto qualche paragrafo d' altro libro anteriore , e lo dà per suo , è plagiario , e lo è pure quel pittore il quale, incastra nel proprio quadro qualche pezzo da lui copiato da un altro originale. Chi scrivendo segue lo stile d'altro scrittore dicesi imitatore, ed imitatore si dice egualmente di chi dipingendo segue lo stile d'altro pittore. ; E a proposito di stile , non è questo un vocabolo tutto lettera- rio, con cui si spiega i il modo d'architettare, ornare, comporre, disegnare, dipingere, scolpire, ed incidere de' principali artisti?
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anzi belle traduzioni di belle opere pittoriche (quando non siano di propria composizione), e sono tanto più stimabili, in quanto che in ciò che concerne all' arte nostra hanno una parte incontrastabile d'originalità. E siccome nelle tra- duzioni letterarie le frasi e le grazie di lingua sono originali e proprie del traduttore, così ori- ginale debb5 essere nell'incisione l'infinita modi- ficazione del lavoro che il calcografo presceglie, dispone ed applica non indifferentemente al caso. Originale è certamente lo stile di quelF intaglio di cui pronunzio l' artefice prima di leggervi il nome. Originale Y ardua invenzione del calcolato moto dei tagli, che tanto contribuisce da solo indipendentemente dal chiaroscuro ad indicare : la forma e Fazione eie' muscoli , la sinuosità delle pieghe, il rilievo di tutte le parti. Originale la varia intersecazione, grossezza e distanza del tratteggio , per cui mezzo quest' arte mirabile, modificando in mille guise i solchi del suo s tro- ni e nto , produce sul nervo ottico sì variate sen- sazioni, che non solamente rappresenta l'opacità
E fra tanti vocaboli puoprj della letteratura , e sì felicemente adottati, nel linguaggio delle arti , quello solo di traduttore sarà negato all'incisore? Mi sono alquanto diffuso in questa nota, perchè su questo perno s' aggirano in gran parte le seguenti nostre osser- vazioni.
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0 trasparenza, la scabrosità o lucidezza, la du- rezza o morbidezza de' corpi, ma giunge perfino colla sola tinta nera ad emulare le proprietà del colore. Prova di questa specie d' originalità inseparabile da quest'arte traduttrice si è , che vanta anch'essa delle copie tratte da' suoi lavori. Tali sono i molti r intagli che in ogni tempo si fecero e tuttora si fanno dalle stampe migliori, e^ talvolta esatti a segno da illudere bene spesso
1 più oculati raccoglitori. Prova si è pure , che dallo studio indefesso della natura, dell' antico e de' migliori dipinti può formarsi un buon di- segnatore , un buon pittore ; ma senza aggiun- gervi l'esame accurato delle migliori produzioni calcografiche niuno potrà mai diventare buon incisore. Prova irrefragabile si è finalmente, che l'incisore trae tutto il suo artificio dal solo suo genio, e tanto più originalmente, quanto che si cercherebbe invano, nelle altre arti imitatrici della natura o nella natura medesima.
Ma questa tutta mentale concezione ed artifi- ciosa ordinanza di lavoro costituente una sì bella proprietà dell' incisione è ella poi conforme al vero, o non piuttosto l'effetto d'arbitraria con- venzione ? Certamente la natura non si presenta ai nostri sguardi nè coperta di varie falangi di linee, nè attraverso d'una rete, nè seminata
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d'infinita punteggiatura; e sotto questo aspetto sembra che si dovrebbe proscrivere ogni genere d' incisione , ed appena V intaglio così detto a fumo ( che pure è valutato il meno dagl' intel- ; ligenti) sarebbe tollerabile per la finezza quasi impercettibile della sua granitura. Prima però di i pronunciare tale sentenza è da osservarsi, che ì quando non soffra alterazione la naturai forma de' cor pi 5 le arti imitatrici hanno molte bellezze; d' esecuzione che non si riscontrano nella natura. ! Così la natura umana sotto i raggi della luce non è mai tutta d'un sol colore, ovvero senza colore, nè per questo sono dannabili i dipinti monocro-j mati, i disegni, le statue. Così pure veg giamo : nella natura i peli ed i capelli ove più ed ove: meno leggermente ed insensibilmente sfumare nell'aria, nè perciò è riprovata la scultura, se: non potendo altramente li ravvolge in solide masse nella superficie loro costantemente cir- coscritte. E quel tratteggio spiritoso, sia di penna, sia di matita, che tanto amiamo ne' disegni dei gran maestri, e quello stesso tocco ardito e fa- cile giro di pennello , non ultimo pregio de5 clas- sici dipinti, si trova egli nella natura? Che dirò poi di tutto ciò che forma l'ornato architetto- nico, il quale si scosta dalla natura non solo nel modo d' eseguire , ma nella forma medesima ? Che
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di que' triglifi e metope e dentelli ed ovoli e vo- lute e caulicoli ed ippogrifi e candelabri e ripe- tuto esattissimo giro di foglie d'ulivo o d'acanto ? Qual tipo lian questi oggetti nella natura ? Nacque mai senz'opera umana un capitello qualunque o corintio o jonico o dorico o toscano o gotico od arabesco? Qual è quel tronco d'albero sì ben tornito ed esattamente cilindrico o conico, il quale ben rappresenti una proporzionata colon- na e tanto meno l' equidistante dorica o corintia scannellatura? Eppure chi negherà essere l'ar- chitettura, se non regina, onore certamente delle arti liberali non meno che delle meccaniche ? Non è dunque ragion sufficiente per tacciare di arbitrario Y artificio incisorio il dire che la na- tura non ci si mostra sotto lo stesso artificio. Che importa, il non trovarlo nel vero , quando il vero per esso è sì bene rappresentato? quando vi è sì strettamente congiunto , che non è dato all'incisore lo svolgerlo a caso o ad arbitrio, deviando dalle regole dell' arte impreteribili , sta- bilite da ben quattro secoli sul buon gusto e sulla ragione? Imperocché, siccome il pittore, f volendo esprimere un dato oggetto , non può ser- \ virsi a caso di tutte le tinte che trova sulla sua : tavolozza, ma quelle gli è forza prescegliere che !; più sono consentanee alla natura dell'oggetto
medesimo;, così male opererebbe . quelP incisore il quale avvisasse di potere senza riguardo usare delle varie specie di tratteggio che P arte gli som- ministra;, per applicarle indistintamente a qual- sivoglia rappresentazione. Non è uomo in fatti sì grossolano il quale non conosca quanto sconcio sarebbe l'impiegare linee staccate e grosse per incidere la regione dell'aria, e serrate e sottili per un terreno di primo piano, ovvero ruvido e largo segno d' acquaforte per una lucida ar- matura o cristallo, e liscio ed unito taglio di bulino per una rozza pietra o vecchio tronco d'albero, o finalmente un taglio interrotto e se- migranito pel raso , pel velluto e per le molli chiome, e nitido e fluido per la porosità delle carnagioni. Non sarebb' egli un contraffare alle leggi dell' ottica e della natura ?
Se altro non dicessi, avrei, credo, già messo in piena luce il merito dell'incisione, e dissipate le controverse opinioni, sulle quali era prezzo dell'opera il riandare: ancora però rimane una forte opposizione tendente ad umiliarla più che mai, ed è che le si nega quel vanto d'invenzione che tanto pregio aggiunge alla pittura ed alla scultura. Al che per adeguatamente rispondere mi converrebbe qui citare la lunga serie di quegP incisori, i quali all' acquaforte od al bulino
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intagliarono dalle proprie invenzioni, e parti- colarmente i più antichi, le cui stampe sono quasi tutte originali e nella esecuzione e nel pensiero. Ma queste cose di mero fatto , che niun conoscitore può mai porre in dubbio , e ognuno che il voglia verifica facilmente , ver- ranno da me in seguito esposte dove parlerò delP origine dell' arte e de' suoi progressi. Per ora mi basti il domandare qual sia il divieto che impedisca all' incisore di pubblicare soggetti di sua immaginazione, o quale l'obbligo d'at- tenersi alla sola traduzione degli altrui concetti. Che da gran tempo anche gì' incisori valenti più si esercitino nell' eseguire che nel comporre, amando meglio di moltiplicare a preferenza delle proprie , le opere dal consenso de' secoli quali- ficate per classiche , non prova già che la natura dell'arte tolga a' suoi seguaci la facoltà di creare, mentre dà loro quella di moltiplicare ; bensì ciò non essendo per loro stessi e per le arti, è gran vantaggio. Per loro stessi , poiché gì' intel- ligenti preferendo a giusto titolo le produzioni de' più celebri autori alle moderne, quantunque stimabili , non è maraviglia , se dall' intaglio di un opera universalmente nota e celebrata , ben più che da quello tratto da una propria composizione, torna all' incisore incomparabile
emolumento. Per le arti poi vie meglio, stante che uno dei più importanti servigi renduti loro dall'incisione, quello è certamente di procurare agli artisti d' ogni classe e d' ogni luogo la più agevole e pronta conoscenza di quanto v' ha di più bello ed istruttivo nelle opere delle arti : il quale vantaggio tosto svanirebbe, se la smania di mostrarsi creatore sì comune in oggi anche alla più inesperta gioventù invadesse V amor pro- prio degl5 incisori e li rendesse orgogliosetti co- tanto , che le proprie cose ai sommi esemplari anteponendo empiessero di loro stessi esclusiva- mente tutta l'Europa (*). Ne questo è tutto. I primi intagliatori in rame vissero ad un tempo in cui i primi luminari della pittura o non esi- stevano, o la fama loro non era, come adesso, universalmente stabilita; per conseguenza po~ tevan essi non offendendo la modestia pubblicare colle stampe loro , siccome fecero , i soli parti del loro genio. Ben diversa la cosa è al presente. La riputazione di Leonardo, di Michelangelo,
C) leggasi il capitolo dove si tratta della necessità del disegno e del gravissimo danno che deriva alle arti dalla moderna smania d'improvvisare in pittura e di perdere in continui abbozzi un tempo prezioso, che dovrebbe meglio impiegarsi nelF esercizio d' un' accurata esecuzione , mancante troppo spesso anche ai più ingegnosi artisti viventi.
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di Raffaello, di Correggio, di Tiziano e di tant' altri è tale ormai da giudicarli inarrivabili , se un limite si conoscesse prescritto alla perspi- cacia dell' umano intelletto ; non può dunque l'incisore senza taccia di presunzione posporli a sè medesimo nella scelta delle opere da illu- strarsi col suo bulino. Lode sia dunque ai nostri incisori, se diffidando di non già poter supe- rare , ma neppure emulare le opere lasciateci da que' grand' uomini , limitano gli sforzi loro a tra- durle quanto meglio per loro si può , ed im- piegando il tempo nel perfezionamento dell'esecu- zione abbandonano quasi ogni tentativo di nuove composizioni.
Eglino però in questa guisa operando, mentre servono mirabilmente all' istruzione degli stessi pittori, danno loro argomento di credere mal a proposito che l' incisione dipenda interamente dalla pittura, e, come già dissi, quasi ancella le sia. Ma l'incisione deriva bensì dal disegno, non già dalla pittura: da quel disegno che è padre di ogni arte liberale , e quindi della pittura me- desima. Di là comincia sempre, qualunque sia per essere l'artista, e giunto a segno di ben conoscere per di lui mezzo la forma e la proporzione degli oggetti, o prende il pennello o lo scalpello od il bulino , vince con nuovo esercizio le difficoltà
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inerenti al nuovo suo stromento, e quanto è mi- glior disegnatore, emerge quasi sempre miglior pittore , scultore , incisore. Di quest' ultima classe moltissimi furono celeberrimi , i quali non sep- pero dipingere; ma nessuno vi fu, il quale tanto almeno non conoscesse il disegno, quanto nel- F esame delle sue stampe se ne riscontra. Che più ? senza la pittura sussisterebbe egualmente l'incisione ; ma senza il disegno cesserebbero del pari e l'incisione e la pittura.
Riassumendo il fin qui detto , è dunque F in- cisione una fra le belle arti al pari d' ogni altra dipendente dal solo disegno : non esclude in chi la professa lo sviluppo dell'immaginazione, ma lo dissuade. Quando prende a pubblicare i dipinti più famosi, essa è originale nella sua esecu- zione: traduce, non copia: giova alla pittura, non serve. È un'arte in somma minor sorella, se vuoisi, della pittura, ma pur sorella : arte le- gata bensì più che le altre a molta e minuziosa parte meccanica, ma per altro* da troppo più che semplice mestiere: arte, se tu riguardi alla più stretta somiglianza col vero, inferiore certamente alla pittura, se all'utilità che ne deriva o alla difficoltà dell' artificio , superiore. Le quali cose mi verrà fatto agevolmente di comprovare nei susseguenti articoli, ove la ridetta mia professione
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largo campo mi offre a tributarle i più meritati encomj.
Ragion volle finora eli io ne fossi più difen- sore che lodatore , sebbene dapprima era mio concetto di trasandare sulle indicate proposizioni tranquillamente, siccome niun altro scrittore , che io mi sappia, si fece carico di confutarle. Ma queste propagandosi ogni dì più, e presso i meno istrutti vestendo nuova apparenza di ragione, era mio dovere pel vantaggio de'' giovani inci- sori il diradare questa nebbia, perchè non ve- nisse loro grado grado scemando quella viva in- clinazione a quest'esercizio, che sola può dar lena a percorrerne con alacrità la faticosa e lunga carriera, e che allora solidamente si conferma, quando viene avvalorata da una giusta opinione sul!' eccellenza dell5 abbracciata professione.
UTILITÀ.
V>lollocata così la calcografia al conveniente suo grado come arte liberale, deggio considerarla come arte utile alla generale società, alla patria, a' suoi medesimi coltivatori. Contribuire d'ac- cordo colla tipografia al più rapido incremento delle umane cognizioni; tradurre e moltiplicare le produzioni de' più celebri artisti a più facile istruzione degli studiosi ed a sommo diletto degli amatori delle belle arti; finalmente rendere pub- bliche ed eternare le fisonomie e le gesta degli uomini insigni ad esempio de' contemporanei e de' posteri, ecco il triplice scopo cui è diretta; scopo utilissimo, immancabile. E primieramente, dacché la tipografia divenne il veicolo per cui più che altrimenti si propagano le umane cogni- zioni, dirò che la calcografia non è solo vantag- giosa, ma ben sovente necessaria agli scrittori più eloquenti. Mentre così ragiono, non è già ch'io non conosca abbastanza il valore dell'elo- quenza, chè anzi l'ammiro quant' altri mai, e grande il dico , e direi quasi illimitato ; se non che ha un lato debole anch'essa, donde povera si mostra ed insufficiente. Nella parte descrit- tiva e quando si tratti principalmente d' oggetti sottoposti ai sensi , per poco che sian essi
complicati, ed esigano parziale ed esatta sposi- zione, la più fina arte del dire non trova modi bastanti, ne il più ricco idioma somministra vóci tali da ben esprimerne Fidea e suscitarne la giusta imagine nella mente de' leggitori. E quando pure la favella non manchi, vano parimente è lo sforzo: perocché descrizioni di tal natura o sono sem- plici e brevi, e riescono di leggieri oscure ed anfibologiche, o lunghe, minute e circostanziate, e stancano la fantasia talmente, che anche vo- lendo, non persiste a seguirle.
Egli è allora che F incisione supplisce mira- bilmente alla incolpabile mancanza degli scrittori: con poche cifre incise e poche note dimostran essi per di lei mezzo ben più assai che non potrebbero con interminabili spiegazioni; nel che ( cosa invero singolare ) tanto a prò comune la calcografia e la tipografia si recano ajuto vicen- devole, che quel medesimo il quale scrivendo non avrebbe potuto mai dimostrare quanto F in- cisione gli rappresenta, appoggiato alle linee di quest'arte si trova tosto in grado di rettificare e chiarire facilmente ciò, che o la natura del lavoro, o F imperizia delF artefice può lasciare imperfetto. Così compagna e coadjutrice della ti- pografia, mentre F abbella e F infiora, aggiun- ge agli storici e scientifici ragionamenti quel
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possibile grado ci9 evidenza che la sola rappre- sentazione visibile delle cose può somministrare. Lungo perciò e superfluo sarebbe il dimostrare come l'astronomia, la geografia, l'ottica, la mec- canica, la storia naturale, la botanica, l'ana- tomia, l'idraulica, la geometria, la prospettiva, e tant' altre scienze ed arti alla di lei opera ri- corrono, e come poi tutte .le parti dell'umano sapere cui può giovare il disegno da lei ricono- scono agevolata ogni via d' istruzione. E questo mio stesso ragionamento, allorché verserà sulla pratica dell'arte, non potrà sicuramente essere inteso, come io bramo, se non giovandomi io stesso dell' arte per illustrare F arte medesima.
Ma questi grandi vantaggi che l'associazione della calcografia colla tipografìa porta alle scienze ed alle arti d'ogni genere, come che dalla mag- giore o minore abilità ed esattezza dell'artefice riconoscano maggiore o minor aumento ; pure più dalla natura dell'arte dipendono, che dal di lei perfezionamento ; poiché a simili lavori sogliono d' ordinario attendere con buon successo quegli artefici eziandio, cui manca la necessaria atti- tudine per ben riuscire in cose di maggiore im- portanza: ed ognun vede, che per ben incidere un pezzo topografico, una foglia esotica, una preparazione anatomica , non è mestieri che
l'incisore sia geografo, botanico, anatomico ; basta solo che alla necessaria diligenza egli unisca il facile uso degli str omenti, nè si richiede in lui la mano ed il sapere di un Eclelinck, d'un Drevet, d'un Visscher, d'un Bartolozzi, d'un Ber vie e d'un Morghen. Ben altro vuoisi in chi a pubblico comodo e diletto incide le opere de' sommi pittori : per imitarne lo stile , per mantenere la purezza de' contorni in mezzo alF artificiosa loro indeci- sione, per conservare la morbidezza delle car- nagioni, la leggerezza de' capelli, la varietà delle vesti, la generale armonia del chiaroscuro, e soprattutto la fierezza o dolcezza de' volti, e la moltiforme loro espressione, fa d'uopo che 1? in- cisore conosca prima egli stesso 1' ossatura , l' uffi- cio de' muscoli, le proporzioni e le forme dei corpi, i segni esterni delle passioni, il giuoco della prospettiva e delle ombre: bisogna senza più, ch'egli sia valente disegnatore e scevro di ciò che chiamasi maniera propria d' operare.
Con questi preludj Y incisione , dopo d'aver giovato indirettamente alle scienze ed alle arti meccaniche , porta diretto giovamento alle arti liberali di lei sorelle. Tutti s'accordano in dire che la calcografia è per le arti liberali ciò che la tipografia è per le lettere e per le scienze ; quindi eguale sembra il relativo vantaggio derivato
a tali studj dalla scoperta d'entrambe; ma io porto ferma opinione, che non tanto profitto ritraessero le lettere e le scienze dall'invenzione tipografica, quanto dalla calcografica le arti del disegno , maggiore essendo senza paragone la difficoltà di copiare esattamente un bel quadro, che di trascrivere esattamente un buon codice. Ed in fatti prima che la stampa de' caratteri si conoscesse, costoso bensì e non del tutto co- mune era il possedere una sufficiente raccolta delle opere de5 principali maestri nel dire e nel pensare: tale però era la folla degli amanuensi, e tale pure la rapidità della penna loro in questo solo esercitata , che moltissimi privati erarj , non che pubblici , poteano agevolmente provveder- sene. Vero è che in molti luoghi trovavasi non di rado o negligentemente mutilato, od ignoran- temente alterato il testo originale: sconcerto non lieve, donde anche a' nostri giorni si fomentano le già proclivi letterarie discrepanze , libero apren- dosi il campo alla sempre vaga interpretazione ; ma pure 1' ordine e lo stile dell' autore non po- tea sì di leggieri da que' mercenarj essere scon- volto. Non era così intorno agli esemplari dell' ar- te , se come all' età nostra d' egual merito ed in egual numero fossero stati allora. Sebbene, non dirò già ai tempi di Schoen e di Fini guerra; ma
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ve ne furono d'innumerevoli e ben superiori ai nostri ne5 floridi tempi della Grecia, e non pochi di essi vennero dalF aquile romane trasportati nella nostra Italia ; ma tranne quelle reliquie di scultura che tuttora ammiriamo, ed a moltipli- care le quali a pubblica istruzione di minor uopo era l'arte del bulino, supplendovi bastantemente quella de' gessajuoli , ci limitiamo ora a leggere le descrizioni enfatiche di que' celebratissimi di- pinti sulle storie greche e romane; e per essere stata a que' tempi ignota la calcografia , non ci è dato di verificarne le portentose asserzioni, ed Apelle , Protogene, Zeusi, Parrasio, Eufra- nore, Timante ed altri molti non sono che un nome. E non come Omero, Pindaro, Platone, Socrate, Demostene e simili, di mano in mano trovarono infiniti copisti , e per tal modo fino al secolo della tipografia pervennero ; ma o pochis- simi disegnarono que' dipinti, o que' disegni non furono di sì facile riproduzione che non rima- nessero egualmente vittima dell'edacità del tempo. Perocché alla meccanica abilità d'un leggibile amanuense ogni men che mediocre ingegno suole per lungo uso pervenire : dove l' artista , quan- tunque copiatore , forz' è che dalla natura abbia sortita nascendo tale disposizione, che all'esat- tezza delle proporzioni ed al senso dell' armonia
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guidi il suo occhio , e la sua mano alla corri- spondente facilità d' esecuzione : nè perchè gli stia a fronte l'originale che si propone d'imi- tare, potrà egli ricavarne fedelmente le forme, se prima con indefesso studio non conoscerà le leggi del vero e del bello, onde così penetrare nello spirito dell'autore, e conoscere per quali mezzi e sotto quale aspetto abbia egli esami- nata ed imitata la natura. La quale abilità e predisposizione rarissime essendo, chiaro appare che prima della calcografia nessuno o quasi nes- suno potea formarsi precisa contezza delle mi-r gliori produzioni d' ogn' arte liberale , se non recavasi egli stesso con iterate spese e fatiche e perdita di tempo a contemplarle ovunque si ritrovassero ; mentre all' opposto ne' tempi ante- riori alla tipografia moltissimi a loro voglia e comodo , nel proprio loro soggiorno , e a mite co- sto gustar potevano le migliori opere scientifiche e letterarie. Più cara pertanto clebb' essere l' in- cisione alle arti liberali, che alle scienze ed alle arti meccaniche : cara al giovane artista, sic- come quella che serve sì bene e con sì poco dispendio al di lui ammaestramento : cara al pro- vetto, come tale, che quando il meriti, può sola illustrare e propagare le di lui opere presso ogni popolo illuminato: cara finalmente agli amatori
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del disegno pel sempre nuovo diletto che loro procura l'abbondanza e la bellezza delle di lei produzioni. In fatti di qual piacere non ci ricolma una raccolta di scelte stampe, o custo- dite siano e riserbate ad onesto trattenimento nelle ore d'ozio, o collocate sotto lucido cristallo ad ornamento gentile delle civili abitazioni? In poche sale io raduno le incisioni di quanto v'ha di più squisito e non mercatabile ne' varj generi di pittura. In breve spazio io godo a beli' agio e prendo sufficiente idea delle più complicate e gigantesche composizioni occupanti ampie tele o vastissime pareti. Posso paragonar fra di loro molte opere d'un solo pittore sparse in diverse e lontane contrade, ed is coprire fin dove la feracità della sua fantasia seppe variare il luogo, le movenze, i gruppi, e dove più o meno suo malgrado si riprodusse. Posso simil- mente paragonar fra di loro varj pittori, i quali per avventura abbiano trattato eguale soggetto , e riconoscere da qual lato ne intesero P argo- mento , per quali strade giunsero a rappresen- tarlo , le omissioni , le ridondanze , P analogo od il contrario stile :> e se è pur vero che dall' im- mediato confronto emerga più facile e più sicuro il giudizio e la scelta ; questi ripetuti confronti , che le collezioni di questo genere somministrano
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agl'intelligenti, non porteranno alle arti notabi- lissimo giovamento? Nè a Principi soli è con- cesso l'unire simili raccolte; nè importa per formarle l'intraprendere lunghi e faticosi viaggi; ma il può qualunque agiato cittadino senza gra- ve dispendio, e senza muovere un passo dalle sue mura. E per quanto alcune stampe, o pel finissimo lavoro con cui sono eseguite, o per istraordinaria universale ricerca per cui rare divennero le buone prove, o pel basso rigiro de' mercatanti , e talvolta ( il dirò pure ) degli artefici stessi, siano salite ad un prezzo ecce- dente il loro merito , non è men vero però che un quadro appena più che mediocre suol essere più costoso d' ogni bellissima stampa. L' appas- sionato amatore della pittura, sia pure, quanto esser voglia, opulento e potente, sarà bene spesso costretto a frenare le sue brame sull' acqui- sto di un quadro che gF incanta lo sguardo e gli rapisce il cuore ; poiché , ove si tratti di cosa inapprezzabile ed unica , pari alla brama di possedere non è già sempre la facoltà d'acqui- stare; ma l'amatore agiato dell'incisione, dovun- que volga il pensiero , trova facilmente coronati i suoi desiderj , pochissime essendo le stampe che diconsi introvabili, nè mai le più belle.
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Dopo aver dimostrato quanto proficua sia l'incisione agli amatori ed ai coltivatori delle bell'arti, restami ad esporre il maggiore van- taggio ch'ella suol rendere alla patria, quello cioè di pubblicare ed eternare i ritratti e le azioni de' sommi uomini ad esempio delle pre- senti e delle future generazioni. Da questo lato essa è ben degna della speciale protezione d'ogni illuminato governo , se è dell' interesse de' reg- genti il promuovere quelle discipline le quali fo- mentano F amore della gloria. GÌ' ingegni più elevati o ne' penosi loro studj o nelle pericolose loro fatiche debbono riguardarla con particolare affezione, come tal arte che meglio d'ogn' altra serve di veicolo alla più estesa e rimota pro- pagazione d'una meritata celebrità.
Non intendo io qui di asserire con istrano concetto , che le piramidi egizie e que' simulacri di porfido e di bronzo che più sembrano insul- tare la possa del tempo , siano di lor natura meno durevoli d'una meschina ed umile carta col tipo calcografico impressa. Dirò sì bene che queste leggiere e fragili stampe, che seco porta il vento, l'acqua scompone, il fuoco strugge in un baleno : queste per la sola loro identica quantità assai più resistono alle vicende sfermi- natrici de' secoli che non que' prodigiosi colossi
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per l'immensa lor mole o per la durezza e la tenacità della materia onde son fatti , in una parola per la loro qualità. Imperciocché non v' ha cosa costrutta per mano degli uomini 9 per quanto grande e solida ella sia, che gli uomini stessi non possano distruggere volendo, più fa- cile aazi essendo il demolire che l' edificare ; ma se l' opera di cui si tratta fi a ripetuta le mille e mille volte, se scarsa di peso e di vo- lume, se sparsa già in più luoghi e diversi, al- lora non è più in potere degli uomini il ritirare e disfare tutto ciò ch'essi hanno pur fatto e di- stribuito. E come sarebbe men difficile l'abbat- tere un fieri ssimo toro, che schiacciare tutto un formi cajo in modo che ninna formica sfuggisse e sopravvivesse; così è più facile l'atterrare im- mènsi pubblici edifizj , che distruggere onnina- mente cose piccole , private e numerosissime , talché alcuna di queste inosservata o nascosta non torni illesa dal saccheggio e dalla rovina.
È dunque agevole il concepire come la pit- tura, la scultura e F architettura madri tutte d'un sol figlio per parto veggano ben sovente e dalle ingiurie delle stagioni, e molto più dalle umane vicissitudini annichilati o guasti i suoi più son- tuosi monumenti, e come all'opposto l'incisione a stampa propagandosi in numerosa e sparpagliata
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progenie acquisti tal forza, che nò l'ignoranza od il pregiudizio, nè F invidia o la prepotenza può tutta sterminarla.
Ma ciò che rende la nostr5 arte degna dell9 at- tenzione de9 magistrati è il vantaggio eh5 essa reca alla patria come arte di commercio. Per quel!' utile misto al dolce cui nulla resiste , che forma il pregio principale delle arti ingenue, e che l'incisione per la natura dell5 arte sommini- stra copiosamente, le belle stampe furono sem- pre, e il sono adesso più che mai, ricercate avi- damente dalle più ricche ed incivilite nazioni. Quella fra le nazioni pertanto , la quale vanti nel suo seno migliori incisori , chiaro è che venderà al di fuori maggior copia di questa specie di mercanzia , cangerà la carta in oro , e quante incisioni vi si faranno , saranno per lei altrettante miniere di nuove ricchezze ('*).
(*) Ho la compiacenza di poter dire a questo proposito che qua- lunque sia la mia abilità calcografica (che in molte parti riconosco inferiore a quella d'altri maestri), io unitamente ad alcuni miei bravi discepoli nel giro di pochi anni abbiamo introdotto dall'estero nello stato ben più d'un milione di franchi; e se la salute e le vicende commerciali arrideranno, i lavori sono disposti in guisa da raddoppiare quella somma in lasso di tempo assai minore. Così volle il Cielo coronare le mie fatiche incisorie ed i miei sinceri ammaestramenti nella pubblica scuola a me dal saggio
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Dissi abbastanza sull'incalcolabile utilità che dall' incisione deriva alle scienze ed alle arti , alla generale società, ed in parti colar modo alla patria. Ma vana tornerebbe ogni mia cura, s'io avvisassi di spronare i giovani studiosi a tolle- rare i lunghi incomodi e le infinite difficoltà dell' arte superare pel solo eroico fine di giovare altrui, non a loro medesimi. Se l'api industriose mellificano per raddolcire le nostre labbra, gu- stano prima esse stesse il frutto delle loro fatiche. Tale è il carattere dell'arte nostra : per que5 me- desimi mezzi, co5 quali arricchisce la patria, non può non essere lucrosa a quegli artefici che la professano, sì veramente che l'avidità d'un pronto guadagno non li renda troppo facili e speditivi, od il guadagno già fatto negligenti e perdigiorni, e che ad una soda abilità ed intelligenza uni- scano scelta giudiziosa nelle opere da incidersi. Evvi di più : la malevolenza e la detrazione nulla possono contro la fama e la fortuna di chi in quest'arte si distingue, come l'impostura ed il rigiro nulla giovano per chi resta nella medio- crità. I pittori, gli scultori, gli architetti dipen- dendo d'ordinario da quelle città, dove esercitano
Governo affidata. Da ciò si può dedurre se quest9 arte , come dissi , sia degna o no della speciale protezione de" magistrati.
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l'arte loro, o dove stabilirono il loro domicilio, dal numero o dalla qualità delle commissioni riconoscono la più o meno agiata loro sussistenza: sono pertanto costretti a procurarsi il favore de5 ricchi, e per l'ignoranza o la prevenzione di questi, e per l'audacia e la malignità de' meno abili concorrenti avviene troppo spesso che in mezzo alla più evidente superiorità siano posposti e dimenticati , e veggano adoperati e doviziosi coloro i quali non pur degni sarebbero d' essere loro discepoli. Non è così dell' incisore. L' arte sua essendo, come già dissi, arte di commercio , intraprende egli stesso que' lavori che giudica più opportuni, nè abbisogna delle altrui commis- sioni ( sulle quali non potrebbe mai arricchire, molto essendo il guadagno di chi le dà, poco di chi le riceve ) , nè abbisogna per conseguenza del favore de5 ricchi suoi concittadini per potere operare , nè tampoco per esitare le sue opere : mentre siede tranquillo al suo lavoro , una folla di mercatanti spinti dal loro utile particolare vende le di lui stampe e gliene trasmette il valore : egli riguarda non una o poche città , ma tutta quanta l'Europa , ed il giudizio dell'Europa, cui egli appella, è- certamente retto e disappas- sionato. Quindi il maggiore o minore spaccio de' suoi lavori è il termometro più sicuro della
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maggiore o minore sua abilità (*). Se pertanto le sue stampe rimangono lunga pezza invendute nel suo ripostiglio , non gridi no contro l' invidia
(*) Il già citato signor Joubert è di contrario avviso, ed in aPP°ggi° della sua opinione adduce 1' esempio d' un incisore pari- gino^ ( Beauvarlet ) , il quale sul finire dell'antecedente secolo godeva nella sua patria della primaria fama: dice che in pochi giorni dopo la pubblicazione di una stampa ne vendette un numero sì straordinario nella sola città di Parigi , che fu obbligato di ricominciare la stampa , ne giungeva in tempo di soddisfarne le ineessanti ricerche. Mostra in seguito , e ben a ragione , i difetti di queir incisore in generale ed in particolare di quella stampa ora caduta fra le mediocri, e conchiude col dire in generale che lo spaccio straordinario d' una stampa non è la misura dell" abilità incisoria. A vero dire nel caso di Beauvarlet la conclusione è ottima, ma io parlo di tutta l'Europa, non della sola Francia, anzi della sola sua capitale, dove il detto incisore smerciò sì prodigiosa quantità di quelle sue stampe. E qui giova osservare che in Parigi ove dai tempi di Luigi IV in poi più che in ogni altra città d'Europa vi fu sempre gran copia d'incisori ed anche d'incisori valentissimi, e dove concorrevano e concorrono parecchi incisori stranieri prendendovi domicilio; in Parigi , dico, che è per la calcografia ciò che è Roma per la pittura, la scultura e 1' architettura , e che fu sempre* il nido di tanti amatori di stampe , gl'incisori sogliono molto calcolare il buon esito de'proprj lavori sulla vendita che colà se ne può fare al tempo della pubblica- zione , e che è tale in certi casi da stancare totalmente il rame prima che le copie giungano all' estero ; il rimanente dell' Europa è per loro di calcolo secondario; per conseguenza s'attengono a quello stile d' intaglio che più trovano gradito nel loro paese , e traducono quasi esclusivamente le opere di que' pittori loro nazio- nali che più vi sono in voga e per così dire di moda , e siccome
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degli artefici rivali; essa non giunge fin dove T artista non è personalmente conosciuto ; ma riformi piuttosto il modo suo d'operare, diffidi sempre di sè medesimo , si regoli sul parere de5 migliori, seduca colla bellezza del disegno, sorprenda colla' qualità del lavoro, e ne ritrarrà largo emolumento e nome immortale. Sì nome
questa varia assai frequentemente , non è da stupire se le stampe di Beauvarlet lodatissime un tempo dagli amatori parigini ( pochis- simo in vero nel resto dell' Europa) siano oggidì non solo neglette , ma vituperate. La colpa di quest'incisore non e però tutta sua, ma è dovuta in gran parte alla qualità delle opere ch'egli intagliò per V addotto principio dai pittori suoi contemporanei e connazionali, opere tanto più stimate in allora, quanto por- tanti l' impronta dell' ultimo sfogo di quelP insulsa maniera eh' era vicina a cadere mediante gli sforzi d'un David e d'altri chiari ingegni, i quali reduci dai loro soggiorno in Italia indussero gli alunni francesi col consiglio e coli' esempio a studiare la natura ed i greci modelli , ed a consultare in pari tempo i migliori maestri italiani del secolo di Leon X. Del resto il bulino di Beau- varlet non è punto destituito di merito, le tinte, sebbene impastate di molti piccioli punti , sono dolci , tenere e trasparenti, le carna- gioni dilicate e morbide anche più del bisogno , v' ha molto rilievo e molta forza di chiaroscuro. In una parola s'egli avesse inta- gliato dai quadri di Correggio , di Raffaello o di Leonardo , è da credere che non l' aura effimera di que' suoi compatrioti , ma solida fama europea gli avrebbe dato seggio fra i più distinti incisori, e la fama europea non avrebbe cangiato sì presto a suo riguardo. Dunque sta per l'incisore in generale, non pel solo parigino , che il maggiore o minore spaccio de' suoi lavori è il termo- metro più sicuro della maggiore o minore sua abilità.
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immortale , ed è questo sulla utilità delF incisione T ultimo argomento sì 5 ma il più dolce e lusin- ghiero per un' anima nobile e generosa, per uri vero artista. Fu costume saggiamente introdotto liei!' arte incisoria di porre appiè d' ogni lavoro espressi in chiare note i nomi del pittore ; delF incisore , del rappresentato ; e per verità in quelle produzioni , le quali si moltiplicano di lor natura e si propagano per ogni dove, è mal intesa modestia che Fautore al pubblico si nasconda. Tale modestia è anzi ingiusta e peri- colosa, poiché se l'opera è buona, va a rischio F artefice d' essere fraudato del meritato onore ; se cattiva, altri va a rischio d'esserne a torto incolpato. Da ciò ne viene che senza timore cF equivoco il nome del valente incisore non può non giungere venerato alla più tarda po- sterità , e o s' affatichi egli in pubblicare le opere de' sommi artisti, o in divulgare l'effigie e le gesta degli uomini insigni per dottrina e per virtù , il suo nome andrà del pari coi celebrati nomi di quelli eli ei prese ad illustrare col suo bulino. Egli è così che Raimondi associò il suo al gran nome di Raffaello , Bolswert, Vostermann e Ponzio a quello di Rubens, Audran ed Ede- linck a quello di Le-Brun , per tacere di tanti altri, de' quali dirò ordinatamente nel seguente
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articolo , in cui dell' origine e de5 progressi di quest' arte debbo favellare.
Ho esposta, il più che per me si potesse chiaramente , F incalcolabile utilità dell'incisione, e come arte liberale, e come arte utile e di commercio l'ho ricercata nelle sue varie cause, T ho seguita ne5 più felici effetti, sicuro di questo, che se non il pubblico, almeno il privato e proprio vantaggio animerà i giovani incisori ad amare vie meglio la loro professione , a porre ogni cura in ben riescire, ed a sostenerne fer- mamente i duri primordj ed il sempre grave esercizio.
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ORIGINE.
C^uale origine avesse l'incisione, e quando, e dove, più alla storia delle arti che all'arte medesima giova saperlo. Pure per seguirne il vario andamento fino ai nostri giorni , e per dimostrare per quali gradi salisse a sì alta meta, e come anelasse talora acquistando da una parte , perdendo dall'altra (osservazioni tutte per l' arte nostra utilissime), fa d' uopo ragionando partire dalla più remota epoca indubitata che la storia ci presenta.
Dirò pertanto che l'origine della calcografia propriamente detta, al pari di quella della pit- tura, della scultura e dell' architettura, risale alla più remota ed oscura antichità : le patere, i vasi, le armature ed altri utensili de' tempi egizj , etruschi, greci e romani visibili tuttora in al- cune pubbliche e private collezioni, eseguiti col bulino ora a semplici contorni, ora colf ombre tratteggiate, ne fanno sicura testimonianza (*).
(*) Che non si è scritto intorno a questa materia? Si citano perfino le descrizioni di Omero d'alcuni di questi intagli per provare che fino a que' tempi antichissimi della Grecia l'arte del bulino era già conosciuta. La coppa sì bene descritta dal grazio- sissimo Anacreonte , il rivolgersi eh' ei fa all' artefice , perchè v incida le cose prescritte, provano che in Atene cinque secoli
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Ma eli questo genere di reliquie che dissotterrate ricomparvero a' nostri sguardi, quante ne ho vedut' io , o quante dalla compiacenza de5 colti viaggiatori mi vennero descritte, sebbene per la semplicità della composizione, o per la ro- bustezza del carattere siano spesso osservabili ed anco ammirabili, sono però ben lontane da quella fina esecuzione, cui non dirò i moderni lavori calcografici furono portati, ma ben anche gli stessi nielli. I contorni d'ogni cosa sono co- stantemente solcati con linea più o meno profonda e grossa, vizio che noi riscontreremo ben anche ne' primi maestri per lunga serie dopo rigenerata
prima dell'era cristiana era in uso questo stromento. Secondo Erodoto il piano della terra diligentemente intagliato sopra una lastra di rame fu presentato da un Aristagora al re Cleomene. Secondo Eginardo si era tanto conservato l'uso d" incidere disegni geografici sopra lastre di metallo , che Carlo Magno possedeva tre tavole d'argento, nella prima delle quali era inciso il piano di Costantinopoli , nella seconda quello di Roma 5 nella terza con finissimo tratteggio si vedeva figurato il mappamondo allora conosciuto. L' esattissimo storico aggiunge perfino che per testa- mento una di queste incisioni passò al papa , l' altra al vescovo di Ravenna , la più cospicua poi a' suoi eredi. Uno solo di tali argomenti basterebbe a provare l' antichità dell' intaglio a bulino ed a farci stupire , come non prima di circa la metà del secolo decimoquinto si giunse a scoprire 1' arte d' imprimere e moltiplicare sulla carta simili intagli, mentre già si stampavano da lungo tempo gF intagli a linee rilevate sul legno.
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F arte . nostra colla felice scoperta dell'impres- sione. E veramente può dirsi che l'incisione per tal mezzo non solo rigenerata fosse, ma cominciasse allora ad esistere; chiaro essendo che senza V ajuto della stampa sarebbe rimasta sì meschina da non meritare il nome d' arte libe- rale. Imperocché tale è la natura di quest'arte, che quelle cose le quali sopra il rame appajono condotte all'ultima unione e finitezza, poste al- l'esperimento dell' impressione risultano in alcune parti sempre, bene spesso in molte, talvolta anche in tutto mancanti della necessaria fusione ed armonia, e bisognose di nuova e più tediosa riduzione. E soltanto dopo lungo esercizio può 1 esperto incisore senza prova alcuna di stampa , non dirò già assolutamente giudicare sul rame ; ma preveder quasi F effetto che produrrà il suo lavoro impresso; ogn' altro artista non mai; che se lo stesso Raffaello vivesse, e fosse presentato al suo finissimo giudizio un rame diligentemente coperto di lavoro , ma non ancora cimentato al torchio, estimerebbe sicuramente abbastanza im- pastato e fuso sul tipo quel chiaroscuro, che ogni mediocre disegnatore troverebbe poi facil- mente ineguale e disarmonico sulla stampa. Del che manifesta è la cagione, quando si osservi che dall'una parte il candidissimo fondo della
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carta contrasta assai più col nero del tratteggio, che non il fondo rossastro del rame, il quale rende le ineguaglianze meno sensibili; dall'altra il tratteggio stesso in virtù della pressione si fa sulla carta rilevato ed alquanto più largo , mentre sul rame anche riempito del solito nero coli5 olio è concavo anzi che no, alquanto più fino , e più nitido , e puro d' assai. Oltra di che molte altre ragioni vi sono, le quali esigendo troppo minuta spiegazione, verranno da me esposte dove parlerò dell'ultima operazione del- l'incisore sul rame, cioè dell'accordo generale.
Intanto dal sin qui detto emerge che l'incisione debbe all'invenzione della stampa in rame il perfezionamento sorprendente cui fu portata al secolo di Luigi IV, che fu per essa il secol d'oro, ed in cui si mantenne fino a' giorni nostri. Il perchè non vanno totalmente errati coloro i quali tessendo la storia di quest'arte, ed incominciando dal secolo decimoquinto, sembrano confonderne F origine con quella della stampa a cui fe' luogo , tanto più, che ora si giudica del merito d'un intaglio a bulino sulla carta impressa, e non sul rame, e quindi le stampe stesse per uso inveterato sogliono dirsi incisioni.
Ma anche l'origine dell'incisione a stampa, quantunque meno assai remota da noi, che quella
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del semplice intaglio per niello o per qualunque altro ornamento, non è però sì chiara e com- provata, che non fosse già argomento di non lievi controversie. GÌ' Italiani ne attribuirono l'invenzione a Maso Finiguerra , orefice fioren- tino: i Tedeschi al loro Martino Schoen, orefice anch' egli e pittore, ed anzi non mancò chi trasportato pel maraviglioso l' attribuisse strana- mente ad un povero pastorello de' contorni di Mons per nome Yon-Bocholt. Così Vasari e Lanzi, e per tacere di molt5 altri il teste defunto Zani con assai valide ragioni stettero per F Italia. Huber, Heinéche ed altri per la Germania. Lo sciogliere appieno sì fatta questione è , a mio credere, cosa difficilissima, non bastando per prova d'anteriorità il produrre delle stampe di data anteriore ; poiché , non dubitando pure di falsificazione alcuna non infrequente anche a que' tempi, era ovvio il caso che già conosciuto il mezzo di moltiplicare in tanta copia le pro- duzioni del bulino servendosi dell'impressione con maggiore guadagno degli artefici e dei mer- catanti, gli uni o gli altri rinvenissero qualche lavoro abbandonato, molto prima eseguito, e non ancora riempito di niello , o trovassero op- portuno di vuotare alcuni lavori già niellati dall' introdottovi cemento, onde poter cavarne le
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stampe, ne9 quali casi ognun vede che la data incisa sul tipo non mentirebbe , ma bensì la stampa , la quale esser potrebbe tanto posteriore alla propria scoperta, quanto anteriore l'esecu- zione dell'intaglio. Quando ciò fosse ■ tali stampe porterebbero necessariamente e l' epoca e tutte le parole al rovescio, e tutto ciò che appartiene al destro, volto al manco lato., e quest'appunto interviene per lo più in quelle misere stampe sulle quali si è fatto sì gran romore (*).
(*) Che si possa vuotare un niello della mistura metallica introdotta ne' tagli del bulino, lo dice il mio rispettabile amico, saggio amatore e coltivatore delle arti, Conte Leopoldo Cico- gnara, nel suo sensatissimo opuscolo pubblicato in Venezia nel 1827, DeW origine , composizione e decomposizione dei nielli, e lo dice dopo averne fatto egli stesso replicatamente F esperimento. 1 Scelto adunque, die' egli , il più intatto di questi (nielli), » affinchè non fosse il menomo principio di separazione del solfuro I d'argento dalla lamina, e posto in un crogiuolo d'argento con » una dose di potassa caustica, accadde che appena si trovò la B materia in ebullizione, e ne rimase svaporata l'acqua, il niello » venne attaccato e sciolto dal fluido caustico, e in pochi minuti » la laminetta rimase interamente detersa, come se allora fosse » uscita dalla mano dell'orefice intagliatore. A convincimento » poi che il lavoro di bulino non aveva menomamente sofferto in » questa decomposizione, e che i tagli erano tutti vuoti unifor- mi memente e suscettibili d'essere impressi in carta, feci tirare » un numero d'esemplari bastevole a dare la prova evidente che » un niello antico può vuotarsi perfettamente e stamparsi come f avrebbe potuto ciò operare il suo autore prima di riempire i I tagli della nera sostanza metallica. » Più che degno di fede
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Ad ogni modo questa scoperta 9 come che importantissima, non è poi sì gloriosa per la nazione, ove ebbe luogo, di farne argomento di calde controversie , quando 1' autore non ne fu secondo ogni apparenza , che V autore di quasi tutte le più grandi scoperte, il caso. Avea, dicono alcuni, terminato o stava Maso per ter- minare un intaglio a bulino sulF argento per niel- larlo, e come suole ogni, artefice di simil genere, per vedere l'effetto del suo lavoro, aveva empiuti i tagli di negrofnmo misto ad olio , e ripulita destramente la superficie del lavoro ; quando una tazza, ove fondevasi dello zolfo, si rovescia a caso sulla lamina , e tutta la ricopre ; lo zolfo si raffredda e s' indura , e nello staccamelo egli vi trova esattamente segnato al rovescio ciò che aveva inciso sul metallo : riempie allora di nero i tagli e ripulisce la superficie del suo lavoro,
per se medesimo l' illustre scrittore cita varie persone distinte per carattere e per sapere, le quali coadjuvarono co' loro consigli o col somministrare i nielli da decomporsi a questa importante operazione • dico importante per le nostre osservazioni , giacche comprova pienamente la nostra asserzione che la data anteriore a quella ora conosciuta della scoperta della stampa di rami , che si può trovare in qualche antica s tampina , non è prova bastante per far risalire la scoperta attribuita al Finiguerra ad artefici ed a tempi più remoti.
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ripete ad arte Y operazione del caso , e vede l'opera sua già triplicata; poi di là procedendo s' avvisa che mediante una forte compressione sulla carta umettata posta sul lavoro potè ansi moltiplicare gì5 impronti a guisa d' altrettanti di- segni di penna, si procura pertanto un rullo ben cilindrico , lo fa scorrere con forza e con modo sulla sottoposta carta , frapponendovi qualche pezzetto di panno, e ne ottiene l'intento. Narrano altri diversamente. Una picciola lastra d' argento già incisa e non ancora niellata, ma colf usato olio e negro fumo ne' soli tagli, stava sopra un tavolino coperta o accidentalmente o per evitare la polvere da un bianco foglio di carta; quando sopravvenuta una lavanda] a vi posa sopra in gran copia dei panniìini ancora umidi, e quindi più pesanti: l'umidità che grado grado si comunica alla carta la rende suscettiva di ricevere l'im- pressione : il peso e la dimora de' panniìini fanno le veci del torchio, e all' indomani P artefice nel ricercare il suo lavoro con grandissima sorpresa lo ritrova stampato.
In questo od in quel modo è ben verisimile che nascesse la stampa dall' incisione ; ma non come alcuni asseriscono, e tra gli altri il buon Vasari, che fosse costume de' niellatori e dello stesso Finiguerra d'improntare colla creta di
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mano in mano F incisione da niellarsi, onde meglio conoscerne Io stato, e che di là venisse F idea di fare lo stesso colla carta , di che non vedo ragione. Poiché so bene che più d'uno di simili impronti sulla creta, come pure sullo zolfo improntato dalla creta medesima si conser- va tuttora presso accreditate collezioni. Ma che perciò ? Era questo un mezzo di provare la perfezione del lavoro, o non piuttosto di vuo- tarne facilmente il tratteggio per niellarlo ? Era forse un tentativo felice precursore della stampa, o non piuttosto dopo F invenzione di questa un modo mal sicuro di giudicare prontamente al rovescio sulF esattezza di un intaglio già desti- nato al torchio ? Le incisioni di bulino a trat- teggio, quali si eseguivano pel niello, non erano già come quelle dette d' incavo in pietra dura od in altra qualunque materia , dove l5 artefice per assicurarsi del suo lavoro è costretto di quando in quando ad improntarle con cera o con finissima creta: ad iscoprire le mancanze, e ad antivedere l'effetto che il niello vi doveva produrre, era più che bastante il solo nero coli' olio, di cui anche gl'incisori viventi empir sogliono ad ogni tratto i solchi del bulino , giacché il niello colla sua tinta nericcia non faceva poi che subentrare né più né meno
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all'anzidetta mistura, nè poteva quindi presen- tarsi altrimenti (*).
Ma troppo io mi dilungo in osservazioni più dilettevoli forse che utili : laonde conosciuta per quanto si può F origine dell' incisione a stampa , passo a dimostrarne i progressi. Dividerò la storia di quest' arte in tre differenti età, bambina,
(*) Troppo in questo capitolo si è parlato di niello , perchè agli amatori meno versati in queste particolarità non si debba una chiara sposizione intorno all' arte di niellare. Fu chiamato niello per la sua tinta nericcia dalla voce latina nigellum un metallo composto di piombo ? d' argento e di rame coli' aggiunta d'alquanto zolfo croceo, per virtù del quale (secondo Benvenuto Cellini ) il detto composto si fa nero. Si trovano indicate chiaramente le dosi rispettive di questi ingredienti 9 non che il modo migliore di fonderli e di applicarli sull'intaglio, nel trattato dell' orificeria dello stesso Gellini , nel Codice di Teofilo monaco ed in altre Memorie ; ma que' due primi scrissero di questa materia assai meglio d'ogni altro. La materia metallica così composta veniva infranta e ridotta in tanti frantumi della grossezza all' incirca tra il miglio e il panico , se ne copriva all' altezza di una costa di coltello circa una lamina più o meno , ma sempre picciola di pu- rissimo argento già incisa col bulino nel modo stesso con cui s' incidono i rami , si poneva al fuoco di tal grado che la sola mistura, non l'incisa lamina si fondesse, e lasciato il tutto raf- freddare, si levava con lima o raschiatojo o carbone il niello sovrabbondante , finche restando il niello ne' soli tagli del bulino , come fanno gl' impressori de' rami col palmo della mano prima di sottoporli al torchio , apparisse ben netta la superficie della detta lamina, e ben deciso il tratteggio della rappresentazione, il tutto con grande pratica d' arte ed attenzione scrupolosissima.
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5q ry.j '>'* '
adolescente, adulta, non colla divisione di Lanzi , il quale confondendo, com'era facile in uno scrittore non artista , il merito di una parte es- senziale del disegno con quello dell' incisione , ne segna in Marc' Antonio Raimondi 1' età ma- tura, e quasi gli fosse stato contemporaneo, ne sopprime la storia \ ma con divisione assai più ampia , di cui la prima parte include precisa- mente il Raimondi medesimo, la seconda giunge agi5 incisori di Rubens , la terza a' giorni nostri. Esaminerò brevemente ad uno ad uno non tutti gT incisori^ chè inutil cosa sarebbe ed infinita , ma i principali maestri, e quelli precipuamente, lo stile de' quali o per la bellezza o per la novità ebbe maggiore influenza sub" incremento o de- cremento dell' arte nostra , ne indicherò i pregi ed i difetti^ quali la mia lunga sperienza in tale professione me li darà a conoscere CO.
(*) Non è già una compiuta storia dell' arte eh' io intendo di tessere , copiando ( come pur troppo suol farsi ) i varj articoli dall'uno o dall'altro di que' molti scrittori , i quali, quando ven- gano a scoprire qualche meschina stampa d' alcun meno che mediocre intagliatore non citato ne' precedenti dizionari , sono all'ebbrezza della gioja noumeno di Archimede, quando scoperse la truffa dell' orefice nella corona di Gerone. Sarebbe cosa bene sciocca illustrando le gesta d' un grande guerriero scendere a nominare particolarmente tutti i soldati, i quali sotto il suo co- mando colla obbedienza loro e quasi macchinalmente contribuirono
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Spesso avverrà eli io dissenta dalle opinioni degli scrittori che mi precedettero in questa materia:, opinioni a guisa d'eco ripetute il più delle volte dall' uno all'altro senza critico discer- nimento. S' io però non avessi riconosciuta ne- cessaria a prò degli artisti e degli amatori molta riforma in sì fatti giudizj , e non avessi trovato largo campo a nuove osservazioni e nuovi av- vertimenti, era miglior partito, qualunque sia per essere questa mia fatica, risparmiarla, anziché riprodurre alla cieca ed inutilmente cose già dette, ed avvalorare dal canto mio gli. adottati
alle sue vittorie. Ho dunque scelto fra F immenso novero dei calcografi que' che mi parvero più meritevoli d' essere esaminati ed illustrati. Più d' uno di questi si distingue ben poco da' molti altri suoi competitori , de* quali non feci parola; ma in simili classificazioni la progressione dell' arte in certi tempi è tanto in- sensibile ,, che per non impinguare senza profitto un volume ho creduto meglio serbare un rispettoso silenzio , persuaso di nulla detrarre con ciò al loro merito , e molto meno alla fama loro già stabilita. E similmente ho serbato silenzio intorno agi' incisori viventi , alcuni de' quali meritano altamente d' essere commendati. Ma siccome non v' è artista per quanto valente ei sia che non abbia le sue mende, e siccome era mio proponimento pel van- taggio de' giovani studiosi e per amore della verità di chiaramente indicarle, non ho giudicato convenevole, come scrittore e professore dell'arte medesima, T espormi al menomo sospetto d'invidia o di contraria personale prevenzione. I posteri renderanno loro imparziale giustizia.
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errori. Ne in ciò , spero , avrò taccia di presun- zione presso i miei leggitori, se porrai! mente a questo , che Y uomo del mestiere , per poco che sia osservatore e filosofo, vede più in esso che i più grandi ingegni estranei alla professione. Che se coloro i quali si eressero in giudici dell' incisione in rame 8 ne stabilirono i canoni e ne stesero i precetti , avessero prima trattata con qualche lode la punta ed il bulino, le loro opinioni sarebbero forse più consentanee alle mie. Io non ignoro che il giudizio dell'artista ha esso pure talvolta i suoi gravi inconvenienti, che piega assai facilmente alle contratte abitudini di vedere e d'operare, e non a torto va sospetto di predilezione per quegli autori nei quali rav- visa analogia col proprio stile. Ho anzi per certo, che se Rembrandt e Castiglione avessero scritto di quest'arte, il taglio ordinato del buli- no sarebbe stato proscritto forse e sicuramente posposto al taglio libero dell'acquaforte che era loro famigliare; se Bai e eh ou o Wille, nitidissimi intagliatori a bulino, starebbe scritto il contrario. Così nel suo opuscolo Abramo Bosse, il quale soleva condurre l'acquaforte ad una regolarità, equidistanza e nitidezza, che molto avvicinavasi al bulino, vantò Callot sopra Stefano della Bella che era condiscepolo di quest' ultimo ; al contrario
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Cochin nelle sue aggiunte, avvezzo a trattare l'acquaforte con leggerezza e libertà, antepone Stefano a Callot ed agli altri acquafortisti in piccolo , come antepone nel grande Gerardo Audran agli Edelinck, ai Drevet ed agli altri bulinisti. Non ogni artista però sì fattamente soggiace al predominio della propria inclinazione , da non giudicare che per essa, come non ogni amatore va esente dal canto suo da particolare simpatia o prevenzione , e quando ben si rifletta , si scorgerà ch'egli non giudica d'ordinario che colle prime idee ricevute da qualche artista non forse del tutto imparziale , il che torna lo stesso. Se non preferirà la maniera più conforme alla sua, poiché non ne ha alcuna, starà per quella probabilmente ch'egli avrebbe abbracciata, se fosse stato artista. Una viva inclinazione per l'arte, una felice disposizion naturale per tro- vare la corrispondenza dell' imitazione col vero , il lungo uso di vedere belle produzioni lo por- teranno facilmente a scoprire con occhio ingenuo la pecca ordinaria degli artefici per eccesso o per difetto : saprà egli gustare forss anco la gra- zia, l'espressione, il carattere delle fisonomie, la proporzione delle membra, l'eleganza delle forme, la naturalezza delle pieghe, la morbi- dezza, la trasparenza, il rilievo ed altre cose e
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molte; ma non potrà mai indicare quelle tante imperfezioni , le quali sfuggono all'attenzione di chi non saprebbe correggerle, nè mai sentire quelle fine bellezze animatrici delle arti , in- visibili ad ogn' altro, fuorché all' occhio sagace di colui che provò l' impotenza o la difficoltà estrema d'eseguirle. Egli è così che il volgo de' filarmonici non avverte quelle quasi minime dissonanze che pure offendono l'orecchio educato del valente professore. Così il pubblico confonde anche dappresso e scambia l' un l'altro que' ge- melli, che il famigliare distingue sì bene da lontano. Così noi tutti finalmente, se per caso c'incontriamo in una greggia, non troviamo quasi differenza fra tante agnelle, che lo zotico pastorello scerne ad una ad una facilmente, senza punto ingannarsi.
Con tutto ciò riguardo all'arte nostra sono sempre più rispettabili le opinioni de' colti ama- tori, che le sentenze di quegli artefici (e sono molti) i quali non hanno abbracciata la profes- sione , che in una parte sola, e mal conoscono il rimanente. Questi semiartisti non veggono le cose altrui che a traverso del loro prisma, so- gliono sempre celebrar quello stile ch'essi cre- dono possedere, e quello non curano, le cui difficoltà furono ad essi insuperabili \ come la
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volpe d'Esopo spregiava quelle frutta, cui non poteva salire. È agevole il riconoscerli alle lodi esclusive eh5 essi compartono ad un sol genere di lavoro, e sospette sono pertanto le ardite loro decisioni. Ma quando l'artista conosce pratica- mente la propria professione ne5 varj generi anche fra loro opposti; quando trova commende- voli autori di stile disparato ; quando nell9 esaltare i pregi di un9 opera non si scorda di censurarne i difetti; quando non decide già, ma ragiona per quanto si può nelF arti belle ragionare, allora il suo giudizio porta seco tutti i vantaggi che la cognizione pratica e teorica dell'arte può somministrare. Tal io vorrei pur essere, mentre prendo ad esaminare ordinatamente i principali campioni dell'arte nostra, con animo deliberato per amore del vero a seguire l'altrui parere ove mi sembri schietto e ragionevole, nè ad opp ormivi mai per solo amore di novità. Egli è con questi principi ch'io giudicherò libera- mente sullo stato progressivo della calcografia da quattro secoli men poco, e dall' indole de' miei giudizj i miei leggitori me pure giudicheranno.
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PROGRESSI.
Carattere dell' epoca prima dal 1440 circa al i55o.
Gli artefici di questa prima epoca dell5 in- cisione, tuttoché differenti l'uno dall'altro in modo , che senza osservarne le cifre , od i logogrifi, ch'essi costumavano apporre alle opere loro, si possano dagl'intelligenti agevolmente riconoscere; pure spiegano in generale un ca- rattere tutto loro proprio e ben diverso dalle epoche susseguenti. Esporrò candidamente, co- me io lo sento, questo loro distintivo prima in bene ed indi in male. A parte lo stile gotico, duro e meschino di alcuni di questi , che era comune in allora anche alla pittura ed alla scultura , sono essi quasi sempre accurati molto ed esatti in una parte essenzialissima del dise- gno, cioè nel contorno : le estremità de5 corpi segnatamente sono ricercate con tale diligenza ed amore, che rade volte si osserva ne gì' incisori a noi più vicini. Questa stessa diligenza s'estende del pari agli accessorj più minuti, ai peli degli animali , alle barbe, ai capelli, al panneggiare.
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Fine per lo più e fitto è il loro tratteggio, semplice ne è la direzione , senza pompa di nitidezza e senza pretensione di destrezza. Sic- come poi quasi tetti quei primi intagliatori erano ad un tempo pittori, così le stampe loro, di Leu poche in fuori, hanno il non lieve pregio della piena originalità (*) , pregio raro a trovarsi negli artefici dell9 epoca seconda , rarissimo in que" della terza ; ma questo merito loro singolare viene alquanto eclissato dalla poca e talvolta
(*) Le stampe moderne , sebbene d' ordinario siano tratte dai migliori dipinti declassici pittori, hanno esse pure dallato dell' ar- tificio incisorio la loro parte d'originalità* giacche dieci incisori operando da tin medesimo quadro, senza copiarsi 1' un l'altro, producono senza dubbio dieci stampe in tutto od in gran parte diverse. E questo è ciò che noi chiamiamo originalità calcografica , tanto espressa in ogni lavoro incisorio , e tutta propria del solo incisore 5 che s* egli è noto per altre sue opere già pubblicate , si riconosce evidentemente il di lui stile anche quando vi manca il suo nóme. Ma le antiche, delle quali qui si parla, e le quali per lo più sono di composizione dell' incisore medesimo , hanno piena originalità , cioè non solo dal lato incisorio , ma ben anche dai lato pittorico. Questa piena originalità, che si riscontra nella massima parte degF incisori dell' età prima , è certamente uno de' migliori distintivi delle stampe di quell'epoca, ma anche l'epoca seconda ed anche la terza, sebbene in molto minor numero , vantano stampe pienamente originali. Il distintivo maggiore dell' epoca prima è quello della linea di contorno sempre sentita e troppo visibile, come vedremo in appresso.
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nessuna conoscenza, ch'essi mostrarono del chia- roscuro e delle finezze di cui l'arte è suscettiva per mezzo della varia direzione, intersecazione e modificazione del tratteggio. Le carnagioni, i capelli 5 i vestimenti , gli accessorj , il fondo , tutto era da essi trattato con un sol genere di lavoro , il che produce ingrata monotonia. La prospettiva aerea quasi del tutto allora trascurata ne5 dipinti , tanto più doveva esserlo nella na- scente calcografia, ove la difficoltà di bene rap- presentarla si fa incomparabilmente maggiore; ma il valore delle tinte locali, ch'era pure a qae' tempi conosciutissimo rispetto alla pittura, non lo era punto rispetto all'incisione. Ogni parte illuminata, qualunque ne fosse la natura, lo era dappertutto egualmente. Il ciel seréno risultava dal fondo vergine della carta senza lavoro di sorta, tranne l'introduzione di poche nuvolette, le quali poi erano sì circoscritte, dure e pesanti nella stessa loro meschinità, che sem- bravano tanti gomitoli e matasse, e somigliavano a tutt' altro, fuorché ai leggieri vapori condensati che veggiamo nell'aria. Questo difetto, a vero dire 'pronunciatissimo nelle stampe primitive, non era tutto incisorio; poiché, sebbene in minor grado, anche nei dipinti di que' tempi appare generalmente. Ma un difetto tutto proprio dei
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primorclf dell' arte nostra fu quello di segnare con solchi più o meno profondi e sempre visibili i dintorni delle cose rappresentate ; difetto tal- volta piacevole , quando va unito a molta intel- ligenza ed eleganza di forme, come quello che rende in simil caso più chiara e precisa la bellezza d'essi contorni, ne agevola Y imitazione e la reminiscenza, ed è di sommo ajuto per que' pittori i quali al momento del comporre abbisognano di repertorio ; ma contrario poi alla morbidezza, all'armonia, in una parola alla stes- sa verità. Imperocché la natura in qualsivoglia aspetto non è mai circondata da questa linea , nè ha bisogno di questo mezzo, perchè agli occhi nostri non si confonda un corpo colf altro; ma per effetto della luce e dell' aria interposta, dal solo chiaroscuro e dall' aerea prospettiva nasce in lei la distinzione degli oggetti per con- torno ove più , ove meno staccato , ora preciso, ora alquanto confuso colla più gradevole varietà. La linea di contorno , che nella natura circonda i corpi più distinti l'uno dall'altro al nostro sguardo, ella è per così dire la linea matematica avente lunghezza e non larghezza, poiché vien essa formata dal contatto di due tinte di valor differente in modo, che ove termina Funa, l'al- tra incomincia: così debb' essere nell'incisione:
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ove termina il tratteggio rappresentante un og- getto, dee principiare un altro tratteggio di stile e di valore diverso che rappresenti F oggetto sot- toposto senza interposizione di linea alcuna, già d'ordinario più nera per sè medesima de' corpi da lei divisi; senza di che i contorni risultano inevitabilmente duri e frastagliati , e le figure non ti sembrano già morbidamente disegnate o dipinte, ma grossolanamente intarsiate a notabile detrimento della dolce armonia del chiaroscuro, il che avvenne agi5 intagliatori dell' età prima. Dell' importanza del chiaroscuro non meno che del contorno, e della maggiore difficoltà di bene adoperarlo nell'incisione, parlerò altrove diffu- samente; per ora passiamo all'esame d'alcuni de' nostri primi maestri.
MASO FINIGUERRA
nato a Firenze nel 141 5, morto ivi nel 1460.
Di Maso Finiguerra fiorentino, orefice , in- tagliatore a bulino e niellatore , a cui , siccome dissi, venne attribuita, indi contrastata l'inven- zione della stampa, tutti gli storici dell'arte nostra hanno ragionato come d' un artefice esi- mio, ed a nessun altro dell'età sua secondo. Ma quantunque il consenso de' più colti amatori inclinasse a credere di sua mano alcune stampe portanti le iniziali del suo nome e cognome , le quali paragonate co' nielli suoi corrispondevano assai bene nello stile, pure niuna certezza emer- geva ancora in suo favore, ed anzi a malgrado di quanto gli storici italiani meno remoti da quell'epoca assicuravano, v'era perfino chi du- bitava non forse ingannati essi fossero nel loro giudizio credendo facilmente prove di stampa quelle di zolfo e di creta, ch'egli solea cavare da' suoi lavori prima di niellarli. Pertanto essen- I domi io proposto di non qui ragionare , che di quegF intagliatori de' quali si veggono le stampe, non avrei potuto a buon diritto collocarvi il no- stro Maso prima che l'infaticabile ed espertissimo
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Zani fra le infinite stampe dell' immensa col- lezione parigina, quella a' giorni nostri non iscoprisse , che indubitatamente uscì dal niello eseguito dallo stesso Maso nel 1462 pel battistero di Firenze , spargendo amplissimo lume sulla vera origine della stampa de' rami (*). Questa
(*) La più forte prova addotta dall'abate Zani nel suo opuscolo stampato in Parma nel 1802, ed intitolato Materiali per servire alla storia ecc. è una piccola stampa da lui trovata nella grande colle- zione di stampe in Parigi, rappresentante l'Assunzione della Beata Vergine con molte figure e col motto Assumpta est Maria in cozlum, gaudet exercitus angelorum, da lui riconosciuta, come cavata dalla Pace tuttora esistente , incisa, come si disse, e niellata dal Finiguerra pel battistero di Firenze t e della quale lo stesso Zani presenta ai leggitori suoi un accurato rimaglio. Deggio però avvertire che il sig. Pietro Vitali professore di lingua ebraica in Parma (patria del defunto sig. Zani) in un paragrafo di lettera, scritta al chia- rissimo bibliotecario sig. Angelo Pezzana, mostra gravi dubbj sulla identità di quella stampa colla Pace originale , ed anzi aggiunge che lo stesso Zani prima della sua morte era entrato in qualche incertezza su questo fondamento delle sue asserzioni. Traggo tutto ciò da una nota del già citato opuscolo del conte Cicognara.
Lo sciogliere quest'unico dubbio sarebbe cosa facilissima, se il direttore della regia collezione parigina portando seco la stampa del Finiguerra sì recasse a Firenze con qualche buon incisore francese, e coli' intervento di qualche altro incisore od amatore di stampe fiorentino ne istituisse colla Pace originale accurat confronto.
Intanto finche ciò non avvenga , io , che ho praticato frequen- tissimamente collo Zani nel lungo suo soggiorno in Milano , e 1' ho riconosciuto quanto digiuno di fondate cognizioni pittoriche
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piccola stampa, la sola finora che al Finiguerra si possa con certezza attribuire, sebbene al- quanto macchiata e corrosa da un lato, porge nondimeno bastante materia per giudicare fon- datamente del non lieve merito di questo primo padre dell'arte nostra. Di buono stile è il disegno in generale, di buon carattere sono le teste, vere e di buona scelta le pieghe delle vesti, e ben poco vi si scorge della durezza e meschinità di quel tempo. Quanto all' intaglio , finissimo vi si scorge il tratteggio e quale conviensi alla piccola proporzione delle figure, quando si vo- gliano rappresentare non a guisa d'abbozzi o delle così dette macchiette , ma possibilmente meglio al suo termine condotte. Tale in somma è questo lavoro , che se comprovata altrimenti non fosse l'antichità del bulino , darebbe a conoscere chiaramente che a quell'epoca si
altrettanto solerte ed esatto indagatore e conoscitore di stampe , segnatamente antiche , e perspicacissimo nel distinguere le originali ( dalle copie, e le prime prove dalle ritoccate , mio a noverarne • Pazientissimamente i tagli ed i punti in ogni parte, e misurare la I f°rma e la distanza d* ogni lettera alfabetica che nella stampa si trovasse : io dico , non posso indurmi a credere che tal uomo da me m questo genere sì vantaggiosamente conosciuto potesse ca- U dere in così crasso errore da farne quasi in morte la ritratta- t zione.
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cominciava^ bensì a stampare dall'incisione, ma non ad incidere (*).
(*) Ad imitazione del Finiguerra produssero in seguito varie stampe il Pollajuolo , Baccio Baldini e Sandro Botticello con bulino ora più, ora meno dilicato, e talora con più nerbo , se non con maggiore correzione quanto alle forme j ma simili produzioni pre- gevolissime e rare pei grandi collettori di stampe poco o nulla aggiungono all' infanzia dell' arte.
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MARTINO SGHOEN
nato a Culembach perso il 1420, morto a Colmar nel i486.
Se vero fosse che Martino avesse prima d'ogni altro intagliato per istampa, converrebbe dire che l'arte nostra nascesse dalla mano di lui, non dirò già adulta come Minerva dalla testa di Giove, ma tale sicuramente da farsi ammirare nella sua stessa infanzia. In mezzo a qualche resto di gotico stile inseparabile dal tempo e dal luogo in cui visse Martino , le sue stampe hanno generalmente un sapore di disegno, un tocco ed un carattere nelle teste e nelle estre- mità, che non s'incontra dappoi negli altri in- cisori fino ad Alberto. Il bulino vi è maneggiato con arte , e non senza facilità. Le masse dei capelli segnatamente sono così bene girate e tagliate con tal gusto, che possono tuttora ser- vire di norma ai nostri giovani incisori. Fra le produzioni del suo bulino sono a giusto titolo pregiate e ricercate la morte della Beata Vergine , ed il S. Antonio fra i Demonj^ della quale stam- pa invaghito lo stesso Buonarroti non isdegnò tradurla in dipinto sì fattamente , che, sebbene giovanetto, fece stupire tutta Firenze già avvezza
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d'altronde a contemplare le opere del Masaccio, del Ghirlandajo , del Perugino e di Leonardo. Fra tanti pregi non è men vero però che nelle stampe di Martino l'arte nostra non lascia d'es- sere anzi bambina che no, sebbene adulta ella sembri a fronte de' suoi discepoli ed imitatori; e che pittore egli ad un tempo ed orefice in ambe le professioni valente, conoscendo già la matita ed il bulino , potè far cose giustamente apprezzate dagl' intelligenti per molte ragioni : ma fu ben lungi dal sognare nemmeno le prime vie di quel perfezionamento, il quale, mercè del- l'eccitamento prodotto negF incisori dalla ricerca delle stampe, era serbato a' tempi posteriori (*).
(*) Se qui si trattasse , come già dissi , d'una compiuta storia calcografica, non di utili osservazioni sul progresso dell' arte , avrei dovuto parlare dopo Schoen dei due Israel von Mecheln , di Martino Zagel , d'Alberto Glockenton e di Michele Wolgemut -, ma sebbene per que* tempi le stampe loro non manchino di pregio , pure sono di molto inferiori a quelle di Schoen , e l'arte non ebbe per essi alcun incremento. Per la stessa ragione non parlo di qualch' altra stampa giudicata da alcuni anteriore al Fini- guerra ed a Schoen, sia perchè presenti in cifre numeriche una data anteriore , sia perchè mostri uno stile più antico ; quanto alla prima parte ricorderò al mio leggitore il dubbio da me pro- posto nelF antecedente discorso sull'origine della calcografia , intorno alla possibilità che alcune stampe di carattere antichissimo fossero cavate da intagli eseguiti assai prima della scoperta della stampa , oppure da nielli vuotati ad arte del loro cemento : quanto alla seconda poi, cioè all'induzione che simili stampe siano d' un' epoca
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più remota per lo stile del loro disegno, lo renderò avvertito che è troppo facile con tali raziocinj di cadere in errore , avendo io più d' una volta veduti alcuni quadri portanti il nome del loro autore e la data del secolo decimosesto , che pei loro stile duro e ineschino apparivano del secolo decimoquarto. Suppongasi che un giovanetto pittore abbandonato a se medesimo si trovi per caso in un luogo, ove non possa vedere e copiare che alcune opere del trecento , ne possa recarsi a studiare altrove -, che farà egli anche nel secolo in cui viviamo? Disegnerà o dipingerà come nel trecento , e quindi i nostri posteri , volendo giudicare tali disegni o tai di- pinti dall' apparente loro stile , gli ascriveranno ai tempi di Giotto e di Gimabue. Che se questo rao' di ^giudicare non vale nelle pitture, nelle stampe poi molto meno; giacche nulla osta che qualche incisore dopo l'invenzione della stampa abbia prescelto d' intagliare qualche dipinto o disegno di più antico maestro , trascurando ( come si vede in molte stampe ) P indicazione del nome e dell' anno, ed essendo suo stretto dovere di non tradire lo stile dell'archetipo, lo abbia sì bene conservato da Car credere la sua stampa d' un* epoca molto anteriore. Giudicando dal solo stile, che si direbbe di quella stampa? Lo stile della composizione e del disegno risulterebbe più antico certamente all' occhio d' ogni esperto conoscitore: lo stile dell'intaglio, quando l'incisore ad arte 1' avesse tenuto semplice e timido , imitando 5 non già copiando qualche vecchio niello, risulterebbe egualmente più antico (giacche la contraffazione non è riconoscibile, parlando di que' tempi, che quando si tratta d' un rintaglio paragonato coli' originale , e questo non sarebbe il caso): la carta, in cui verrebbe impresso tal rame, potrebb' essere scelta (a fine di meglio ingannare) fra le rimaste in qualunque scrittura de' tempi dell' archetipo , e le cifre nume- riche od alfabetiche imitate pure sull'uso di quel tempo medesimo, le quali cose non poco servirebbero a convalidare l'impostura: nulla in somma si opporrebbe a far rimontare quella stampa agli oscuri tempi anteriori alla scoperta dell' impressione incisoria , ed anzi più male eseguito che fosse quell' intaglio , più antico sem- brerebbe e prodotto nelF infanzia dell'arte. Dei quadri in vece, o
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dei disegni non è cosi. Il pittore che imprende a deludere i buoni conoscitori con questo genere d'impostura > ha tutto a temere che venga facilmente scoperta. Dovendo egli imitare uno stile già caduto in disuso, è necessario che prima si spogli onninamente del suo , il che è quasi impossibile ; quindi il tocco del suo pennello, per quanto ei creda d'averlo cangiato interamente, risente sempre qualche indizio delie contratte abitudini, e dove pure riesca a mascherarlo, si fa più pesante, stentato ed incerto. Certe finezze proprie de' primi tempi o non sono da lui avvertite, o non possono da lui praticarsi , ignorandone , se non altro , il processo meccanico. Alcuni colori allora generalmente adoperati o più non sono in commercio , o più non hanno l'eguale vivacità. La mestica preparatoria sulla tavola sarà anch' essa ben diversa da quella degli antichi , non parlando delle velature, delle dorature, delle vernici e di tant' altre cose di pratica pittorica , le quali d' età in età sogliono in tutto, od in parte variare. Tutto questo all' occhio sagace ed intelligente smaschera facilmente l'impostura, giacche le penne del corvo spuntano sempre in qualche parte sotto quelle del pavone : e se ciò pure non bastasse , si può tentare nelle parti meno interessanti del quadro 1' azione de' corrosivi , i quali intac- cano sempre più presto le recenti che le vecchie pitture ad olio , e ne assicurano così il giudizio. Da quanto si è detto emerge che F induzione d' antichità dalla qualità dello stile può valere ne' di- pìnti, non mai nelle stampe ; e quindi il dire che prima di Finiguerra e di Schoen vi furono altri intagliatori i quali stam- parono i loro intagli, ed appoggiare quest' asserzione a qualche meschina stampa di stile più antico , che non è quello di questi due maestri, è deduzione troppo fallace.
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ANDREA MANTE GN A
nato presso Mantova nel 1 45 1 y morto a Padova nel 1S17.
«Andrea Mantegna ' maneggiò pure il bulino. Considerate le sue stampe dal lato della compo- sizione e della intelligenza dell'umana struttura , vi si ravvisa quel pittore 5 anche a fronte di que' sommi che gli succedettero , tuttora rispet- tabile; avuto poi riguardo al secolo che lo pro- dusse, maravigli oso; se non che al pari, ed anzi più de5 suoi predecessori, forzò i contorni con grossa e profonda linea in guisa, che, dove lo- goratosi il rame svanirono le tracce del chiaro- scuro , rimasero quelli visibilissimi. Quindi le sue figure incise sono assai più dure e circoscritte che i suoi dipinti: difetto, ad accrescere il quale non poco contribuirono i vivi riflessi di luce, ch'egli soleva impiegare nelle ombre ordinariamente stac- cate da fondo crescente in oscurità circa il con- torno , e dalla direzione stessa del suo tratteggio. Tale tratteggio formato di linee parallele costan- temente obblique e rette, qual eh5 egli sia il rilievo e la natura delle parti rappresentate, è però ben osservabile , come tutto suo particolare. Pare che si prefiggesse , posta prima la lastra sul tavolino ?
di non la girar mai , nè muoverla tampoco , sic- come è necessario, quando vogliasi variare la direzione de' tagli a seconda de5 muscoli o delle pieghe. Sopra un rame inchiodato fermamente ad un leggio, e reso immobile, non si opererebbe altrimenti. Così avvenne che9 ad onta della no- vità di questa foggia d' intagliare , l'arte nostra nascente non progrediva gran fatto (*).
(*) E molto meno s' accrebbe per opera de* suoi contemporanei Giammaria e Giannantonio da Brescia , Girolamo Mocetto da Verona , Nicoletto da Modena , Benedetto Montagna e Robetta , essendo anzi quest' ultimo ad ogn' occhio esercitato sul bello veramente insop- portabile -, giacche le sue figure e segnatamente le sue fisonomie sono di forme sì antipatiche , che si direbbero d' una nuova razza eli scimie , non mai della specie umana. Non nominerò varj altri incisori in legno di quel tempo , essi non servono all' oggetto delle nostre osservazioni puramente calcografiche. Le stampe di Mantegna in buone prove , a malgrado de' suoi difetti 5 sono avi- damente e giustamente ricercate dagF intelligenti , e fra queste viene data la preferenza alla S. Famiglia, al Trionfo di Giulio Cesare , ed alla Pugna delle Deità marine.
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ALBERTO DURER
nato a Norimberga circa il 1471, morto ivi nel i$28.
Alberto Durer, emulo già di Mantegna come pittore, io superò di lunga mano come incisore. Quantunque il contorno delle sue figure sia for- mato colf usata linea, lo è però più leggermente, più serrato, fino e sinuoso il tratteggio, più fermo, facile ed equidistante il taglio, maggior vigore nelle ombre, maggiore intelligenza nei riflessi. Esaminando le migliori sue produzioni sulle vergini prove, è forza asserire esser egli stato il primo che portasse quest' arte dall' in- fanzia , in cui trovolla , ad uno stato non lontano da florida adolescenza. U Adamo ed Eva per la gradazione delle ombre, ed il S. Girolamo nella cella , per l'arditezza e convenienza del moto ;de' segni, porgono un esempio per que' tempi sor- prendente. Non è morbido invero, ma duro meno de' suoi contemporanei; non nitido, ma assai men aspro \ non abbastanza variato giusta la differenza degli oggetti e della prospettiva aerea , ma non del tutto monotono : vi domina una leg- giera e soave granitura che alletta lo sguardo degli amatori, ciò che gli accuratissimi e più
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nitidi rintagli di Wierix non seppero ottenere. Il numero delle sue stampe (*), in mezzo al tempo
(?) Il catalogo di queste è molto esteso; ve ne hanno molte di semplice bulino , come pure in legno, e per quanto appare a non dubitarne, all'acquaforte. Anzi a giudizio di Ghrist sarebbe egli assolutamente 1' inventore di questa maniera d' incidere più facile e pronta assai di quella del bulino, e più atta ad esprimere Io spinto ed il gusto pittorico : maniera praticata in seguito da molti egregi pittori , i quali arricchirono per questo mezzo la massa delle produzioni calcografiche : maniera finalmente , dalla quale non pos- sono prescindere anche gì' incisori dell' età nostra nelle stampe più finite, ove si tratti di rappresentare cose meno lisce e di tocco ardito e scherzevole , ov' entri segnatamente parte di paesaggio. Questa vantaggiosissima scoperta fu da molti attribuita al celebre pittore Francesco Mazzuola, detto il Parmigianino , di cui è fama che si dilettasse appassionatamente di chimiche operazioni * ma l'anteriore esistenza d'Alberto rende assai dubbia simile attribu- zione. Certo è che questo ritrovato per la facilità del suo processo ha determinato , come più sopra ho detto, molti valenti pittori a trattare l'incisione a guisa di schizzo a penna ; quindi un Parmi- gianino, di cui la più bella stampa e la più spiritosa è la De- posizione di Cristo nella tomba; Lodovico ed Annibale Caracci, di cui sono ricercatissime il Cristo di Caprarola, la Susaima al bagno ed Apollo con Pane; Guido Reni, la cui migliore stampa si vuole quella intitolata l'Elemosina di S. Rocco; Giovanni Lanfranco , Sisto Badalocchio , Simone Cantarmi detto il Pesarese , Giannandrea ed Elisabetta Sirani , Salvator Rosa , Benedetto Castiglione, Bartolo- meo Biscaino, Francesco e Pietro Aquila, Pietro Paolo Rubens, Antonio Van Dych, Cornelio Schut, Giacomo Jordaens, Luca Van Uden , Pietro Testa, Nicola Berghera, Francesco Londonio , e tacendo stuT immenso numero & altri pittori ed intagliatori all'acquaforte con- più o meno di finitezza, di vigore e di gusto a
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da lui impiegato nella pittura ed in altri severi studj , prova la sua destrezza e facilità nell'uso del bulino (*).
terminerò questa nota col nominare Giuseppe Ribera, detto Io Spa- gnoletto, la cui stampa di Sileno ubbriaco, e le altre due di S. Gi- rolamo e di 5. Bartolomeo sono d'un tocco sì spiritoso e sì ben inteso, ch'io le riveggo sempre con ineffabile compiacenza.
(*) Non quanto Alberto ; ma però in modo lodevole si distinsero oltramonti più o meno intorno a quie' tempi Luca Cranach , Luca o Luigi Kruger, Alberto Altdorfer, Bartel e Sebald Beham, Enrico Aldegrever, Giacomo Binde, Giovanni Brosamer, Enrico Lauten- sack, Virgilio Solis , i fratelli Hopfer, Melchiorre Lordi, Teodoro de Bry ed altri \ ma anche questi non danno luogo a particolari osservazioni pel fine, che ci siamo proposto.
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MARCANTONIO RAIMONDI
nato a Bologna nel 1 488^ morto ivi circa il 1S4.6.
Surse in questo mentre il celebre Raimondi \ di cui nessuno fra gì5 incisori salì e si mantenne presso gli artisti in più alta riputazione. Disce- polo fortunato di Raffaello, le cui composizioni preferì saggiamente alle proprie di pubblicare, potè più eh' altri agevolmente imitarne la purezza dello stile. Fermo quasi sempre (*) e corretto è il suo contorno, scelte sono le forme, accurate le estremità, le fisonomie femminili graziose sen- za affettazione, avvenenti senza mollezza, le ma- schie risentite senza esagerazione, fiere all'uopo senza terrore, tutte poi simpatiche, qualunque sia l'età , il sesso, la circostanza. Tanta bellezza ne' contorni, che in alcune sue stampe si mo- stra in grado più eminente, diè a credere a molti, non pratici dell'arte nostra, che lo stesso
(*) Ho detto quasi sempre, perchè non sempre i contorni di lui sono della stessa intelligenza ed eleganza nelle tante stampe da lui pubblicate. E tanto espongo a rischio d° essere anatematizzato da que' molti amatori ed artisti ? i quali trovando in quest' illustre artefice moltissime parti veramente belle , non sanno concepire che in alcune altre possa essere ragionevolmente censurato,
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Raffaello non solo si limitasse a correggere sulla carta i contorni per l'incisione disposti, ma sul rame ben anche di propria mano colla punta li segnasse (*); il che quanto aggiungerebbe di pre- gio a quelle stampe , tanto scemerebbe di merito
(*) Che Raffaello riducesse frequentemente a buon punto i con- torni dei lucidi preparati da Marc' Antonio a fine di trasportarli sul rame, se noi sapessimo altrimenti, si potrebbe dedurre dall'os- servazione che questo suo discepolo sempre o quasi sempre inta- gliò non dai quadri ridotti da quel gran maestro a pieno compi- mento , ma dai primi suoi schizzi per così dire estemporanei , è quindi ben lontani da quella perfezione cui quel sommo portò quelle stesse composizioni, variandole sovente e sempre in meglio ne' suoi dipinti , come n' è prova , che per seguire 1' opinione dei dotti suoi contemporanei, i quali giudicarono altro non essere F antica lira che il moderno violino , pose in mano d'Apollo questo stromento nel Parnaso da lui dipinto nel Vaticano, mentre nella stampa di Marc'Antonio si trova la lira consimile a quella dell'Apollo Musagete. Così pure nella Sacra Famiglia incisa dallo stesso Rai- mondi , le due teste della Beata Vergine e di S. Elisabetta si trovano nell' identica attitudine, mentre nel dipinto ha posto con finissimo giudizio la testa della S. Elisabetta inclinata sì , ma tutta di fronte ed in contatto amorosissimo con quella di M. V. , ottenendo per tal modo e varietà ed espressione maggiore \ e così pure in altre parti della medesima composizione , ed in altri molti suoi disegni incisi da questo suo degno allievo introdusse dipingendoli notabili e vantaggiosi cangiamenti. Chi conosce gli ammirabili disegni tuttora esistenti di Raffaello vi scorge in mezzo al più profondo sapere il fuoco e la rapidità del suo operare. Questo slancio della sua matita o della sua penna fa sì che, seb- bene ogni linea non cada mai invano ed anzi esprima assai allo sguardo intelligente, perchè figlia della vivace sua immaginazione
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all'artefice di cui portano la cifra. Giova però osservare che per quanto grande fosse l'abilità di Raffaello , che certamente fu somma, non po- teva egli di leggieri sperimentarla sopra una materia, la quale e per la lucidezza della bru- nitura, che abbaglia la vista, e per la propria tenacità e resistenza, che rende la punta inob- bediente, non permette a mano inesercitata di
e del lungo suo esercizio; pure que' disegni tanto superiori alle più belle stampe del Raimondi per facile impronta d'originalità e per isquisitezza di gusto, sono poi inferiori a quelle per la purità e severa correzione di que' contorni evidentemente purgati poi con tutta calma dallo stesso Raffaello. La migliore di tali stampe, e quella che meglio indica la mano correttrice del gran maestro parmi incontrastabilmeute la Strage degl'innocenti, e pre- cisamente la prima da lui incisa direttamente dal disegno originale del Sanzio. La seconda eh' egli rimagliò dopo ( se pure il rimaglio non è di Marco di Ravenna), aggiungendovi in qualche distanza un albero non esistente nella prima (*), e che fu chiamato impro- priamente felcetta per qualche somiglianza di forma con siffatto arbusto, fu lungo tempo considerata dagli amatori alquanto più bella ; ma ora si pensa diversamente. Dal che si scorge sempre più quanto giovasse al Raimondi Tajutodi Raffaello, o coli' opera sua nel correggere i contorni disposti per l'incisione, od al- meno co' suoi consigli e colla più amorosa direzione.
(*) Così Huber sull'autorità di Malvasia, aggiungendo, che que- sto rimaglio fu cagione della di lui morte per opera d'un gen- tiluomo Romano. Joubert al contrario dice che la stampa della felcetta fu la prima incisa dal Raimondi sotto la direzione di Raf- faello , ed anzi la sola , persuaso , che V altra sia incisa da Marco da Ravenna.
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conseguire Y intento. Che se fosse probabile sif- fatta opinione, e si togliesse così al Raimondi il vanto d'aver saputo mantenere incidendo l'in- telligenza e l'eleganza di que' contorni , che più gli resterebbe per meritare i grandi encomj che gli furono tributati? Monotono, stentato, ineguale ed aspretto è il taglio del suo bulino > sparso per ogni dove il lume, omesse le mezze tinte sì ombrose, che prospettiche (*), portata il più delle volte l' ombra più scura al contorno , o tutta di un sol valore, non curando i riflessi, nessuna prospettiva aerea, nessuna differenza di tinta locale , non leggerezza , non morbidezza. Da ciò conchiudiamo essere egli stato ben mi- glior disegnatore , o per dir meglio disegnatore
(*) Di queste mezze tinte prospettiche parlerò più diffusamente in questo medesimo capitolo , nella descrizione del carattere del- l' epoca seconda.
Alla direzione ed all'esempio di Marc'Antonio dobbiamo gran numero di stampe 9 se non belle dal lato puramente incisorio , sti- mabili più o meno dal lato del disegno , sebbene anche per questa parte inferiori a quelle del maestro o del promotore. Si distinguono fra tant' altre , che qui non giova enumerare , quelle d'Agostino Veneziano e di Marco da Ravenna suoi discepoli e collaboratori, e meritano pure osservazione quelle di Giulio Bona- sone, di Giambattista Franco , di Niccolò Beatricetto, di Luca Penni , di Giambattista , Giorgio, Adamo e Diana mantovani della' famiglia Ghisi , alcune delle quali salirono a gran costo presso quei molti amatori i quali confondono troppo spesso il raro col bello.
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di contorni, che incisore; nè potersi le opere di lui, comunque meritamente apprezzate, pro- porre a modello dell5 arte nostra più di qualche alt ro siasi schizzo a matita od alla penna di classico autore, dal quale l'incisore al pari del pittore può bensì trarre non poco vantaggio dal lato del disegno ; ma come questo da simili originali non potrebbe apprendere il colorito^ così non quello il bel modo d'intagliare.
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LUCA D'OLANDA
nato a Leida nel 1494, morto ivi nel 1 533.
jA, maggiore finezza e precisione di tratteggio spinse a que' tempi l'incisione Luca Dammesz, intagliatore anche a' giorni nostri celebratissimo. In quello stile ed a que' tempi fu veramente maraviglioso operatore , considerata la quantità e la qualità delle stampe eh' ei produsse in poco spazio di vita, gran parte della quale fu da lui impiegata nel disegnare e nel dipingere. Le stampe sue più ricercate sono il Ballo della Maddalena, l'Ecce Homo ed il Figliuol prodigo dalle proprie composizioni, non parlando di quel- la denominata YEspiègle , troppo difficile a tro- varsi. La fama di Luca per lungo tempo fu tale, che pittore anch' egli come Alberto, parve a molti
10 superasse nella qualità d'incisore. Ma in oggi è generale opinione che, al confronto de' suoi contemporanei Durerò e Raimondi, pareggiasse
11 primo e superasse di lunga mano il secondo nella meccanica abilità incisoria; ma cedesse poi ad entrambi nella correzione del disegno (*).
(*) Fu detto ( così trovo espresso nel manuale d' Huber e Rost sull'autorità del Vasari) ch'ei fosse il primo a far valere nelle
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stampe la prospettiva aerea, il che darebbe a Luca un merito inap- prezzabile nell'arte nostra : si disse anzi di più per bocca dello stesso Vasari, che appena la pittura potrebbe per mezzo de' suoi colori far meglio valere l'aerea prospettiva. Ma chiunque legga queste mie osservazioni e sia artista , conoscendo che la prospet- tiva aerea si ottiene ne* disegni , come nelle stampe tanto collo sminuire nelle parti lontane la forza dell'ombre, quanto collo smor- zare quella dei lumi , conoscerà pure agevolmente che questo genere di prospettiva non poteva essere pienamente conservato nelle stampe di Luca , il quale al pari degli altri incisori dell'età sua ha sempre lasciato il fondo vergine della carta sopra qua- lunque parte illuminata. Ho detto pienamente conservato , poiché se non vi seppe introdurre abbassamento di lume , seppe di qual- che grado diminuire la forza dell' ombra , il che almeno porta qualche differenza di tuono fra gli oggetti vicini ed i lontani j ma questa timida e poco sensibile indicazione d'aerea prospettiva era ben lontana dal porgere motivo d' asserire che poco meglio potesse fare la pittura , la quale ha nel colorito un mezzo di più, per indicare l'aria interposta fra gli oggetti col detrarre alla vivacità de' colori. Non è già nell'epoca prima che dobbiamo cercare queste finezze dell'arte calcografica, ma alcun poco nella seconda e molto più nella terza, come vedremo chiaramente 9 quando variato in tanti modi il tratteggio secondo la varia su- perficie degli oggetti e le varie distanze tanto nel maggiore o minor movimento de' tagli, quanto nella maggiore o minore loro niti- dezza, larghezza e profondità, non che nella varia loro interse- cazione , si toccò il massimo punto dell'aerea prospettiva niente meno di quanto il possa la pittura; sacrificando come questa non solo i lumi e le ombre e l'evidenza de'contorni maggiore o minore negli oggetti più o meno discosti, ma sacrificando perfino il brio delle tinte con più semplice direzione e conveniente intersecazion col terzo segno del tratteggio medesimo.
GIORGIO O GREGORIO PENTZ
nato a Norimberga nel i5oo, morto nel 1 556.
Fra li così detti piccoli maestri (*) Pentz, allievo prima d'Alberto, indi di Marc Antonio, si distingue per uno stile di contorno più nobile del suo primo maestro 9 e per un bulino più fermo e nitido del secondo. O incidesse dalle proprie composizioni o dalle altrui, si era tanto emancipato dalla maniera tedesca di que' tempi , che, se nota non fosse la sua origine, si cre- derebbe nato in Italia. Siccome avea riformato il suo stile collo studio dell' antico e delle opere di Raffaello , così dopo di Marc" Antonio Raimondi fu meglio d'ogni altro in grado di bene rappre- | sentare il carattere di Giulio Romano nella bella sua stampa intitolata la Presa di Canapine.
(*) Piccoli maestri furono chiamati alcuni incisori, i quali in- torno a queir epoca hanno prodotto gran numero di piccole stampe di loro composizione , fra le quali Pentz si distingue. Simili stampe intagliate con pia o meno di gusto e di sapere sono sempre finamente ed accuratamente intagliate, e sono altrettanti giojelli pei collettori di stampe.
Sa
Carattere dell'epoca seconda.
.Abbiamo già osservato che gl'incisori del- l' epoca prima non credevano potersi rappresen- tare sul rame i contorni de5 corpi, conservandone strettamente lo stile, che mediante una linea sempre sentita, la quale fermamente li circoscri- vesse. Que' della seconda in vece, accortisi che ne' classici dipinti non v'era linea alcuna, come non è in natura, rinvennero dal primo errore e bastò loro di leggermente indicarla, non perchè ultimato il lavoro rimanesse ancora visibile a più evidente distacco degli oggetti; ma soltanto per- chè servisse di sicuro termine per dirigervi e troncare opportunamente il tratteggio incisorio. Oltre a ciò riconobbero la necessità di rendere di quando in quando i contorni de' corpi ton- deggianti alquanto sfumati dolcemente e confusi col sottoposto fondo, come stanno giustamente nelle opere dei grandi pittori, e come appajono in certe parti nel vero per ottenere maggior rilievo e morbidezza, al che la praticata linea insuperabilmente oppone vasi.
Alcuni artisti, lungi dall' ammettere siffatta sfu- matura ne' contorni, la disapprovano per ogni verso , adducendo di non vederla in natura ; essi vorrebbero dappertutto precisate le desinenze
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de' corpi., ed è perciò che anche da questo lato preferiscono le stampe antiche alle moderne. Ho potuto osservare che d'ordinario sono questi di vista o molto presbita, o molto miope; giacché gli stessi miopi non potendo al di là d'un palmo, o poco più dal loro occhio ben distinguere gli oggetti, se non a traverso di lenti concave , le quali compensino la convessità eccedente delle loro pupille , riducono per tal mezzo la vista loro allo stato di quella dei presbiti, e sogliono vedere sì le vicine che le lontane cose decise e circoscritte, Altri all'opposto, dei quali è gran numero, non essendo nè miopi abbastanza , ond' essere obbligati a prevalersi delle dette lenti per discernere con precisione gli oggetti men vicini, nè abbastanza presbiti per vederli ad occhio nudo in tutta la loro nettezza, inclinano dipingendo a raddolcire e sfumare i contorni d' ogni cosa; perchè ogni cosa, che vicinissima non sia, appare loro in natura men circoscritta che non è. Gridano i primi contro qualunque benché leggiera sfumatura di contorno, che i pittori pongono ne5 loro quadri, tacciandoli di snervati e di bambagiosi. Gridano i secondi contro qualunque anche necessaria precisione d'essi contorni, tacciandoli di durezza e di cru- dezza, nel che s'ingannano entrambi.
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Certo è che nelF infanzia dell5 arte sì pittorica che incisoria si facevano i contorni il più pos- sibilmente circoscritti ; ma fatta adulta e fiorente la pittura ai tempi di Leon X? e l'incisione a quelli di Luigi XIV , venne debitamente distinto il contorno delle cose piatte da quello delle ton- deggianti , trattando le prime con termini filati e fermamente staccati dal fondo, ed inducendo nelle seconde una mezza tinta più o meno cre- scente in oscurità fino al contorno ; il che r amalgama dolcemente col fondo medesimo, e ciò col più fino accorgimento. Correggio e Ti- ziano, più ancora che Raffaello, hanno sfumati più o meno, fin dove le leggi della natura e dell'arte il permettevano, i contorni delle loro figure; ma non è al loro autorevole esempio che noi ci arresteremo : più sicuro e più giovevole mezzo d' istruirci è Y investigarne la ragione.
In primo luogo è d'uopo partire da questa massima incontrastabile, che il pittore deve rap- presentare gli oggetti non quali sono realmente , ; ma quali si veggono. Questo principio fa sì, che come per la prospettiva lineare ed aerea due oggetti d' egual misura ed illuminati dalla me- desima luce, posti in sensibile distanza l'uno dall'altro , si fanno differenti in grandezza ed in forza di chiaroscuro; così anche due oggetti
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ci' egual forma e diametro veduti dappresso e sul medesimo piano , ma uno tondeggiante oltre il veduto contorno, e l'altro no, si fanno differenti fra di loro nella precisione de' rispettivi contorni, quantunque in natura siano egualmente precisi. E la ragione sta in ciò , che ne5 eletti corpi ton- deggianti l' occliio destro dello spettatore vede alquanto più in là dal suo lato nel contorno d'essi corpi , che l'occhio sinistro, ed il sinistro dal suo canto più in là del destro : in somma per la distanza che passa fra F uno e F altro de' nostri occhi , il contorno che vede 1' occhio destro non è strettamente quello stesso che vede l'occhio sinistro e viceversa; sebbene ciò av- venga con poco divario secondo la vicinanza o lontananza dell' oggetto»
Ora questo benché modico divario ne5 contorni da noi veduti non con un occhio solo, ma come si fa naturalmente con due, produce ne' detti contorni certa quale indecisione che si fa mag- giore o minore a misura che la linea veduta da un occhio è più o meno parallela a quella veduta dall'altro, e per la quale indecisione, giudichiamo senza mutar posizione, che la su- perficie del corpo da noi veduto continua a ton- deggiare oltre i termini toccati dai nostri raggi vi- suali; come all'opposto giudichiamo interrompere
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il suo giro, e farsi angolare la superficie di quel corpo di cui vediamo i contorni assai decisi, o per meglio esprimermi coi termini dell'arte, ta- glienti. L'abitudine di vedere fa sì che questa piccola indecisione di contorno sfugga facilmente alla nostra avvertenza \ ma chiunque farà 1' espe- rimento, come io l'ho fatto, di procurarsi due cilindri eguali di legno, e farne segare uno pre- cisamente non al di là della linea di contorno che gli si presenterà guardando da un dato punto con un sol occhio, poi leverà esattamente le bave della sega, e l'altro cilindro riterrà per intero:, allora postandoli entrambi verticalmente ad eguale distanza da sè ed alla medesima luce, s' accorgerà tosto in . virtù del confronto della non piccola differenza che passa fra i contorni dell'uno e quelli dell'altro, avvertendo però che i detti cilindri non siano posti contro un fondo troppo scuro , nel qual caso il contrasto della luce coli' ombra farebbe apparir più preciso anche ciò che non è.
Nè questa è la sola ragione per cui in molte circostanze, volendo rappresentare le cose non come sono, ma come si veggono, conviene di- pingendo ed incidendo fonderne e raddolcirne a grand' arte i contorni. Havvene un'altra tutta dipendente da principio prospettico. Ogni corpo
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tondeggiante se non è illuminato troppo lateral- mente, e con luce radente, ovvero pienamente di fronte , si presenta costantemente al nostro sguardo con questi sei gradi progressivi di chia- roscuro :
1. ° Mezza tinta prospettica,
2. ° Punto o colonna di lume,
3. ° Altra mezza tinta prospettica , 4° Mezza tinta ombrosa,
5. ° Colonna d5 ombra ,
6. ° Mezza tinta di riflesso.
La prima mezza tinta prospettica comincia dal contorno della parte illuminata e diminuisce di forza fino al punto, o colonna di lume (se- condo che la forma dell' oggetto s5 accosta più al tondo od al cilindrico); l'altra mezza tinta prospettica parte leggerissima dal detto lume, e cresce di forza fino alla mezza tinta ombrosa, la quale pure si fa sempre più scura fino alla .striscia dell' ombra maggiore, cui si collega in ultimo la mezza tinta di riflesso, la quale dimi- nuisce d5 oscurità fino al contorno opposto, il tutto con insensibile gradazione.
Chiamo prospettiche ( che non saprei con altro nome) le due mezze tinte collaterali al lume, essendo queste di natura assai diversa dalle mez- ze tinte ombrose. Perocché stando nella stessa
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posizione il corpo illuminato , e nella stessa di- rezione verso l'oggetto i raggi illuminanti, a misura che lo spettatore muterà punto di veduta a destra od a sinistra, cangiandosi l'angolo d'in- cidenza rapporto a lui dei raggi illuminanti, ve- drà tosto il maggior lume d' esso corpo lasciare il posto ov* era prima e seguirlo ne* suoi moti per tutto lo spazio occupato dalle dette mezze tinte : al contrario , per quanto giri lo spettatore dalla parte dell' ombra , non vedrà mai il punto o colonna di lume occupare lo spazio della mezza tinta ombrosa.
Da quanto abbiamo osservato è quindi facile il riconoscere che dalla parte illuminata d'un corpo tondeggiante e di tutto rilievo, la prima mezza tinta prospettica crescendo in oscurità dal mag- gior lume fino al contorno, tutte le volte che il fondo cade esso pure in mezza tinta o eguale o poco più scura, dee rendere il contorno per pic- colo spazio o confuso col fondo stesso, o se non altro più dolce e meno evidente; e tanto più quando alcuni semipiani s'incontrano obbliqua- mente lungo il contorno, e rendono la mezza tinta prospettica più sentita , come avviene so- vente nelle carnagioni e nelle vesti che le cir- condano.
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Una terza ragione poi di simile sfumatura consiste nella qualità stessa d'alcuni oggetti da rappresentarsi, i quali di lor natura indipenden- temente dalla forma e posizione loro rispetto allo spettatore si presentano più o meno ne' con- torni loro dolci e confusi; tali sono il fumo, donde venne la parola sfumare, le barbe, i capelli non ammassati, i morbidi peli, le piume leggiere ed alcuni tessuti ; cose tutte che ogni artista procura di trattare colla dovuta sfumatura di contorno > nè su di ciò emerge questione. Ma non è così presso alcuni pittori ed incisori ri- guardo alle carnagioni più floride, sui contorni delle quali, come più sopra ho detto, sono divise tuttora le opinioni, trattandole alcuni special- mente oltramontani, per tema di cadere in mol- lezza , come se fossero di marmo , e senza la fina lanugine che le circonda; altri , e specialmente Italiani, come se fossero un composto di solla bambagia, o d'illusorio vapore.
Emerge da tutto ciò, esservi in natura diversi infiniti oggetti, i quali, o per la loro qualità, o pel modo con cui s'affacciano al nostro sguardo, esigono d' essere trattati con contorni ora filati e fermi , ora più o meno raddolciti e sfumati. Pecca dunque egualmente quell'incisore, il quale sul- F esempio degli antichi tutto distacca crudamente
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e circoscrive, e quell'altro che per servire al gusto di molti moderni amatori di stampe , i quali non parlano che di morbidezza, tutto fonde ed annebbia. Anzi quest'ultimo pecca assai più del primo, in quanto che le figure nelle stampe es- sendo d' ordinario non più grandi che la sesta o la quinta parte del naturale, per poco che la sfumatura vi ecceda, diventa come se nel quadro di figure grandi al vero fosse stranamente della larghezza di un dito. Più piccola è la dimensione delle figure , più i contorni vogliono essere pre- cisi anzi che no ; tanf egli è vero che i dipinti più morbidi e sfumati in naturale grandezza di Correggio, di Tiziano, di Guido, dell'Albano e dello stesso Dolci, portati per mezzo di lente concava ad un quinto o ad un sesto della loro dimensione, si fanno assai più precisi che non si crederebbe. I calcografi dell'epoca seconda hanno sentito il bisogno di non essere ne troppo circoscritti ne5 loro contorni, nè troppo indecisi; e se non hanno in morbidezza esaurite piena- mente le brame degli amatori, hanno preparata la via ai sommi artefici dell' epoca terza, i quali non abusarono d' una morbidezza malintesa (*).
(*) Nelle stampe incise tanto colf acquaforte che col bulino a taglio regolare, e ridotte a buon punto di finitezza, è facilissimo, per evitare la naturale durezza di questo e la crudezza di quella,
oltrepassare i limiti convenienti, passando insensibilmente da un estremo all' altro. L'abile artista inclina sempre a mostrare il suo valore, per quanta fatica gli costi, nel superare le maggiori difficoltà dell'arte sua; e siccome questo genere di trionfo riesce per lui oltre ogni credere lusinghiero e piacevole,, così nel modificare il suo lavoro in guisa da non lasciar trasparire la durezza propria del suo stromentOj prova tanto diletto che troppo difficilmente giunge a moderarsi. Gli amatori nell'ammirare la vinta difficoltà cominciano a gustarla, ed a procurarsi ad ogni costo le stampe con molto profitto dell'incisore: egli così allettato seconda sempre più il gusto degli amatori, e comincia in morbidezza ad eccedere alquanto: gl'imitatori suoi per l'immutabile loro condanna di sempre ampliare i difetti de' loro prototipi ne abusano senza ri- guardo, ben contenti quando le loro figure rappresentate in senso loro viventi, e quindi in carne ed ossa appajono sì vaporose che sembrano cedere ad un semplice soffio. E questa è la morbidezza malintesa cui portarono le stampe loro alcuni artefici dell' epoca terza, de' quali non faremo parola. Beauvarlet, tanto stimato a' suoi tempi e nel suo paese , fu nel numero di questi , e cadde prestissimo in dimenticanza a malgrado che la sua molta abilità in altre parti della sua professione fosse incontrastabile.
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CORNELIO CORT
nato a Horn nel 1 536 ^ morto a Roma nel 1678.
Per mano di quest'artefice stimabile invero per molta intelligenza nel disegno e per molta facilità nell'uso del bulino , ma non pertanto inferiore a tropp' altri , de' quali avremo a ragio- nare, l'arte nostra prima timida e d'un tratteggio magro e minuzioso acquistò uno stile più largo e : più conveniente a rappresentare grandi compo- sizioni (*). Quella costante linea circoscrivente i i contorni in modo sempre visibile , da noi già indicata come un distintivo degl'incisori dell' e— poca prima, se non è sparita del tutto nelle stampe di Cort , è però tanto modificata da non disturbarne l'armonia del chiaroscuro. Il trat- teggio è più franco, netto, equidistante, con; movimento più adatto al rilievo delle forme ; la
(*) Si vuole discepolo di Girolamo Cock, il quale, valente egli stesso per que' tempi nel bulino, fu maestro di molt' altri, inferiori certamente a Cort , ma che seppero meritarsi nelP arte lóro molta riputazione. Cort ebbe egli stesso alcuni discepoli e seguaci , tra i quali si trova Filippo Thomassin, maestro in parte di Callot , Agostino Caracci e Francesco Villameua , de' quali diremo fra poco.
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direzione è più prospettica e più variata, i se- condi segni sono meglio combinati coi primi; comincia in somma ad apparire nelle sue stampe quell'artificio antiveggente e calcolato che rap- presenta meglio il dipinto, e che il dipinto non ha, giacché è tutto proprio dell'arte nostra. Tutte le stampe da lui pubblicate sono di merito pres- so a poco eguale ; se pure non si voglia dar la preferenza al suo Martirio degl' innocenti dal Tintoretto per qualche forza maggiore di chiaro- scuro, essendo l'altre d'ordinario di tuono al- quanto debole. L'essere egli stato prescelto da Tiziano per incidere presso di lui in Venezia molte delle sue opere , e l'essere stato in Roma il maestro d' intaglio di Agostino Caracci sono due circostanze che gli tornano a somma lode. L' avere colla sua novità aperta la strada ai grandi maestri che gli succedettero gli dà ono- revole posto alla testa degli artefici dell'epoca seconda.
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AGOSTINO CARACCI
nato a Bologna nel i557, morto a Parma nel i6ot.
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ato da famiglia celeberrima nella storia della pittura, pittore valentissimo egli stesso , lasciò talvolta il pennello per trattare il bulino, , e colla guida di Cornelio Cort riuscì ad inta- gliare dalle proprie e dalle altrui composizioni i grandi e piccoli rami con beli' ardimento di trat- teggio , con facilità di taglio e con tale maestrìa, che non saprebbesi qualificare se più pittorica od incisoria. Da Cort a lui l'arte nostra ha progredito d'un bel passo; poiché il giro de' tagli da lui sapientemente disposto in molte parti delle sue carnagioni può tuttora servire di norma in certi casi agl'incisori dell'età nostra; nelle masse poi de' capelli e delle barbe si può imitare da qualunque incisore senza tema alcuna. Il suo pic- colo S. Girolamo in mezza figura dal Vanni, e nelle parti incise da lui l'altro S. Girolamo di fi- gura intera dalla propria composizione mostrano evidentemente questa bella sua proprietà inci- soria. Per lo meno queste due stampe sono eccellenti modelli da rimagliarsi dai giovani
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principianti (*). Gli amatori cercano avidamente le buone prove di molt' altre sue produzioni. Fra queste si può annoverare Enea portante Anchìse da Federico Baroccio^ la gran Croci- fissione dal Tintoretto, ed il ritratto di Tiziano. Nelle sue stampe, quantunque la bellezza delle forme non appaja, come in quelle dell'antico suo compatriota Raimondi, pure si mostra sempre energico e sapiente disegnatore, e se pecca tal- volta, è sempre di troppo, non mai di poco sentire. Minore del Raimondi per la bellezza dei contorni, gli è di molto superiore per lo stile dell' intaglio. Con tutto ciò era ancora a metà ^ corso per giungere a quella perfezione vera- mente incisoria che distingue i migliori artefici dell'epoca terza. Il suo taglio non è sempre
(*) Il S. Girolamo, mezza figura, inciso da un quadro o da un disegno del Vanni j per artificio incisorio è migliore dell' altro anche nelle parti incise di sua mano, prima che il suo discepolo Villamena vi ponesse la sua, come si scorge in alcune prove di questo rame non terminato, le quali sono divenute rarissime e costose. Anche le buone prove dopo la riduzione del Villamena
, sono avidamente ricercate dagli amatori, e possono servire eccel- lentemente di norma , come dissi , ai giovani principianti dal lato
I incisorio. Non è così dal lato pittorico, sebbene molti pittori le propongano per tipo ai giovani disegnatori, a grave rischio di renderli manierati prima di formarli ; giacche nel primo e più nel secondo S. Girolamo le forme sono sì pronunciate e ricrescenti ,
I eh' io dubito se mai abbia esistito un tipo simile nel vero.
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equidistante e fluido , non abbastanza vigoroso il chiaroscuro, ed è talvolta ancora visibile la linea di contorno alla foggia degl'incisori dell'epoca prima. Non introdusse, o non quanto basta, lun- go il contorno delle parti illuminate le necessarie mezze tinte prospettiche, nè mai le coperse op- portunamente con tinte locali ; e quindi le sue stampe non producono l'effetto desiderato eh' egli ottenne co' suoi dipinti, nè sarebbero tutt' al più che semplici preparazioni (*) per gl'incisori dell'età nostra. È però incontrastabile che il metodo pra- ticato nell'intaglio da questo celebre artista , • se non diede all'arte nostra tutto l'incremento di cui era suscettiva, contribuì non poco ad aprire la strada a quei molti i quali dopo di lui la portarono alla maggior perfezione.
(*) Certamente è assai meglio tenere le masse luminose grandi più che si può 9 che ristringere colle mezze tinte i lumi , siccome avvenne in molte stampe moderne in cui le carnagioni sembrano di metallo i ma fra questi due inconvenienti si può tenere una Via di mezzo , la quale conduce alla giusta imitazione della natura. Le stampe di Cort, d'Agostino Caracci e d' altri molti di quel secolo sarebbero bastantemente finite quanto al chiaroscuro per una impressione in carta tinta da illuminarsi con biacca, giacche la tinta della carta in simil caso fa l'ufficio delle mezze tinte pro- spettiche. Per l' impressione in carta bianca non sono che semplici preparazioni, non essendo il rame abbastanza coperto di lavoro. Dal Iato del chiaroscuro Agostino incise a bulino, come i due suoi congiunti Lodovico ed Annibale, ad esempio del Parmigianino, incisero all' acquaforte.
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ENRICO GOLTZIO
nato a Mulbrecht nel 1 558 ^ morto ad Harlem nel 1 6 1 7.
J pari d'Agostino anche Enrico già pittor rispettabile, quantunque non poco manierato, si diede a maneggiare il bulino, e quanto al ben tagliare gli fu di molto superiore ; anzi in questa qualità pochissimi lo superarono fra li più distinti calcografi posteriori: Goltzio divenne tanto pa- drone del suo strumento , che ne prendeva pro- priamente giuoco, girando, stringendo e svol- gendo i suoi segni nel modo il più bizzarro. Fu il primo che veramente cominciasse a far sentire le attrattive seducenti d'un tratteggio disposto in modo da produrre sul nervo ottico la più grata sensazione; ma fu il primo altresì che ne facesse dell'incisione una specie di cal- ligrafia, facendo consistere il pregio dell'arte nella fermezza, fluidezza ed equidistanza del taglio ; come l'abile calligrafo nella nettezza, pieghevo- lezza ed eguaglianza delle aste e de' filamenti delle sue cifre: non riflettendo .che questa bella pro- prietà del bulino allora soltanto è bene appro- priata in calcografia (e n' è frequente il caso ) quando serve a più evidente dimostrazione della
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cosa rappresentata; in caso diverso è anzi ne- cessario sopprimerla ad arte, o per lo meno mi- tigarne il troppo lustro. Il bulino di Goltzio- netto egualmente dappertutto, incrociato a rombo, e mosso arditamente, ben lungi dal giovare alle sue rappresentazioni, nuoce ad esse non poco segnatamente nelle figure più grandi, nelle quali il tratteggio si fa più largo, e per non essere coperti gì5 interstizi con punti et impasto o coll'irc- trataglio^ si rende troppo visibile (*). Se però si consideri che tale suo procedere fu uno de5 primi slanci dell'arte, dal quale i classici maestri del- l'epoca terza attinsero con più sensata modifi- cazione la somma cura che posero nell'esattezza del tratteggio incisorio; quest'artefice ha tutto il diritto alla stima ed alla riconoscenza dei coltivatori e degli amatori dell'incisione. Una
(*) Che siano in calcografia i punti _ d'impasto e Vintrataglio chia- mato anche dagl'Italiani spacco , mostrerò più diffusamente in altro luogo. Per ora giova sapere che i punti a" impasto sono quelle più o meno corte lineette, che si veggono poste nelle stampe migliori moderne fra gli spazj che lasciano due tagli incrociati ad angolo retto od acuto, e moltiplicate ad eguale distanza, e quelle pure che stanno fra due linee non incrociate, ed anche trovansi isolate. Vintrataglio poi è una linea, o taglio più sottile e continuato, posto esattamente in mezzo agi' interstizj lasciati da tagli più grossi: le incisioni che darò nel secondo volume mostreranno queste cose air evidenza.
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delle sue stampe più ricercate è quella denomi- nata il cane di Qoltzio\ in cui certamente sono molto minori i suoi soliti . difetti, quanto le bel- lezze maggiori ; sono belle pure a vedersi la Madonna col Bambino e ' S. Giuseppe che gli offre un pomo, stampa ovale per traverso colla sua cifra sul pomo; ed è pieno d'anima il suo pro- prio ritratto da lui inciso in busto di naturale grandezza. La rara sua destrezza e facilità nel- l' uso del bulino fu da lui comunicata a Giacomo Matham, il quale gli stette ben presso nelle buone e nelle cattive qualità del suo stile d'in- tagliare, ed a Giovanni Mùller, non che a Gio- vanni Saenredan; i quali nell'affettata arditezza del taglio fors'anco lo sorpassarono , e certamente nell'alterazione delle forme pseudo-buonarrotiche, avvalorata in loro dall'imitazione di Spranger, che fu il corifeo di tutti i pittori manieristi (*).
(*) È foma che Goltzio lavoratore instancabile avesse acquistata tanta facilità nel tagliare il rame , che cominciato un taglio lo con- ducesse fermamente sino al suo termine senza giammai arrestare il suo bulino, e che i lunghi fili di rame, i quali nel solcare la bru- nita superficie della lastra sembrano uscire lucidi e ■ ricciuti dalla punta del bulino , e per lo più vi rimangono alquanto aderenti , non fossero da lui tolti col terzo dito o col quarto della mano sinistra , come sogliono praticare gF incisori , ma bensì strofinando la detta punta nella sua barba • quindi dopo d' aver lavorato tutto il giorno , pranzando cogli amici suoi gli rimanevano intorno
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al mento tanti e così lucidi fili, che al lume delle candele risplen- dendo in modo singolare, lo fecero chiamare per ischerzo l'uomo dalla barba d' oro. Tengo quest' amena storiella dalla bocca del celebre Wille , nel mio soggiorno in Parigi. Goltzio ebbe Varj scolari, ì quali lo eguagliarono, e fors'anco lo superarono nel ma- neggiare il bulino. Fra questi debbono annoverarsi Jacopo Matham , il vecchio De Gheyn , Giovanni Mùller e Giovanni Saenredan. Questi due ultimi, e Miiller segnatamente , tagliarono con ardire 9 fermezza e nitidezza mirabili.
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MARTINO ROTA
IO!
nato a Sebenico circa il 1 558, morto verso la fine del secolo.
•Buon disegnatore e facile incisore , Martino Rota produsse non poche stampe e dalle proprie e dalle altrui composizioni. Una assai ricercata di sua invenzione ed intaglio è la Battaglia eli Lepanto , divenuta ora difficile a trovarsi; ma più ricercata ancorale non senza ragione celebrata, è quella rappresentante il Giudizio universale v tratta dal famoso dipinto del Buonarroti nella cappella Sistina del Vaticano ; composizione vastissima di ben quattrocento figure, espresse con bell'arte e con mirabile facilità da Martino in piccolissima dimensione (*). Ne certamente si potea far meglio
(*) Fra quanti intagli furono pubblicati di quest'opera mara- viglia , e fra i quali ve ne sono di grandissima dimensione , quello di Martino Rota circoscritto in assai piccolo foglio sta tanto da ogni lato sopra tutti gli altri, quanto l'originale dipinto sta sopra la sua stampa. È però cosa dispiacentissima , ch' egli abbia di troppo alterato il formato dell'originale, che è di 5o per 74 ; mentre la sua stampa è di 7 % per 11 3/4. Quindi fu costretto a trattare d'egual misura le .figure al basso della stampa di quelle che stanno intorno al Salvatore, le quali nella pittura del Buo- narroti sono d'un terzo circa più grandi j e per la stessa ragione si vide pure costretto a separare in modo imperdonabile, ed a grave pregiudizio della composizione i gruppi di santi' e di sante
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in quella proporzione di figure e a tutto bulino : oso anzi dire che in alcune parti ha conservato le masse del chiaroscuro meglio del pittore, il quale in mezzo a tanta intelligenza ed energia, che vi diffuse in generale , non lasciò d' essere iti qualche parte un po5 rotondo e pesante. Il suo taglio è fluido e nodrito, quantunque piut- tosto fino e serrato, qua! s'addiceva a quella riduzione degli oggetti : T estremità delle figure, appena ad occhio nudo visibili, sono indicate con
collaterali al 'gruppo, che fa corona al divin Giudice, lasciando grandissimi spazj , che quel sommo pittore, non senza perchè, volle evitare. Io sto attualmente incidendo, lo stesso originale in due rami da un disegno diligentemente e sapientemente eseguito per mio conto in Roma dall'egregio pittore signor Tomaso Minardi Faentino , ora .degno professore in quell'accademia di S. Luca. Avendo fatti molti studj sopra quell' opera nel mio primo sog- giorno in Roma , conosceva già bastantemente lo stile di Mi- chelangelo } ma vi ritornai non è molto per confrontare parti- tamele e ripetutamente quel disegno coi dipinto j e con mia somma soddisfazione l'ho trovato assai conforme, come lo tro- varono ammirabile i migliori artisti di quella capitale ; anzi quanto all' eifetto del chiaroscuro mi parve migliore la copia, perchè eseguita con fino accorgimento sull' originale, non . quale ora si vede coperto* dal fumo de' cerei e degl' incensi, che vi sale in gran copia nelle funzioni ecclesiastiche praticate nella cappella Sistina , sconcio che nel giro di circa trent' anni ho trovato di molto aumentato; ma quale esser doveva ai tempi di Clemente VII. Per le quali cose raffrontando la stampa di Martino Rota col disegno che ho sott' occhio, non temo d' errare in questa mia osservazione.
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pochissimi tocchi in modo non comune. Qualcuno de' così detti piccoli maestri potè superarlo nella finezza del tratteggio; ma nessuno gli può stare a fronte nella facilità ed intelligenza di questo piccolo è grandioso intaglio.. Qualunque scelta collezione di stampe non può far senza di questo per que' tempi capolavoro (*).
(*) Importa però che la stampa sia di prima prova, giacche in questo fino lavoro il rame si è presto usato, e vi sono svanite le principali bellezze. Simili prove sono . oggidì rarissime e molto costose.
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NICOLA DI BRUYN
nato ad Anversa verso il 1 55g , morto verso la fine del secolo.
Figlio d' Abramo pittore ed incisore di qualche merito, Nicola gli fu pure discepolo, e ben pre- sto lo superò. Inventò egli stesso molte e ricche composizioni, che poi intagliò sopra grandi lastre con molta facilità ed accuratezza insieme, e non senza spirito ed espressione; ma sempre debole nel chiaroscuro, e con un taglio alquanto povero e magro. Sembra ch'egli abbia preso ad imitare Luca d'Olanda, da cui incise alcune composizioni, e le sue stampe fatte dapprima con tagli fini e ser- rati hanno qualche lontana somiglianza con quelle di questo insigne autore non solo dal lato dell'in- taglio, ma ben anche da quello del disegno. Le altre posteriori eseguite con tratteggio più largo, ma non più nodrito, somigliano a Luca imperfet- tamente nel solo modo di comporre, e nello stile in generale. Se l'epoca della sua vita non ci for- zasse a collocarlo in questa seconda età della cal- cografia, lo stile del suo disegno e del suo intaglio gli darebbero posto fra gli artisti del secolo ante- riore. La stampa sua più stimata é ricercata è quel- la denominata il Secol d' oro d' Abramo Bloemaert; ma non è facile il trovarne prove soddisfacenti.
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FRANCESCO VILLAMENA
nato ad Assisi vèrso il 1 566 ^ morto a Roma nel 1626.
Nel tempo che oltramonti Y incisione a bu- lino occupava gran numero d' artisti, in Italia era quasi del tutto trascurata; giacché non vi si trovano che pittori, i quali intagliarono o in legno (*) , od a semplice acquaforte con poco
(*) Sarà facile al cortese leggitore il trovare la ragione per cui non ho parlato ne in questo, ne in altri capitoli dell'intaglio in legno. Il titolo solo di quest' opera esclude tutto ciò che non ispetta all' incisione in rame. D' altronde nelF incisione in rame abbiamo già veduto e vedremo ancor meglio in seguito che l'ar- tefice può far nulla di buono, se noia è bene in possesso del diségno , e se non ha fatto precedere lungo esercizio nell'adoperare il bulino o la punta; in vece nelF incisione in legno l' artefice il più digiuno d'ogni cognizione, pittorica, purché non gli manchi attenzione costante e scrupolosa diligenza, può fare stampe in quel genere d' intaglio lodevoli- Nelle più belle stampe in legno il contorno ed il tratteggio erano quasi sempre delineati colla penna diligentemente ed evidentemente sulla tavoletta di bosso destinata all'intaglio da buoni pittori o disegnatori, in questo genere di lavoro esercitati. Non aveva dunque altro .a fare Fin- tagliatore, che lasciare intatti e rilevati sulla superficie della ta-" voletta i segni della penna , scavando più o meno con tutta accuratezza tutte le parti del bosso .non. tocche dalla penna; ed allora il lavoro era già pronto alla stampa: che se per, qualche negligenza avesse lasciato qualche filo di bosso intorno al segno
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effetto di. chiaroscuro ed a guisa di schizzo. Tali opere sono sempre stimabili , come quelle indi- canti lo spirito ed il gusto di que' maestri, i quali pubblicarono così le composizioni loro, ed anzi quelle assai probabilmente cui davano la prefe- renza. Ma guai se avessero trattati i loro quadri colla stessa negligenza con cui trattarono le stampe loro per mancanza d'esercizio calcogra- fico: minor fama avrebbero ottenuta come pittori, e minore per conseguenza come incisori. Quindi non vertendo le nostre osservazioni sopra tutti gl'incisori per tesserne una storia compita, ma sopra quelli soltanto, i quali (come già si disse) più contribuirono colle opere loro all'incremento
della penna, che potesse renderlo più grosso, lo stesso disegnatore con diligente ispezione poteva farglielo riparare (come si fa tuttora) anche dopo le prime prove di stampa. Ve ne furono di questi intagliatori , i quali segnarono essi stessi plausibilmente il loro tratteggio colla penna prima di farne l'intaglio j come vi furono dei disegnatori, i quali, dopo fatto sul bosso il loro disegno colla penna, fecero essi stessi l'operazione dell' incisore i,. ma sì nell'uno che nell'altro caso tutto il merito di quest'arte era del disegnatore, ne restava all'incisore che la meccanica e non difficile esattezza di scavare sul bosso tutto ciò che non era segnato dall' inchiostro. Arte utilissima in vero prima che si trovasse l'impressione in rame, ma sempre inferiore alla calcografia tanto per l'operazione incisoria , quanto per quella deli' impressione , e ciò con pace del -signor Papillon e di qualch' altro.
della calcografia, e non avendo essi alcuna qualità propriamente incisoria, ne serberemo rispettoso silenzio , e faremo . in vece qualche motto sul merito di Francesco Villamena. Discepolo di Cor- nelio Cort e condiscepolo d'Agostino Caraccio se non pareggiò quest'ultimo da tuia parte , lo superò dall'altra. Come le stampe di Agostino, così le sue sono ottimi modelli per l'esercizio del bulino da proporsi al rimaglio de' giovani alunni, quelle per facile ed ardito movimento del tratteggio, queste per eguaglianza, nitidezza e sensata disposizione de' tagli. Intagliò anch' egli e dalle proprie composizioni e da quelle d'altri valenti maestri. I suoi contórni non sono dello stésso merito di quelli del suo rivale ; ma non pertanto vi si ravvisa non poca intelligenza. Viene accagionato in generale d'alquanta ma- grezza di taglio, abbenchè nelle ombre sia ba- stantemente netto e pasciuto. Da quésto lato il suo lavoro ha qualche somiglianza con quello della seconda maniera di Nicola di Bruyn testé citato. In tutte le sue operazioni incisorie egli mantenne presso a poco il medesimo stile d' in- taglio, e può dirsi di lui, come di tant' altri incisori, che veduta una sola delle sue stampe, si può argomentare senza più quali siano le altre , se pure si eccettui in qualche parte la
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stampa sua più ricercata dagli amatori , rap- presentante la Presentazione al Tempio , ed incisa da un dipinto di Paolo Veronese , perchè co- minciata da Agostino Caracci, e da lui poscia terminata.
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EGIDIO SADELER
nato ad Anversa nel 1 5 70^ morto a Praga nel, 1629.
Nipote di Giovanni e Raffaello Sadeler, Egi- dio sorpassò di molto questi suoi due maestri nell'artificio incisorio, avendoli prima raggiunti nell' intelligenza del disegno. Ha imitato in certo modo l'ardire di Goltzio, non la sua licenza; ma nella fermezza del taglio gli rimase alquanto inferiore, come gli fu superiore nello stile del disegno. La sua Deposizione di Cristo nel sepolcro da Federico Baroccio è intagliata con sì bella disposizióne di. tratteggio, e con tale energia e gusto, che eclissò da questo lato le stampe tutte fin allora pubblicate. Questa sua stampa destò a que5 tempi l'entusiasmo generale, ed anche ai no- stri, figura bene in qualunque scelta raccolta. Non è portata in vero per chiaroscuro alla forza del ' quadro*, ma per un disegno pittorico è abbastanza Vigorosa e morbida ad un tempo. Copiandola od in parte od in tutto i giovani incisori possono trar- ne grandissimo vantaggio, ed anche più che dalle stampe d'Enrico Goltzio e d'Agostino Caracci. Per lui l'incisione ha fatto nuovi progressi (*).
(*) Altri di questa famiglia , ed altri imitatori contribuirono , se non quanto Egidio, certamente non poco, all'avanzamento della
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calcografìa , e sono Giovanni e Raffaello suoi zìi, i quali intaglia- rono Con facile e fermo bulino grande quantità di stampe da molti pittori italiani ed oltramontani, ed il suo seguace Roberto De Voerst. Non è maraviglia se la collezione delle opere di questa famiglia calcografica monta ad un numero veramente straordinàrio. Lo stile d'intaglio di que' tempi era tale, che quando l'incisore aveva acquistata eguaglianza e fermezza nel taglio, si poteva in- cidere quasi colla stessa prestezza con cui si disegnava nel genere finito. I Sadeler col lungo loro esercizio nel bulino si erano tanto addomesticati con questo stromento, che, sebbene l'ajuto dell'acqua- forte fosse in allora cqnosciutissimo, preferirono, d' intagliare anche i paesaggi a puro bulino, anziché sottoporsi all' incomodo di ver- niciare con accuratezza il rame per segnarvi i sassi, gli alberi ed il terreno, ed alla noja di coprire e ricoprire molte parti colla dovuta precauzione j non mai ben sicuri d? evitare tutti gì' in- convenienti cui va soggetta simile operazione, la quale poi ha sempre bisogno dell'azione del bulino per essere ridotta sul rame alla voluta armonia. E a véro dire fin dove il bulino pótea giungere essi ottennero l'intento in modo loclevolissimo , come l'ottennero pure gli altri calcografi , qui sopra nominati , di quest' epoca se- conda. Ma tutto questo s'addiceva assai bene collo stile d' intaglio di que' tempi , e mal riuscirebbe con quello assai più laborioso ed esigente de' nostri giorni, in cui una mezza figura, per la varietà delle tinte locali , e quindi dell' artificio incisorio giustamente introdotta nelle stampe, richiede più di studio o di tempo, che una rappresentazione di più figure dei Sadeler e' degli altri di questa categoria, che li precedettero. Le sole rappresentazioni d'aria serena o nuvolosa , senza dire delle carnagioni, dei varj drappi e di mòlt' altri accessorj, nel moderno sistema calcografico paragonate con quelle eseguite dai detti maestri, possono convincere qualunque intelligente dell'immensa differenza che passa fra l'uno é l' altro stile. Veggansi le stampe del celeberrimo Raffaello Mor- ghen vivente, e nell'uso della punta superiore di lunga mano a tutti quanti gl'incisori.
GIACOMO CALLOT
nato a Nancy nel iSyS , morto ivi nel i 63 5.
Disegnatore Facile e fermo, dopo lungo sog- giorno in Italia, e dopo assiduo esercizio nello schizzare colla matita e colla penna dalle opere de' migliori maestri, e segnatamente del Buonar- roti, Callot applicossi all' incisione in modo tutto suo. Ei preferì quasi sempre alle grandi le piccole figure, in che riuscì affatto nuovo e sorprendente. Questo genere d'intaglio non ha certamente da superare le infinite difficoltà incisorie, inerenti alla rappresentazione di forme più grandi, sì per la gradazione delle ombre , come per la varietà e la condotta del tratteggio; ma ne in- contra una peggiore, ed è, che que' piccoli con- torni, se non sono improntati colla franchezza figlia del sapere e dell' esercizio, diventano pisti e tormentati : a questa difficoltà s'aggiungeva in Callot quella* più forte di bene inventare e com- porre -, giacché , di pochi in fuori , i soggetti da lui pubblicati sono tutti parti del suo genio creatore (*). Nel gran numero delle sue stampe,
(*) la questo genere cT incidere , anche indipendentemente dal voler operare dalle proprie composizioni , è necessario che
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in cui quelle di figure più piccole sono d'ordi- nario le migliori, si distinguono i Supplizj^ il Giardino di Nancy , la Fiera delT lmpruneta e la piccola Tentazione di S. Antonio. Il suo tratteggio è semplicissimo, e quale conviensi a quel ge^- nere, e per lo più d'un solo taglio posto al lungo delle membra e de' panneggiamenti , e questo taglio, più o meno gonfiato secondo la forza dell'ombra, fa comparire più leggieri i contorni dalla parte illuminata, i quali sovente sono d'una prodigiosa sottigliezza e pieghevo- lezza; le piccole parti de' volti e le articolazioni delle mani e dei piedi sono energicamente indi- cate con semplici masse ombrose, troncate a tempo giusta il bisogno. Alcune delle sue stampe sono di composizione sì vasta e farraginosa, che dipingendole in grandezza naturale, pochissime pareti fra le più ampie potrebbero contenerle :
l' incisore si avvezzi a schizzare con facilità e maestria , ai che non può riuscire lodevolmente, se non se inventando e componendo egli medesimo quasi giornalmente. Con questo esercizio prelimi- nare molti intagliatori delle così dette vignette , eseguite per Ié migliori produzioni librarie , e più che altrove in Inghilterra , riuscirono stupendamente anche incidendo dagli altrui disegni d" semplice abbozzo. Di fatto le più piccole figure di Gallot , osservate con forte lente convessa, altro non diventano che puri schizzi di pen- na grossolana con pochi segui verticali indicanti le masse ombrose ; ma di ciò più diffusamente nella parte pratica , cioè nel volume IL
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eppure in tanto avvolgimento di figure nulla v'ha d'incerto per chi le osserva attentamente. La prospettiva lineare è ben di rado mancante, e se F aerea non è del tutto conservata per la modificazione della luce, che in sì minute cose snerverebbe l'esecuzione, lo è pienamente per F insensibile diminuzione dell' ombra ; di modo che fra gli oggetti vicini ed i lontani appare evidentemente F aria interposta. In quanto poi all' armonia del chiaroscuro , tanto difficile a mantenersi in simili formicai, è sì maestrevol- mente trovata e per la ripartizione dei gruppi e per F introduzione appensata di varj fabbricati, di piante e eli verisimili accidenti di larghe ombre gettate dalle nuvole , che in simili rappresenta- zioni di più non si potrebbe tentare senza pro- durre confusione. È da riflettere che per ben incidere que' minutissimi oggetti è necessario che F artista, oltre alla più sentita intelligenza delle proporzioni e delle forme umane, sia dotato di vista ben acuta e di polso ben fermo , onde segnare a primo colpo i suoi contorni sulla vernice nè più, nè meno di ciò che esige l'in- dicazione precisa degli oggetti che intende rap- presentare: un contorno addoppiato o tremolante, che in una testa di naturale grandezza poco in- fluirebbe , nelle moltissime di Callot , che sono
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per lo più della centesima parte del vero ed anche meno, difforma tosto ogni rappresenta- zione; e per quanto l'arte abbia trovato alcuni mezzi per coprire sulla vernice, indi rifare il già fatto, rade volte si può evitare l'apparenza per lo meno di qualche stento ingrato. Callot era tanto sicuro d'occhiò e di mano che alla fog- gia de' pittori soleva incidere i suoi più minu- ziosi rami sul cavalletto, cosa incredibile, se non ci venisse trasmessa da' suoi contemporanei ; nè era già per ischivare ogni sconcio che potesse nascere sulla vernice, giacché quella di cui ser- vi vasi, e di cui parleremo a suo luogo, era la cosi detta vernice' dura e cotta, la quale resiste ottimamente anche appoggiandovi il braccio con frammezzo un pannolino compiegato : era pro- . priamente per rara disposizione di natura a far tutto anche ne' modi più incomodi per ogn' altro , e per particolare inveterata abitudine.
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CLAUDIO MELLAN
nato ad Abbeville nel 1601, morto a Parigi nel 1688.
Non è da tacere sull'abilità di Mellan e come disegnatore , e come incisore. Le sue stam- pe, che in gran parte sono di sua composizione, mostrano l'uomo profondamente conoscitore, se non del bello, almeno del vero. Il suo stile in- cisorio poi lo distingue da ogn' altro per avere con modo tutto suo rappresentata con un solo taglio (tranne le prime sue opere nelle quali lo ha incrociato come i suoi predecessori) qualun- que composizione. Non è certamente lo stile più conveniente per gF incisori in grande, e come abbiamo osservato nelF articolo precedente, me- glio s' addice alle piccole figure; nondimeno Mel- ai! in mezzo alla capricciosa sua economia di atteggio ha sì bene e sì energicamente mosso quel suo taglio senza renderlo troppo lucido, che le sue stampe migliori, se non presentano varietà d' artificio e di tinte , non danno almeno allo spettatore F ingrata apparenza della penosa fatica che pure in quel genere non può F artefice evitare. Ma il solo incisore sa quanto costano que' tagli enfiati a più riprese; il semplice amatore
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li crede fatti al primo colpo e gode all'aspetto di quell'apparente facilità. Fra le sue produzioni sono ricercate la Rebecca dal Tintoretto , S. Pietro Nolasco e S. Francesco nel deserto. Per molto tempo gli amatori ammirarono come cosa ini- mitabile la sua testa del Salvatore, intitolata il Santo Sudario, di grandezza quasi naturale, da lui disegnata prima colla penna, e quindi biz- zarramente incisa con un solo taglio in giro, incominciando dalla punta del naso, e così con- tinuato con varie inflessioni e gonfiamenti per tutta la stampa, e si è lodato a cielo perfino il carattere sublime di quel volto, che è ben lon- tano dall' esser tale ; ma ora si pensa diversa- mente, e quelle tele di ragno non sono più ricomparse nella moderna calcografia (*).
(*) Quest' incisione creduta a que' tempi inimitabile fu lode- volmente rintagliata dal nostro Bonacina , il quale non era più che mediocre intagliatore. Quanto meglio potea farlo uno più abile di lui ! Non sono già queste le difficoltà incisorie che possono dirsi insormontabili. Del resto Mellan ebbe i suoi imitatori , fra i quali Gian Giacomo Thourneysen, Michele Lasne nel suo ritratto del P. Caiissin^ e Nanteuil in quello di Luigi Hesselin ; ma non riu- scirono le migliori stampe di questi artisti. Anche il veneto Pit- teri, se non imitò in tutto Mellan, volle in modo tutto suo servirsi d' un solo ordine di tagli gonfiandoli a piccole riprese per lungo o per obbliquo del rame; ma il suo lavoro riuscì moscio e peloso.
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CORNELIO BLOEMAERT
nato ad Utrecht nel 160 3, morto a Roma nel 1680.
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J_j arte nostra ebbe non poco incremento dal bulino di Cornelio Bloemaert. Il suo tratteggio è molto più misurato, ordinato ed equidistante di quello de' suoi predecessori. Vi ha introdotto un movimento non ardito e al tempo stesso non timido , dal che ottenne molto rilievo ; se non che tale movimento per lo più troppo semicirco- lare e senza i semipiani del vero diede alle sue carnagioni un' apparenza di gonfiezza e di ten- sione fuori del naturale. Ebbe pure un'altra pratica difettosa in tutte le sue opere, e fu quella d'incrociare il secondo col primo segno ad angolo retto , il che fece a vero dire con molta disinvol- tura e fermezza, vincendo la non poca difficoltà di eseguir ciò in ogni parte scorrevolmente e senza stento; ma che produce sempre durezza, ed è più fatto per rappresentare le statue di marmo, che il vero vivente. Dal numero delle sue stampe, ricavate per la maggior parte dai nostri classici pittori , si deduce quant' egli fosse padrone del suo stromento. Una delle più ap- prezzate è quella per traverso, rappresentante
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S. Pietro che resuscita la Tabita dall' originale di Guercino da Cento , e certamente per forza di chiaroscuro contro il suo stile ordinario, e per sincera traduzione del carattere tutto proprio di quell'autore può dirsi una delle migliori sue stampe; ma non è tale per artificio incisorio, da lui meglio sostenuto in altre sue produzioni, e fra le altre nel Riposo in Egitto d'Annibale Caracci. Sembra essere stato il primo ad abban- donare totalmente l' antico uso di circoscrivere tutti gli oggetti con quella linea troppo evidente da noi già riprovata più sopra, ed a staccare i contorni per mezzo del solo chiaroscuro e della differente direzione del tratteggio, il che lo co- stituisce caposcuola e gli dà posto onorevole fra gli artefici dell'epoca seconda (.*).
(*) È poi vero caposcuola, perchè maestro di molti valenti incisori, i quali e per la qualità e per la quantità delle opere loro si distinsero intorno alla metà del secolo decimosettimo, ed i quali al par di lui molto intagliarono dai migliori dipinti della scuola italiana a grande soddisfazione e vantaggio degli amatori calco- grafici e degli artisti. Fra i molti suoi discepoli od imitatori si distinguono Nicola Poilly ( di cui diremo in seguito ) , Carlo Au- dran , Stefano Baudet, Stefano Picart, Teodoro Matliam e Gu- glielmo Vallet. Con buon esercizio di mano in quello stile si potea far presto e bene, quindi il numero delle stampe che allora in breve periodo di tempo comparvero è sorprendente. Quanto diversa la cosa è al presente , e quanto non si esige ora dai nostri incisori !
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STEFANO DELLA BELLA
nato, a Firenze nel i6io, morto ivi nel 1664.
(Questo condiscepolo di Callot fu portato a cielo da tutti quanti gli scrittori di materia cal- cografica, incominciando da Cochin nelle sue aggiunte al piccolo trattato d' Abramo Bosse, a malgrado che Abramo fosse tutto per Callot. La punta di Stefano è assolutamente più leggiera, più fina, più scherzevole, più libera e spiritosa, più sentimentale talvolta e più corretta di quella del suo emulo ; a ciò contribuì da una parte il suo gusto veramente originale, dall'altra Fuso della vernice tenera e dell'acido nitrico invece della vernice dura e dell'acquaforte d'aceto, di cui più volontieri servivansi gF incisori di quei tempi. La vernice di cera oppone quasi niuna resistenza alla punta, e F acquaforte da partire non ha bisogno per mordere, che sia ferito il rame, bastando solo, che sia levata la vernice, ; ed anche non del tutto esattamente; è facile pertanto il concepire come quest'apparecchio, che a que' tempi era pur quello di Rembrandt, si presti assai meglio dell'altro alla libertà d'un
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tratteggio pittoresco. Callot cede pertanto al suo rivale in molte parti per gusto e per leggerezza di tocco; ma in altre molte però gli rimane superiore. Callot anche nelle composizioni sue più grandi ed affastellate da miglia] a di figure è sempre d'un getto, ed è sempre armonico di chiaroscuro compatibilmente a quel genere di rappresentazione; Stefano è frequentemente in- costante, slegato, e dirò anche confuso nelle masse ombrose. Fu detto, non so con qual fondamento, che mentre il primo riusciva meglio nelle piccole , che nelle grandi proporzioni , se- guisse F opposto nel secondo ; ma per verità è appunto nelle piccole figure, ch'io trovo Stefano ammirabile ; poiché in quelle di maggior dimen- sione, eccetto alcune teste ed alcune estremità, nel resto il suo lavoro è d'ordinario bavoso, troppo riflessato senza ragione, tormentato e monotono nella sua stessa libertà; il che proviene dalla disposizione di que' suoi tagli corti , sia a punta semplice, sia all'acquaforte, diretti per lo più a traverso del corpo rappresentato e molto obbliquamente incrociati ed accompagnati tal- volta con tagli più sottili ed ineguali sulla stessa direzione. I suoi panneggiamenti sono di pessimo stile e di stentata esecuzione, talché danno ap- parenza d'essere usati, laceri, anzi sfilacciati;
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le, forme poi delle membra, di quelle teste in fuori e di quelle estremità , sono ignobili, senza nerbo e senza scelta. In somma, quando s'attenne a figure più grandi, le sue stampe in generale mostrano più difetti, che bellezze, ed hanno un non so che di peloso nel loro artificio, che riesce ingrato ad ogni sguardo accostumato al bello. Anch' egli come Callot riuscì bene nelle figure meno coperte di lavoro e postate contro un fondo chiaro, anzi di nuda carta; e male in vece contro fondi oscuri più obbligatorj per la gra- dazione delle tinte sì ombrose che locali. Egli era schìzzatore calcografico facile e spiritosis- simo, e bisogna cercarlo ed ammirarlo in quelle produzioni semplici e leggiere di tinta, che gli venivano fatte quasi estemporaneamente. Dove questo artefice è bello lo è veramente in alto grado, e si può dire inimitabile, perchè le sue bellezze dipendono da piccoli segni improntati a primo colpo colle più dolci inflessioni espres- se dal solo suo genio , e bisognerebbe trasfor- marsi in lui per ripeterle colla stessa disinvol- tura, verginità ed intelligenza. Sono tali queste sue bellezze , che non è maraviglia, se gli ama- tori di fino gusto ne rimasero affascinati , e nel loro vivo entusiasmo per quelle, non cura- rono que' difetti, che il vantaggio dell'arte in
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questa mia calcografica rivista m' incumbe di svelare (*X
(*) A Callot ed al Della Bella si deggiono le bellissime vignette che comparvero d'allora fino a' nostri giorni, in Francia ed in Inghilterra, ad ornamento delle più belle edizioni tipografiche, il qual genere d'intaglio è portato ormài a sì alta perfezione, che di più non si può. GÌ' Inglesi segnatamente in questi ultimi tempi vi hanno con bell'ardire introdotte vigorosamente le tinte locali, come si fa nelle grandi stampe, e così pure in alcune parti un tratteggio più largo e nodrito, il che porta varietà, e fa comparire alcune altre tinte più dolci e più trasparenti -, vi hanno pure introdotta a .suo luogo qualche leggiera morbidezza ed inde- cisione di contorno nelle carnagioni che rappresentano per tali mezzi un bel dipinto in grande impiccolito per naturale prospettiva dalla lontananza dello spettatore che sia dotato d' acuta vista.
Imitatori di Stefano, e fors'anco discepoli, furono Andrea Po- destà e Giovanni Battista Galestruzzi, entrambi genovesi, i quali se non giunsero alla finezza della punta ed alla vivacità di tocco sì piacevole nel loro maestro, posero nelle stampe loro semplicità di tratteggio, intelligenza di forme ed anche di chiaroscuro, ed un non so che di fermo e spiritoso ad un tempo (cosa ben di rado combinabile) che le rende assai gradevoli.
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SEBASTIANO LE CLERC
nato a Metz nel 1637, morto a Parigi nel 17 14.
Imitatore di Callot e di Stefano Della Bella, cogliendo il meglio dall'uno e dall'altro, Le CI ere produsse egualmente in piccola proporzione ric- chissime composizioni. Il suo tratteggio all'acqua- forte è meno pesante di quello di Giacomo Callot, ed è più fermo e regolare di quello di Stefano Della Bella: v' è forse meno spirito in certe parti che in questo, meno ardire in certe altre che in quello; ma v' è certamente stile più scelto e più nobile. Se non veniva in appresso un Duplessis- Bertaux , di cui parleremo a suo luogo , era questo il triumvirato dell' incisione in piccolo. La Mol- tiplicazione del pane , V Entrata cT Alessandro in Babilonia , V Accademia delle scienze ed il Frontone del Louvre sono le più distinte fra le belle sue opere. Ottenere il più bell'effetto col meno di lavoro sembra che fosse la sua mira principale; mira quanto pericolosa nelle grandi proporzioni, altrettanto sicura nelle piccole; e n'ebbe in gui- derdone il plauso generale. È uno degl'incisori
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die nel suo genere merita giustamente la più alta estimazione (*).
(*) Ho detto che la massima d'ottenere nell' intaglio il maggiore effetto col minor lavoro possibile serve assai bene in piccolo, male in grande , ed eccone la ragione. Nel piccolo, quand'anche si faccia agire un solo taglio, si può facilmente coli' ingrossamento di questo taglio nelle ombre ottenere bastante forza di chiaroscuro senza renderlo troppo visibile e senza incorrere nell' inconveniente di dare all'oggetto rappresentato il liscio eia durezza metallica-, anzi l'economia del tratteggio giova non poco a rendere il lavoro meno tormentato e più trasparente, fermo e spiritoso ad un tempo. Nel grande in vece nulla v'ha di peggio che ostinarsi, come fece Mellan, a non controtagliare giammai, ovvero, come l'olandese Mùller , a controtagliare con larghi segni senza intromettervi i punti d'impasto. Nel primo caso le ombre essendo trattate come le mezze tinte chiare , tranne l' ingrossamento del taglio , in vece di retro- cedere, s'accostano a detrimento del rilievo- poiché lo stesso in- grossamento del taglio le rende più appariscenti : nel secondo caso avviene all' incirca lo stesso , perchè gli spazj di nuda carta rima- nendo troppo larghi nelle incrociature, saltano troppo all'occhio dello spettatore , e gli tolgono il dovuto riposo. Perciò i migliori maestri calcografici non solamente ammorzarono il bianco di simili interstizj con punti oblunghi bene appropriati, ma vi aggiunsero ben anco il terzo taglio per moderarne il lustro sconvenevole.
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Carattere dell'epoca terza dell' incisione.
Abbiamo veduto i calcografi dell'epoca pri- ma farsi carico soltanto de5 contorni , e nella precisione di essi, per quanto il gusto de5 tempi il permetteva, ottenere bene spesso il vanto sopra quelli delle epoche susseguenti; ma trascurare poi il chiaroscuro, la prospettiva aerea e la mag- giore o minore morbidezza de5 corpi, circondan- doli con linea sempre sentita ed appariscente, come sogliono d'ordinario operare i pittori nei loro disegni all'acquerello. Abbiamo pure veduto que' dell' epoca seconda abbandonare questa in- grata linea, o almeno indicarla colla massima leggerezza , curar meglio le mezze tinte ed i riflessi, dar moto più fermo e più ardito al tratteggio , ed indicare con aerea prospettiva le differenti distanze degli oggetti, se non col ne- cessario abbassamento dei lumi, almeno colla diminuzione delle ombre; in una parola rappre- sentare ben finito un disegno monocromato colla dolcezza ed armonia di cui può essere suscettivo. Ora vedremo que' dell' epoca terza, la quale com- prende anche 1' età nostra, spingere 1' abilità cal- cografica oltre i confini de' semplici lavori mono- cromati 5 pretendere alla giusta rappresentazione
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non solo del contorno e del chiaroscuro, ma in certo qual modo del colorito medesimo, prevalersi dell'acquaforte, del bulino e della punta in modo quanto più difficile e laborioso, altrettanto più gradevole, inventare diverse forme e misure ed affinità di linee, ed appropriarle alla sincera imi- tazione della varia superficie degli oggetti ; quindi sotto T industre lor mano il morbidissimo velluto , il lucidissimo raso , i finissimi merletti , i can- didissimi lini, il velo trasparente, il forbito ac- cia] o, i limpidi cristalli, le piume leggerissime apparire allo sguardo dell'attonito osservatore nella massima loro evidenza, distinguersi le car- nagioni dilicate dalle robuste, le bionde dalle nere chiome, e dalla sola tinta nera emergere senza durezza suddivisa in bianchi fili o la na- j turale canizie , o F impolverata parrucca diplo- matica , e il ciel sereno o nuvoloso, e l'acqua tranquilla od agitata, e le sterili od erbose zolle e sassi ed alberi e nebbie e nuvole e fumo, e il più lontano orizzonte e tutta in somma la na- tura visibile rappresentata nel suo vero aspetto in modo che nulla resti a desiderare ; e ciò con tale perseveranza di veramente improba fatica, che non si potrebbe spiegare altrimenti che nella moltiplicità delle copie che un rame può sommi- nistrare, giacche nessun calcografo, se l' opera
sua rimanesse unica, potrebbe spingere tant' oltre F attenzione e la pazienza a rischio di non tro- vare a rame ultimato condegno guiderdone.
Tale, parlando de' migliori maestri, è lo stato di quest' epoca terza dell'incisione , la quale può dirsi ultima, essendo stato portato per essi l'ar- tificio calcografico a tale stato di perfezione, che senza pericolo di cadere in leziosità non è con- cesso di tentarlo maggiore. E ahimè che in questo vizio sono già caduti non pochi, i quali posero tutto il loro ingegno ne' soli mezzi dell'arte; dimenticando sciauratamente il fine, ne fecero dell' arte stessa un mestiere di manuale abilità , si diedero esclusivamente al maneggiamento fer- mo, fluido ed equabile del bulino, adescati dalla gradevole sensazione che all'occhio ne risulta, ed abbandonarono la parte più importante, anzi indispensabile per F incisore , l'intelligenza delle forme e delle proporzioni; ve ne furono d'in- fatuati a segno per questa proprietà dello sgo- mento, che avvertiti e convinti delle più gros- solane sproporzioni, ristettero dall' emendarle per tema d' offuscare in qualche parte la nitidezza del fatto lavoro; per essi un pezzo d'architettura, per non dire un semplice fondo ben digradato ed unito, ha lo stesso merito • ci' una testa ben sentita, vivace ed espressiva. Nemici di tutto ciò
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che sente pittoresca libertà , essi non fecero che lisciare stentatamente ogni cosa rappresentata di qualunque natura pur fosse, e produssero non di rado aborti imbellettati da far stomacare ogni persona sensata e di buon gusto.
Con siffatto procedere incepparono l'arte e la denigrarono cotestoro per que' mezzi medesimi che adoperati all'uopo e con giudiziosa sobrietà dovevano sollevarla alla maggior perfezione: T in- cepparono, dico, difficoltando ognor più la già penosa ed ardua sua meccanica esecuzione , dal che nacque sovente che molti artefici , i quali disegnando erano capaci di fino gusto e di se- vera correzione, non fossero più tali incidendo, come il più abile danzatore mancherebbe tosto di brio e di leggerezza, se fosse costretto a com- parir sulle scene con grossi e pesanti calzari. Nè questo è il maggior danno : a cagione di questi vincoli il giovane incisore troppo occupato giornalmente nelf addestrare l'occhio e la mano alla più diligente meccanica operazione del ta- glio, o trascura totalmente, o perde almeno gran parte di quel tempo che dovrebb' essere destinato all'esercizio del disegno. Suscitarono così a disdo- ro dell' arte nostra la quasi generale opinione , che gl'incisori moderni siano ignari d'ogni princi- pio di buon disegno e d'ogni pittorica cognizione,
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e si riduca ogni lor vanto al meccanico uso degli stromenti; essere pertanto assai preferibili gli antichi per la loro intelligenza in mezzo alla durezza o meschinità dell'arte nascente.
Ed invero, se paragonare si vogliano le brutte stampe moderne, di cui si disse poc'anzi, colle migliori degli antichi, la palma è senza dubbio per queste; perocché la semplicità, per quanto gretta ella sia, piace assai più che il male ap- propriato pomposo artificio; come un buon con- torno è preferibile a malinteso chiaroscuro, un buon chiaroscuro a malinteso dipinto. Ma se il contorno, il chiaroscuro, il dipinto sono belli, ciascuno nel loro genere, egli è evidente che quest'ultimo supera i due primi, perchè include già necessariamente il merito di quelli , e lo condisce col proprio. Così è a mio credere ( e con pace di coloro i quali confondendo il raro col bello non respirano che per l'antico, e tutto ciò che è moderno disapprovano), così è, dico, delle stampe moderne veramente belle , delle quali ragioneremo nel decorso di queste osser- vazioni : hanno esse il pregio de' bei contorni proprio dell'epoca prima, quello del chiaroscuro proprio della seconda, ed hanno di più le tinte locali e le attrattive seclucentissime del mara- viglioso artificio con cui s' esprime in certo
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modo il colorito , tutto proprio della terza (*).
(*) È da avvertire che per l'insensibile e vario avanzamento dell' arte nostra alla sua perfezione non v' è da un' epoca all' altra ,
0 per dir meglio, dal finire d' un' epoca al cominciare d'un' altra, una differenza tanto decisa , che non vi si trovino alcuni incisori 5
1 quali potrebbero stare egualmente nell'una e nell'altra classe. Questo piccolo inconveniente ( intendo dire quello d' incontrare fra i maestri dell'epoca terza taluno che forse meglio starebbe nella seconda ) sarebbe stato facilmente levato , se non vi si fosse opposto 1' ordine cronologico.
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LUCA VOSTERMANN, SGHELTE A BOLSWERT, PAOLO PONZIO
vìventi nel i63o.
(Questi tre rispettabili artefici, allievi eli Rubens, occuparono preferibilmente il loro bu- lino intorno alle opere di lui; Vostermann non isdegnò rivolgersi anche alle opere di Raffaello, dei Càracci e d'altri valenti Italiani: Bolswert non lasciò Rubens, che per altri di quella scuola : Ponzio dedicossi esclusivamente ai dipinti del suo maestro. Il numero delle stampe che pro- dussero, alcune delle quali sono di rilevante dimensione, prova la grande loro facilità d'ope- rare. Evvi fra questi molta analogia di stile, seb- bene Vostermann si distingua notabilmente per certa quale apparenza di granitura sua propria , e bene spesso per maggiore vivacità di chiaro- scuro. Si può dire che nessun pittore sia stato sì bene, e sì fedelmente tradotto in calcografìa; poiché sebbene il Raimondi abbia meglio d5 ogni altro colto il carattere del suo maestro, è però certo che lo espresse più dal lato del contorno , che del chiaroscuro e del colorito ; laddove questi traduttori di Rubens lo rifecero, per così dire, in ogni parte, e nel tocco perfino del suo ma- raviglioso pennello , grasso e scorrevole ad un
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tempo , forte e leggiero , morbido e preciso. Perchè quell'insigne pittore caposcuola, dotato di tanto gusto e sapere , e capace di tutto , perchè non fu discepolo di Raffaello o di Leonardo ? Quanto più cara e più proficua alle arti sarebbe riuscita la rara fedeltà di questi incisori da lui creati! Al contrario questa fedeltà così scrupolosa nuoce tanto a quelle stampe , che non puoi ri- vederne la collezione intera , senza provare un senso di noja, e direi quasi di replezione insop- portabile , riscontrandovi sempre lo stesso mo' di comporre, le stesse fisonomie , le stesse forme più o meno esagerate, lo stesso giuoco di chiaro- scuro, in una parola la stessa perpetua maniera. Siccome poi lo stile di Rubens è senza confronto di più facile imitazione, che non è quello di Raffaello e di Leonardo, non è ben sicuro, se incidendo opere di più castigata esecuzione , que- sti fidi proseliti avrebbero saputo sì bene pene- trare nello spirito de' loro prototipi, e riprodurli con pari fedeltà. Certamente, se dobbiamo giu- dicare da quanto Yostermann incise da Raffaello, l' esempio non è troppo favorevole al nostro desiderio. Egli era proprio educato, e forse nato per Rubens, e gli altri due ancora più.
In mezzo però all' opprimente quantità dì stampe di sempre eguali bellezze e difetti, che
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questo calcografico triunvirato produsse, non è men vero che alcune di queste sono giustamente apprezzate dagli amatori , e stanno assai bene in ogni scelta collezione. Tali sono , di Vostermann Cristo deposto dalla croce dal noto quadro della Cattedrale d'Anversa, Y Adorazione dei Magi in due fogli ed il Presepio: di Bolswert l'Assunzione della B. V. , la S. Cecilia e la Caccia dei leoni : di Ponzio la Presentazione al tempio , Tomiri che fa immergere nel sangue la testa di Ciro ed il Sal- vatore con S. Rocco. Non lieve merito di questi valenti calcografi fu quello d'avere spinto l'effetto del chiaroscuro ad un grado quasi dapprima sconosciuto , e d' aver dato ai loro lavori il ca- rattere dei veri dipinti, non dei disegni mono- cromati. Quantunque alcune stampe anteriori mostrino di quando in quando qualche indizio di tinta locale , nessuno prima d'essi vi si applicò per sistema. Non hanno sempre, e non quanto basta, variato l'artificio incisorio secondo la va- rietà di simili tinte, come fecero altri molti dopo di loro ; ma gettarono intanto il primo germe di questa bella qualità incisoria costituente, forse più e? ogn altra cosa, il carattere dell' epoca terza ed ultima (*).
(*) Fra gl'incisori discepoli di Rubens merita onorevole menzione Pietro Soutman, il <juale con qualche differenza d'artificio incisorio
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ha saputo anch'egli fedelmente rappresentare lo stile del suo maestro. Gli amatori hanno cercata avidamente la stampa, rappresentante il Cenàcolo famoso di Leonardo da Vinci , eh' egli incise da uno studio fatto da Rubens nel suo passaggio per Milano. Ma poteva egli mai Pietro Paolo , per quanto valesse in pittura , copiare fedel- mente Leonardo, il quale ha operato con principj e con modi totalmente diversi ? No certamente. Egli era in questo caso un'aquila bensì, ma che tentava in vano contro natura d'imitare il canto melodioso dell' usignuolo. Perciò quanto sia difformata quella cena non è da dire. Rubens era investito di tal maniera sua propria , ed era questa sì radicata in lui, e per lunga abitudine divenuta immutabile , che mentre credea di trasformarsi in Leonardo , trasformò Leonardo in se medesimo, sì che quél maraviglioso di- pinto ancora visibile a quel tempo e non, come adesso, da più d' una mano profana totalmente ridipinto , appare in quella stampa evidentissima opera dell' Olandese Caposcuola più ancora di molti altri dipinti di piena sua composizione.
Non parlerò di molt' altri incisori di quella scuola e di quel tempo s i quali per quanto possano meritare giusta lode , pure sono di qualche grado inferiori ai già nominati;, sarebbero questi gli allievi di Soutman , Giona Suyderhoef ', Giovanni Louys , Gu- glielmo Leeuw e Pietro Vari Sompelen ; nominarli tutti sarebbe |Del mio lettore vana fatica e nojosa.
Uno però di quel tempo, ma non di quella scuola, è Venceslao Hollar di Praga , il quale si distinse non poco fra gì' incisori acquafortisti. Le opere di lui furono altamente gustate, e lo sono anche oggidì dai colti amatori, i quali ammirano segnatamente la sua piccola stampa intitolata il Lepre cf Hollar per la facilità e leggerezza della sua punta: pare, vedendo quell'animale, sospeso per una delle zampe posteriori, di sentire la finezza del suo pelo soffice insieme ed alquanto ruvidetto, ciò che meglio non si poteva ottenere che colla punta e coli' acquaforte , e nel modo con cui Hollar servivasi di questi mezzi d' incidere. È anche ricercata la Torre della Cattedrale d Anversa nelle prove con una sola linea di scrittura al basso, e la Maddalena nel deserto.
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REMBRANDT VAN RYN
nato presso Leida nel 1606^ morto ad Amsterdam nel 1 674.
JL/ artefice più singolare e come pittore e come intagliatore è Rembrandt Van Ryn, cele- bratissimo per la quantità delle stampe da lui incise all' acquaforte ed alla punta dalle proprie composizioni con pittoresca libertà, o piuttosto col più strano disordine. Imitatore di nessuno e seguace della sola natura, si formò egli uno stile di comporre, disegnare, colorire ed incidere tutto suo, deviando in certa guisa da ogni bel sentiero spianato per altrui cura , per aprirsi un adito intentato fra balze e fra dirupi, che alla meta prefissa più direttamente il conducesse. Per tal modo in balia del proprio gusto isolato ei riuscì a dir vero le spesse volte stravagante, eccessivo, triviale, ignobile, trascurato, e quel che è peggio nelle arti estremamente scorretto. Fu agli antipodi del greco stile , e si mostrò nemico ostinato delle Veneri e degli Amori, in una parola del bello primario della natura : nella sua stampa intitolata la Morte della B. V. v? è una gloria d'angeli, che la diresti piuttosto una discesa d'arpie mostruose, ed in quella del casto
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Giuseppe , la moglie di Putifarre è tale nella sua nudità da consigliare la fuga ai più dissoluti. Con sì enormi difetti chi mai crederebbe che i suoi lavori sì pittorici , che incisorj riuscir doves- sero tanto pregiati , da assegnargli distintissimo posto nella storia delle arti? Se non che sì vasta e moltiforme è la natura, ed in ogni sua parte di sì difficile imitazione, che quando giunga l' artista a bene rappresentarla anche da un sol lato, ha già provveduto bastantemente alla sua celebrità. A ciò si aggiunga, che v'ha un bello pittorico indipendente dal bello reale della na- tura, per cui ciò che è men bello, ed anche brutto nel vero, si fa bello nelle opere d' arte per bellezza d' esecuzione e viceversa : quindi è, che allo sguardo degl' intelligenti è assai più bello un ispido eremita di Bibera, un mascherone di Polidoro, un ceffo di Leonardo , e perfino il più orrido scheletro di Michelangelo, che il ritratto della donna più avvenente stentatamente rappre- sentato da meschino miniatore. Tali bellezze appunto coprono le molte macchie sparse nelle opere di Rembrandt. Esaminiamolo dapprima nelle sue composizioni. Fu detto a ragione ch'esse mancano di nobiltà e di grazia; ma la verità, T espressione , la novità , la varietà , la forza e F armonia del chiaroscuro prodotte dalla qualità
degli aggruppamenti a ciò disposti, la corri- spondenza delle diverse attitudini colle diverse umane strutture , in che fu unico , compensano ad usura ogn5 altra sua mancanza. Ebbe taccia di non curare i costumi de' tempi ; ma come il più de5 suoi compatrioti e limitrofi, e diciamolo pure, come qualche nostro valente Italiano, non vestì le sue figure alla foggia olandese , tedesca o veneziana. Ne5 molti fatti del Vangelo, eh' ei preferì rappresentare , se non s' attenne stretta- mente alle vesti giudaiche , inventò egli stesso e turbanti e pellicce e tappeti e fasce e tuniche e confusi ricami assai conformi agli usi orientali; talché vedendo le sue rappresentazioni ci accor- giamo almeno che la scena non succede fra noi, nè alla nostra età. Fu, dissi, triviale ed ignobile; ma nella sua Risurrezione di Lazaro la figura principale ha tutta la dignità e compostezza, che conviensi a quel divino taumaturgo, e per r attitudine , se non per le forme, sarebbe degna di Poussin, ed oso dire dello stesso Raffaello; non è pur tozza come al solito , e contro il solito vi ha tentato un getto di pieghe di più nobile stile. Che dirò poi della ben ordinata composizione, del maraviglioso effetto del chiaroscuro e della particolare e generale espressione? Lazaro in quella stampa è veramente un morto quatriduano,
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in cui comincia appena ad operarsi una nuova ■vitalità: egli solleva a stento la testa e le spalle, e d'una mano s'appoggia debolmente alla sponda della propria tomba. Qual contrasto fra questo moto semianime, e l'energico slancio della vicina i sorella, curvata verso il risorto, cogli occhi fissi i e colle braccia spalancate per effetto di maraviglia : e di fraterno amore ? Qual varietà di movimento i e di carattere negli astanti, i quali ansiosi, at- toniti, confusi fanno corona all'azione principale? Se l'estensore dell'Enciclopedia metodica avesse : attentamente considerata questa sola sua stampa, ! non avrebbe asserito facetamente, e sì poco sen- satamente, che Rembrandt figlio d'un mugnajo non ebbe idee superiori a quelle che sommini- stravagli il suo mulino. Nè questa è la sola sua composizione da ben altri concetti formata , che dalle imagini del sacco e della mola. La sua f stampa intitolata la Discesa dalla Croce v non con- siderate le solite sue scorrezioni, è un vero modello per la ripartizione e la forza del chiaro- scuro, per la varietà e verità de' volti, per la convenienza delle attitudini, per la grandiosità dell'aggruppamento, e da questi lati è preferibile alle decantate composizioni sul medesimo sog- getto di Rubens , di Jouvenet , di Daniel di Vol- terra e di molt' altri maestri. Ma una stampa
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ridondante di finissimi concetti e del tutto nuovi è quella intitolata Y Ecce Homo fra le sue la più grande. Il Redentore non è ancor presentato alla folla del popolo per soffrirne gl'insulti; ma compare di prima giunta al Pretorio fra gli ar- mati satelliti. Ciò che va a succedere è manifesto dal tumulto della turba repressa a stento dalle guardie, dai complotti d'alcuni posti sul davanti, e dai moti furibondi dei ministri circostanti al pretore. La canna destinata a scherno del pa- ziente sta nella manca d'uno di questi, il cui cejfo ributtante, ma vero, ed alla circostanza oppor- tunissimo , con occhi torvi e loschi , con naso bernoccoluto, con bocca avvinazzata si volge duramente a Pilato, e col destro pugno battendo sulla sedia pretoriale tenacemente insiste per la condanna. È questa la vera figura della protervia. Pilato stesso fra que'cani, che lo assordano, s'al- za dal suo seggio non ben persuaso per condan- are , nè abbastanza fermo per assolvere; sembra che voglia calmare , riflettere , indugiare ; ma troppo chiara esprime a danno dell' innocente la paura e la ti tubazione. È da notare che qui la figura principale non è posta affettatamente nel mezzo della composizione, nè sul davanti, nè sen- za ingombro alcuno interamente visibile, com'è odierno costume passato in precetto; la natura
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gì' insegnò, che